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Manfredonia, Gal: habemus sede, vescovo benedice


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Manfredonia – GAL Daunofantino: dopo il rinnovo del Consiglio di Amministrazione delle scorse settimane, ora è la volta della sede. “Infatti, lunedì 14 luglio, ha inaugurato i suoi nuovi e più funzionali uffici ora ubicati in Vicolo Arco delle Gatte n. 3, nel cuore del suggestivo centro storico di Manfredonia”.

“Alla cerimonia del taglio del nastro oltre al Presidente D’Errico ed ai componenti del Cda, dello staff tecnico ed i collaboratori della struttura, sono intervenuti tra gli altri il sindaco Angelo Riccardi, il Presidente di Confcommercio Foggia, Damiano Gelsomino, il Presidente dell’Agenzia del Turismo, Michele De Meo ed i rappresentanti delle Forze dell’Ordine. Momento solenne della giornata è stato la sacra benedizione di Mons. Michele Castoro, Vescovo della Diocesi Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, che ha evidenziato come sia importante e di buon auspicio per tutto il territorio la crescita e l’affermazione di un soggetto come il Gal Daunofantino”.

L’inaugurazione della nuova sede, segue di poco tempo la celebrazione del decennale di attività del Gal che ne ha sancito il ruolo di punto di riferimento per lo sviluppo imprenditoriale, sociale e culturale del territorio.”

Redazione Stato

Manfredonia, Gal: habemus sede, vescovo benedice ultima modifica: 2014-07-21T10:57:37+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Corto Maltese

    vedi quanto è forte il GAL! pure il vescovo è andato all’inaugurazione.


  • io

    Chissa perche ci lavora il fratello di ..? la domanda mi nasce spontanea!


  • Corto Maltese

    ma non avevo scritto potente?


  • Redazione

    Buonasera, un invito alla moderazione, grazie, a presto, Redazione Statoquotidiano.it


  • Corto Maltese

    non riesco capire eppure il potere:
    In diritto, a differenza delle altre scienze sociali, il termine potere ha un significato preciso ma, al contempo, ristretto, designando la possibilità spettante ad un soggetto di produrre determinati effetti giuridici, ossia di costituire, modificare o estinguere un rapporto giuridico.

    Al di fuori dell’ambito giuridico gli studiosi sono divisi su come considerare il potere. Esso è un bene materiale (visione sostanziale) o una relazione tra individui? La seconda teoria è oggi la più accettata.

    Ciò porta a definire il potere come la capacità di ottenere obbedienza. Secondo la classica definizione sociologica di Max Weber (il potere come forza): «Il potere è la possibilità che un individuo, agendo nell’ambito di una relazione sociale, faccia valere la propria volontà anche di fronte a un’opposizione». In politica il potere pubblico è definito da Raymond Aron: «La consegna ad uno o ad alcuni della capacità (riconosciuta legittima) di stabilire regole per tutti, di imporre a tutti il rispetto di queste regole o in conclusione di prendere decisioni obbligatorie, in fatto o in diritto, per tutti».

    Dal punto di vista tecnico-organizzativo, è possibile definire il potere come l’autorità e autonomia decisionale, esercitata in aderenza a norme e regolamenti, da un organo direttivo, nell’ambito delle proprie competenze e responsabilità lavorative-gestionali.

    Il potere è stato visto in modo più generale, quasi identificandolo con la vita stessa. Emerson, nel suo celebre saggio sul “Potere” (in Condotta di vita) disse che “La vita è una ricerca del potere; e questo è un elemento di cui il mondo è talmente saturo – non c’è crepa o fenditura in cui non si trovi – che nessuna onesta ricerca è senza ricompense.” Questa era una visione anche extrapolitica del potere, che influenzò fortemente la teoria nietzschiana della volontà di potenza.

    Forza e consenso[modifica | modifica sorgente]
    Un’ulteriore distinzione del potere viene fatta tra il potere inteso come forza o potenza ed il potere inteso come consenso. La forza è la capacità di far valere, anche di fronte a un’opposizione, la propria volontà; il consenso è l’abilità di trovare obbedienza da parte di determinati individui in cui vi è un minimo di volontà di ubbidire, cioè un interesse all’obbedienza. La seconda definizione è più vicina al punto di vista dell’antropologia di potere come autorità.

    Questa distinzione era già stata anticipata da Machiavelli quando parlava di leoni e volpi; i primi userebbero la sola forza per ottenere il potere (e alla lunga sono sconfitti), i secondi il consenso (la persuasione).

    Weber (vedi nel seguito) usa le due parole tedesche Macht ed Herrschaft per forza e consenso. Heinrich Popitz vede il primo tipo di potere come imposto dall’alto con la forza e la paura, il secondo che si forma dal basso a causa del rispetto, del riconoscimento di una superiorità.

    Legittimità del potere[modifica | modifica sorgente]
    Già Sant’Agostino nel De Civitate Dei pose il problema della legittimità. Nel dialogo tra Alessandro e il pirata, si fa notare che non vi è differenza tra il potere di un re – che governa su una nazione – e il potere di un capitano pirata che governa sul suo piccolo bastimento. Si tratta di una semplice differenza di grado, ed allora «che cosa sono i regni se non bande di ladroni?». Poiché il potere implica il monopolio della forza, da dove viene la legittimazione al monopolio di essa?

    Hobbes (vedi nel seguito) pose la legittimazione dello stato in una forma di contratto tra gli uomini per evitare una condizione di guerra perenne.

