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CULTURA Il presepe? Anche di Pasqua perché no

La rappresentazione plastica della passione di Cristo nell’idea di Maria Antonietta Maffei

AUTORE:
Daniela Iannuzzi
PUBBLICATO IL:
19 Aprile 2025
5 Reali Siti // Capitanata //

Statoquotidiano.it, 19 aprile 2025. Orta Nova – Una bella intuizione legata al periodo pasquale ha visto la luce in una famiglia ortese: fare il presepe di Pasqua.

Un presepe diverso cioè, che rappresenti i giorni della passione, morte e resurrezione di Cristo.

A pensarci, la moglie e mamma Maria Antonietta Maffei, spirito creativo e fede profonda che, ad un certo punto, si è ritrovata a considerare come sarebbe potuto essere bello riprodurre luoghi, personaggi e ambientazioni dei momenti finali della vita di Gesù, così come già nel 1223 aveva pensato di fare San Francesco a proposito della natività del figlio di Dio avviando in tal modo la tradizione del presepe di Natale.
Così, in un lavorio fatto di ricerche in internet e pensamenti vari, Maria Antonietta ha realizzato forse la prima rappresentazione plastica più ricca e suggestiva che il tempo di Pasqua possa dire di sé.

Il racconto della singolare esperienza direttamente dalla voce della signora Maffei, ai microfoni di Statoquotidiano:
“Ho sempre avuto una grande passione per il presepe, fin da piccola.
Per fare un esempio, quando ricevevo dei soldini dalla mia mamma, io li mettevo da parte per poi comprare le statuine necessarie. Dopo di che mi piaceva  realizzare il presepe con mia sorella e, quando lo avevamo completato, ci dava gioia trascorrere del tempo a guardarlo eseguendo dei canti natalizi”.

Una volta sposatasi, anche nella sua casa matrimoniale Maria Antonietta ha portato questa sua passione, acquistando di anno in anno ora un personaggio e poi un altro, fino a quando non è riuscita a realizzare il suo presepe, grande tanto da occupare un’intera parete: “Nel soggiorno e non nella sala” ci ha spiegato “perché mi piace viverlo, guardarlo, sentirlo con me nella camera dove trascorro la maggior parte del tempo, anche la sera a luci spente, quando tutto tace”.

Con il passare del tempo, dunque, Maria Antonietta ha poi iniziato a fare delle considerazioni: “Se è vero che la nostra fede cristiana si fonda principalmente sui misteri della passione, morte e resurrezione, pur rimanendo ferma la sacralità della stessa natività, allora perché non dare importanza anche al momento cruciale della vita di nostro Signore con una rappresentazione plastica che diventi una sorta di presepe Pasquale?”

Ed è così passata all’azione propositiva: e gira che ti rigira, tra uno scroll on e l’altro nel web, Maria Antonietta si è messa subito alla ricerca di qualcosa che potesse fare al caso.
L’impresa però si è rivelata immediatamente non facile: “Non ho trovato fin dall’inizio esattamente quello che cercavo io” ha infatti raccontato a Statoquotidiano “Solo dei diorama con singole scene, mentre io volevo ricostruire tutti i momenti della parte finale della vita di Cristo.
Tuttavia, non mi sono arresa.
Ho pensato comunque di cercare ogni statuina, seppure dovendo rivolgermi ora ad un’azienda e poi ad un’altra.
E, pian pianino, con l’aiuto del Signore, come insegna il nostro parroco don Luciano, sono riuscita a recuperare tutto l’occorrente”.

Nei ritagli di tempo, solitamente la sera, Maria Antonietta si è quindi organizzata per realizzare la struttura portante: “Inizialmente, ho utilizzato un tavolino, poi ho preso un piano lungo 2 metri e sostenuto da cavalletti, che mi ha procurato mio padre il cui mestiere è il falegname. Infine, proprio papà mi ha realizzato una struttura dedicata dove ho potuto ricreare tutte le ambientazioni più rappresentative e ordinare i personaggi raccolti”.

Risultato finale: qualcosa di mai visto prima, una rappresentazione plastica suggestiva. Che potrebbe, perché no?, diventare spunto al fine di gettare le basi per una nuova tradizione, quella del presepe pasquale.

Un’intuizione davvero unica quella di Maria Antonietta. Un’ispirazione “che” come lei stessa afferma “se uno la legge con gli occhi della fede, si potrebbe benissimo pensare come venuta dallo Spirito Santo”.
Un’intuizione e un’ispirazione sicuramente dettate dal cuore e non per mostrare o dimostrare qualcosa agli altri. E forse semplicemente dettata anche da quell’attitudine ad essere creativi che la mamma e moglie ortese ha ereditato dai suoi genitori, rispettivamente falegname lui e sarta lei.

Una bella idea, insomma, che può, per di più, aiutare a far sentire l’incanto della Pasqua e risvegliare l’entusiasmo della fede paziente e certosina che, come fu per San Francesco quando tornò dai luoghi di Betlemme, vuole rendere visibile e concreta la buona novella appresa da Dio.

© StatoQuotidiano - Riproduzione riservata

1 commento su "Il presepe? Anche di Pasqua perché no"

  1. Grazie a tutta la redazione , i collaboratori dello STATO QUOTIDIANO e soprattutto alla Dottoressa Daniela Iannuzzi che ha avuto la pazienza d intervistarmi e di stilare questo meraviglioso articolo.
    GRAZIE GRAZIE GRAZIE
    Buona e Santa Pasqua nella gioia di Cristo risorto.

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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