(a cura di ANGELICA MURGO). MANFREDONIA – Sabato 12 aprile 2025 il centro cittadino ha fatto da cornice a una manifestazione toccante e partecipata contro la violenza sulle donne, promossa dall’associazione Donna, Vita, Libertà. Un’iniziativa dal forte valore simbolico e sociale, che ha visto la comunità unirsi in una marcia di sensibilizzazione che ha attraversato le vie principali della città, lanciando un messaggio chiaro: il diritto alla libertà e all’autodeterminazione deve essere garantito a tutte e tutti, senza eccezioni.
Una risposta collettiva forte e inaspettata
L’evento ha registrato una partecipazione significativa e trasversale: presenti numerosi cittadini, esponenti dell’amministrazione comunale, insegnanti, studenti e rappresentanti delle istituzioni scolastiche. Un corteo “rumoroso”, come lo hanno definito gli organizzatori, che ha unito donne e uomini, ragazze e ragazzi, in un unico coro contro la violenza di genere.
Molte delle veterane del movimento, inizialmente scettiche sull’adesione all’evento, hanno espresso meraviglia e commozione per l’inaspettata affluenza, vedendo in essa un segnale di cambiamento e l’inizio di un possibile percorso duraturo di sensibilizzazione sul territorio.
Le istituzioni: presenti e attive
L’amministrazione comunale ha preso parte all’iniziativa, ricordando con forza l’importanza della rete di supporto presente in città, a partire dal Centro Antiviolenza (CAV), che offre assistenza e supporto alle vittime. Durante la manifestazione è stato anche diffuso il recapito telefonico del CAV, per facilitare l’accesso ai servizi da parte di chiunque ne abbia bisogno.
Il momento del silenzio
Tra i momenti più intensi della giornata, il silenzio collettivo che ha interrotto la marcia per alcuni minuti. Un silenzio carico di significato, dedicato alla memoria delle vittime di femminicidio e violenza, che ha trasformato l’agitazione della protesta in un attimo di raccoglimento e profonda riflessione.
Secondo gli ultimi dati ISTAT aggiornati al 2024, in Italia una donna su tre ha subito almeno una volta nella vita una qualche forma di violenza fisica o psicologica. Eventi come quello di Manfredonia si inseriscono in un contesto nazionale in cui la sensibilizzazione parte dal basso ma si nutre anche di informazione, educazione e consapevolezza.
Il web ha giocato un ruolo chiave nella diffusione dell’iniziativa: grazie ai social network e alle piattaforme di messaggistica, l’invito a partecipare si è rapidamente diffuso, raggiungendo anche chi solitamente è più distante da queste tematiche.
Inoltre, l’associazione promotrice ha già avviato una raccolta di dati per monitorare l’efficacia delle attività sul territorio e costruire, su base empirica, percorsi educativi nelle scuole e nelle famiglie, affinché il rispetto dell’altro sesso sia insegnato fin dall’infanzia.
“Ci vogliamo vive” non è solo uno slogan, ma un grido collettivo che da Manfredonia si unisce a tante altre voci nel Paese. La speranza degli organizzatori è che questo non resti un evento isolato, ma diventi un appuntamento ricorrente, simbolo di un impegno civico e culturale che parte dal territorio e arriva alle coscienze.
A CURA DI ANGELICA MURGO









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P.S. Devo però fare una precisazione riguardante la prima clip, in cui la ragazza ha letto un testo fondato su una “bufala” che sta girando da giorni, a causa dell’ignoranza giuridica della popolazione non addentrata nella materia della giurisprudenza: Turetta non è stato giustificato come inesperto dai giudici, che hanno rimosso la crudeltà dalla sua condanna, in favore appunto dell’inesperienza.
L’inesperienza e la crudeltà che intendiamo noi profani sono totalmente diverse dall'”inesperienza” e la “crudeltà” in ambito giuridico: nella giurisprudenza con “crudeltà” si intende una premeditazione da parte di qualcuno che sa quello che sta facendo e dunque agisce in maniera rapida e senza errori, mentre l'”inesperienza” è intesa come l’incapacità da parte dell’omicida di gestire bene la situazione e di portare a termine in modo celere l’atto delittuoso.
Di conseguenza, tra le due ciò che aggrava maggiormente il quadro criminoso è proprio l'”inesperienza”, perché, a causa di essa, l’assassino ha fatto soffrire maggiormente la povera vittima, non uccidendola in modo veloce e indolore come avrebbe fatto un “crudele”, ossia un premeditatore.
Ecco perché Turetta ha avuto la condanna per ergastolo: la sua “inesperienza” è stata l’aggravante finale.
Al contrario, con la “crudeltà”, forse non avrebbe ricevuto l’ergastolo
Se, se… Abbast ca avute cucenete alli chese vostr. O vulive jess purtete pure allu restorand?