La Capitanata si conferma uno dei principali laboratori italiani della transizione energetica, ma la forte concentrazione di progetti eolici, fotovoltaici e agrivoltaici sta sollevando crescenti preoccupazioni per l’impatto su paesaggio, agricoltura e coesione territoriale. È quanto emerge da un’analisi diffusa da Arci, che interviene sul modello di sviluppo energetico in Puglia chiedendo una revisione complessiva delle politiche di pianificazione.
L’associazione ribadisce una posizione netta a favore delle energie rinnovabili e della decarbonizzazione, ma sottolinea la necessità di un cambio di paradigma: un sistema basato su energia come bene comune, autoproduzione e comunità energetiche, con una programmazione realmente partecipata dai territori.
I dati aggiornati al 28 febbraio 2026 evidenziano una pressione significativa sul territorio. In Puglia risultano richiesti 91,83 GW a fronte di un obiettivo al 2030 di 7,4 GW aggiuntivi, mentre la sola Capitanata concentra 42,69 GW di richieste, pari a quasi metà del totale regionale. Particolarmente rilevante anche il dato sui sistemi di accumulo (BESS), con 30,93 GW richiesti in provincia di Foggia.
Nel dettaglio, sul territorio foggiano risultano progetti per 6,984 GW di eolico in fase VIA, 1,344 GW di fotovoltaico a terra e 8,239 GW di agrivoltaico, spesso senza una reale integrazione con l’attività agricola. Le aree maggiormente interessate includono Foggia, Manfredonia, San Severo, Cerignola, Lucera, Ascoli Satriano, Orta Nova e i Monti Dauni.
Un ulteriore elemento critico riguarda il cosiddetto “paradosso pugliese”: la regione ha già installato 6 GW e autorizzato tra 2,5 e 3,5 GW aggiuntivi, sufficienti a raggiungere gli obiettivi 2030, ma una quota tra il 30% e il 50% dei progetti autorizzati negli ultimi 15 anni non è mai stata realizzata per ragioni tecniche, burocratiche e speculative.
Tra le principali criticità evidenziate figurano la saturazione della rete elettrica, il consumo di suolo agricolo di pregio, la mancanza di una banca dati integrata e la scarsa partecipazione delle comunità locali, oltre all’assenza di una chiara definizione delle aree idonee e non idonee.
Arci avanza quindi una serie di proposte alla Regione Puglia e agli enti competenti. Al centro, una pianificazione territoriale aggiornata e vincolante, con revisione del PEAR e del PPTR, definizione delle aree idonee e non idonee e valutazioni cumulative degli impatti. L’associazione chiede inoltre di dare priorità al riuso di aree già compromesse come cave, discariche e capannoni, oltre alla tutela dei paesaggi agricoli e dei corridoi ecologici.
Sul piano energetico viene rilanciata la centralità dell’autoproduzione per autoconsumo e delle comunità energetiche rinnovabili, insieme a strumenti come il reddito energetico per contrastare la povertà energetica. Viene inoltre richiamato il principio, sostenuto anche da ISPRA, secondo cui esiste un ampio potenziale di installazione sui tetti già esistenti, evitando ulteriore consumo di suolo agricolo.
Per la qualità dei progetti si propone di autorizzare solo agrivoltaico con reale continuità agricola, favorire il repowering degli impianti esistenti e rafforzare i monitoraggi ambientali. Centrale anche la richiesta di maggiore trasparenza, con una banca dati regionale unica e un coinvolgimento diretto delle comunità locali.
«La sfida non è fermare le rinnovabili, ma governarle», si legge nel documento diffuso dall’associazione.
Secondo Arci, il raggiungimento degli obiettivi al 2030 passa soprattutto dallo sblocco dei progetti già autorizzati, piuttosto che da nuove autorizzazioni su suoli vergini.



