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Foggia carcere più sovraffollato d’Italia, Pisani-Castorina: così si riparte


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Entrata carcere di Foggia (archivio)

Foggia – SOVRAFFOLLAMENTO, diminuzione degli spazi, suicidi in crescita, drastica riduzione delle risorse. Sono soltanto alcuni degli annosi problemi che ogni giorno opprimono il nostro sistema penitenziario.

L’Italia è terza in Europa, dopo Serbia e Grecia, per sovraffollamento delle carceri. Sono 66.888 i detenuti reclusi alla data del 31 marzo scorso nei 208 penitenziari italiani, a fronte di una capienza regolamentare di 44.608 posti, 22.280 in più di quanto gli istituti potrebbero contenerne. Cifre che attribuiscono al nostro Paese il primato europeo per sovraffollamento carcerario, oggi pari al 140%. Caratteristica unica del nostro Paese sono inoltre i periodi di permanenza in carcere: ogni giorno entrano ed escono centinaia di persone. L’Italia è lo Stato europeo con il maggior numero di condanne per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Allo stato attuale sono più di 550 i ricorsi presentati.

Il sovraffollamento carcerario ha dunque nel nostro Paese una natura strutturale che tradisce ripetutamente il principio secondo cui “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanitàe devono tendere alla rieducazione del condannato” così come sancito dalla art. 27 della nostra Carta Costituzionale. Se la funzione del carcere è anche quella di raccogliere il disagio sociale, il compito a cui è chiamato è completamente diverso dalla semplice equazione reato-pena. Lo impone un elementare senso di umanità che non dovrebbe abbandonarci mai. Lo impone l’Europa. Nel respingere il ricorso presentato dall’Italia contro una sentenza di Strasburgo che a gennaio aveva condannato il sistema carcerario del nostro Paese per il trattamento inumano e degradante di alcuni detenuti ai quali il Paese dovrà pagare un totale di centomila euro per danni morali, la Corte europea ha infatti ribadito che “la detenzione non comporta la perdita dei diritti garantiti dalla Convenzione”.

Il rigetto del ricorso italiano da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo rende maggiormente l’emergenza una assoluta priorità . Una emergenza addebitabile alla carenza di scelte, anche normative, adeguate a contrastare e governare il fenomeno. Molti provvedimenti hanno infatti nel tempo ribaltato il criterio del carcere come extrema ratio, così come il Legislatore aveva inteso con la riforma del 1988, incrementando invece l’utilizzo della misura cautelare carceraria, implementando un allargamento delle ipotesi di carcerazione obbligatoria, inibendo in molti casi la sospensione dell’esecuzione e l’accesso alle misure alternative alla detenzione.

E’ evidente dunque che per alleggerire la pressione sulle carceri nei fatti occorrerà procedere a un ampliamento delle misure alternative alla detenzione nel caso di reati minori ,a una modifica dei tempi della custodia cautelare in carcere, alla riapertura e riqualificazione delle strutture già esistenti ed anche a una ridefinizione del perimetro della funzione rieducativa del sistema detentivo, ad esempio attraverso la creazione di un osservatorio che coinvolga associazioni di categoria e che possaoffrireai detenuti un vero percorso formativo o lavorativo all’esterno, un modo reale per sperimentare la volontà concreta del detenuto di lavorare e di reinserirsi nella società civile.

Una modernizzazione dunque complessiva della Giustizia che porti non solo a un miglioramento strutturale, ma anche a una rapida modifica del nostro impianto giuridico penale, ristabilendo un rapporto tra carcere e società, tra carcere e territorio. Per questo auspichiamo che venga ripreso al più presto il disegno di legge sulla modifica del sistema sanzionatorio e che vengano assunte decisioni che conducano in tempi rapidi a dei primi risultati concreti perché è se vero, come diceva Voltaire, che “il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri” allora l’Italia ha molto, troppo, cammino da fare.

(A cura di Maria Cristina Pisani – Portavoce Nazionale PSI, Responsabile Nazionale Legalità Giovani Socialisti
Antonino Castorina – Responsabile Nazionale Legalità Giovani Democratici)

Foggia carcere più sovraffollato d’Italia, Pisani-Castorina: così si riparte ultima modifica: 2013-06-21T13:51:28+00:00 da Redazione



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da. Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Con la “Riforma delle carceri” si resta dentro solo per reati gravi; liberazione anticipata per tutti gli altri!

    Contro il sovraffollamento carcerario, che ha visto, di recente, l’Italia condannata dalla Corte di Strasburgo per il trattamento inumano dei detenuti, è appena entrata in vigore il decreto “svuota carceri” (Decreto legge 78/2013)., ovvero una vera rivoluzione in materia.

    Da oggi, la “reclusione” scatterà solo dopo la condanna definitiva e comunque soltanto nei casi più gravi. Più spazio, invece, avranno le “misure alternative” al carcere.
    Per le condanne inferiori a due anni, il pubblico ministero sospenderà l’esecuzione della pena (modificato l’articolo 656 Cod. proc. Pen) il condannato avrà così la possibilità di chiedere, da libero, una misura alternativa al carcere, che il tribunale di sorveglianza deciderà se concedere.

    Donne madri e malati avranno diritto ai domiciliari, mentre i tossicodipendenti saranno adibiti ai lavori di pubblica utilità.

    Stando alle stime del Governo, le nuove misure comporteranno la liberazione di diecimila posti nelle carceri entro il 2016 a fronte dell’attuale esubero di 30 mila unità.

    La riforma comporta l’immediata carcerazione solo per quanti siano stati condannati in via definitiva e sempre che vi sia una particolare necessità di ricorrere alla detenzione: così per quanto sono stati condannati per reati contemplati dall’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario; nonché per coloro i quali, al passaggio in giudicato della sentenza di condanna, si trovino ristretti in custodia cautelare in carcere, in quanto dal giudice ritenuti in concreto pericolosi.

    La detenzione domiciliare diventa possibile anche per i “recidivi” se la pena detentiva da smaltire non supera i 2 anni. Sempre per i recidivi sono state cancellate le limitazioni alla concessione di permessi premio e della semilibertà.

    Le nuove misure non verranno applicate ai delitti di maltrattamenti in famiglia, commessi in presenza di minori di quattordici anni.

    Per tutti gli altri condannati, scatta la cosiddetta “liberazione anticipata”, un sistema volto a premiare, con una riduzione di pena, pari a 45 giorni ogni sei mesi, il detenuto che tiene una “condotta regolare” in carcere e partecipa al trattamento rieducativo.
    Foggia, 4 luglio 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

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