La storia di Foggia nel Novecento tra guerra, lavoro e ricostruzione torna al centro dell’attenzione grazie al nuovo libro di Dario Còrsico, “La vita di Guido. Una storia sospesa”, attualmente in fase di pubblicazione attraverso una campagna di preordini. Un’opera che intreccia vicende personali e memoria storica della città, a partire dalla figura di Guido Tatafiore.
Il volume ricostruisce il percorso di Tatafiore, direttore della Cartiera di Foggia negli anni più complessi del secolo scorso, inserendo la sua storia nel contesto del fascismo, dei bombardamenti che colpirono duramente la città e della successiva fase di ricostruzione. Al centro del racconto anche il ruolo del Centro Chimico Militare e della produzione di ordigni durante il regime.
Attraverso un lavoro basato su documenti, testimonianze e fonti storiche, Còrsico propone una narrazione che unisce ricerca e dimensione letteraria, concentrandosi su una vicenda umana segnata da responsabilità pubbliche, scelte difficili e interrogativi ancora aperti.
Il libro attraversa anche le pagine più drammatiche della storia cittadina, con i bombardamenti che distrussero Foggia durante la guerra, e il ruolo strategico delle infrastrutture industriali dell’epoca. Centrale resta la figura di Guido Tatafiore, descritto come un uomo legato a un forte senso del dovere, impegnato nella gestione di una fase storica di transizione fino alla sua morte violenta.
Sulle circostanze dell’omicidio, l’autore non fornisce certezze, ma ipotizza che possa non essersi trattato di un episodio isolato, bensì di una vicenda più complessa, intrecciata a silenzi e interessi non chiariti. Un’interpretazione che, se confermata, aprirebbe ulteriori interrogativi sulla storia del dopoguerra italiano.
La pubblicazione del libro avviene tramite crowdfunding editoriale con la casa editrice bookabook: l’opera verrà realizzata solo al raggiungimento di 200 copie preordinate, coinvolgendo direttamente lettori e territorio in un progetto di partecipazione culturale.
Più che una semplice ricostruzione storica, il volume si propone come un’operazione di restituzione della memoria collettiva, con l’obiettivo di riportare alla luce una figura rimasta a lungo ai margini del racconto pubblico.
«La verità è un bene collettivo», sottolinea l’autore, richiamando il senso più profondo del lavoro: senza la ricerca e la difesa della verità, una comunità non può considerarsi davvero libera.



