L’assegnazione a Lucera del titolo di Capitale della Cultura della Regione Puglia 2025 avrebbe dovuto rappresentare un’opportunità di crescita culturale e sociale per l’intera comunità. Tuttavia, alcune associazioni locali denunciano presunte anomalie nella gestione del programma, sollevando dubbi sulla trasparenza e sul coinvolgimento effettivo delle realtà storiche del territorio.
L’Associazione di promozione sociale Gens Capitanatae, attiva da anni nella valorizzazione della storia medievale lucerina, ha espresso forte rammarico per l’esclusione dai principali eventi rievocativi previsti nel calendario ufficiale. Dopo aver elaborato e presentato diversi progetti per Lucera 2025, l’associazione si era vista inizialmente accogliere con entusiasmo le proprie proposte, in particolare quella di una grande rievocazione dell’Assedio di Lucera (1268-1269), organizzata in collaborazione con prestigiosi festival nazionali del settore. Tuttavia, con il passare delle settimane, i contatti con il coordinatore Gianni Finizio si sono progressivamente diradati, fino a un totale silenzio.
A sorpresa, l’associazione ha scoperto solo in fase avanzata che il programma ufficiale di Lucera Capitale della Cultura includeva 34 progetti, molti dei quali affidati ad associazioni e gruppi estranei al territorio. Tra questi, il ruolo centrale nella rievocazione dell’Assedio è stato assegnato a un’associazione di Foggia, nonostante il lungo lavoro di ricerca e divulgazione storica svolto da Gens Capitanatae su questo specifico episodio.
«Riteniamo paradossale – dichiarano i rappresentanti dell’associazione – che una manifestazione che dovrebbe celebrare l’identità culturale di Lucera affidi a un gruppo esterno sia la direzione scientifica che una parte significativa dei fondi destinati alla rievocazione, mentre la nostra proposta, più economica e radicata nella comunità, è stata ignorata». La stessa associazione sottolinea di non avere alcuna intenzione di sminuire il lavoro di altre realtà coinvolte, bensì di chiedere chiarezza sulle modalità operative seguite nell’assegnazione dei progetti e nella distribuzione dei finanziamenti.
A fronte di questi sviluppi, Gens Capitanatae ha lanciato un appello alle istituzioni locali e regionali affinché vengano garantiti trasparenza, equità e pari dignità di trattamento per tutte le realtà culturali del territorio. «Non possiamo permettere che anni di impegno volontario vengano relegati ai margini per scelte poco chiare – concludono i membri dell’associazione –. Chiediamo che il nostro contributo venga valorizzato in maniera adeguata, affinché Lucera Capitale della Cultura 2025 possa essere un progetto davvero inclusivo e rappresentativo della nostra identità storica».
L’auspicio è che la vicenda possa trovare una soluzione condivisa nel rispetto del principio di partecipazione dal basso, per garantire che Lucera 2025 sia realmente un’occasione di crescita culturale per l’intera comunità.