    Max Weber teorizzò tre diversi tipi di legittimità.

    La prima è la legittimità tradizionale, che poggia sulla credenza quotidiana nel carattere sacro della tradizione valida da sempre (es. il potere deriva da Dio), come nell’Ancien Régime.
    La seconda è la legittimità carismatica, che poggia sulla dedizione al carattere sacro o alla forza eroica o al valore esemplare di una persona. Il leader ha una missione, e i governati si convincono che sia così. Questo è il caso di Cesare e Napoleone, ma ancora di più è il caso di Hitler, Mussolini, Lenin e Stalin. Questo tipo di potere va inevitabilmente incontro alla disillusione, nel momento in cui la missione del leader fallisce (Napoleone, Mussolini, Hitler) o al massimo nel momento della morte del leader (Stalin). In alcuni casi, tuttavia, il potere carismatico può essere istituzionalizzato: è il caso dell’Impero romano nato da Cesare e dell’Unione sovietica nata da Lenin.
    Infine c’è la legittimità legale-razionale che poggia sulla credenza nella legalità degli ordinamenti statuiti (per esempio la Costituzione), e sul diritto al comando di coloro che sono chiamati dal popolo a governare; è una legittimità moderna, democratica ed impersonale.
    Potere e politica[modifica | modifica sorgente]
    In tutti i periodi storici, la vita sociale degli individui si è basata principalmente su relazioni di potere, fondate sul rapporto comando-obbedienza. La formazione degli stati moderni e quindi l’affermazione del principio di democrazia, ha fatto credere che le relazioni comando-obbedienza e le violenze coercitive, tipiche degli stati autoritari, starebbero scomparendo. In realtà, come fa notare Heinrich Popitz, la violenza può essere delimitata ma non può scomparire, perché anche gli Stati democratici devono far uso della forza coercitiva per mantenere l’ordine sociale e difendere i diritti e le libertà conquistate. Alla luce di questo, possiamo affermare che l’esercizio del potere ha un ruolo fondamentale nei rapporti tra le persone e tra queste e lo stato.

    Hobbes e l’origine dello stato moderno[modifica | modifica sorgente]
    Thomas Hobbes, nel suo Leviatano, espone l’origine del potere politico come volontaria cessione di libertà e potere incondizionato da parte dei singoli mediante un patto reciproco in vista dell’autoconservazione. In assenza di stato infatti l’uomo gode del diritto su tutto e su tutti(in omnia) e non vigendo alcuna delimitazione della sfera di arbitrio si trova in una condizione di guerra perenne. Nella mutua rinuncia totale degli uomini all’autogoverno risiede la legittimazione del potere dello Stato cui viene trasferita l’assoluta sovranità. Dalle sue teorie hanno origine sia lo stato totalitario che il moderno stato-nazione.

    La teoria di Weber[modifica | modifica sorgente]
    Il sociologo tedesco Max Weber, nel suo libro Economia e società, definisce il potere come la capacità di un attore sociale di esercitare (talvolta attraverso l’uso della forza) un controllo sul comportamento degli altri attori, anche senza il consenso di questi ultimi, condizionando le loro decisioni. Per potere Weber intende la ricchezza, il prestigio, lo status, la forza numerica e fisica, l’efficienza organizzativa, tutto ciò che offre un vantaggio. Il sociologo però sviluppa, al riguardo, una teoria molto articolata e influente. Weber comincia distinguendo due concetti: il concetto di Macht (potenza) e di Herrschaft (potere legittimo). Con il termine potenza egli intende: “qualsiasi possibilità di far valere entro una relazione sociale, anche di fronte ad un’opposizione, la propria volontà, quale che sia la base di questa possibilità”; con il termine potere legittimo intende: “la possibilità di trovare obbedienza, presso certe persone, ad un comando che abbia un determinato contenuto”. La prima espressione fa riferimento ad una relazione sociale dove il soggetto più forte riesce a far valere la propria volontà in ogni caso; la seconda espressione si riferisce alle relazioni dove il soggetto debole accetta le decisioni altrui perché le riconosce valide e quindi legittime. Weber, basandosi su questo secondo concetto, realizza la tipologia delle tre forme già viste di legittimazione del potere. Tale tipologia è costituita dal potere tradizionale, dal potere carismatico e dal potere razionale-legale.

    Oltre al potere politico, Max Weber individua altre due forme di potere: il potere economico ed il potere ideologico. Il primo è esercitato da chi possiede risorse materiali o finanziarie che permettono di indurre coloro che non le hanno a tenere determinati comportamenti (esempio: imprenditori vs. operai). Il secondo consiste nella capacità di influenza che viene esercitata sulle idee della gente da chi è investito di una certa autorità. Weber considera il potere politico come il potere sovrano, con tutte le altre sfere di potere sono subordinate ad esso. Questo perché lo stato influenza e regolarizza tutte le attività umane, siano esse sociali, economiche, culturali e così via.

    Genesi del potere politico[modifica | modifica sorgente]
    Secondo Weber la nascita del potere politico avviene con il passaggio da gruppi sociali chiusi a comunità politiche e infine con la nascita dello Stato moderno. Weber sottolinea come i gruppi sociali siano caratterizzati da relazioni sociali chiuse perché non permettono l’accesso a nuovi membri. Tale divieto è reso operativo da più persone preposte a questo. Nel corso del loro sviluppo, alcuni di questi aggregati sociali divengono veri e propri gruppi di potere, dotati di apparati ben organizzati. Infine, allargando verso l’esterno le loro azioni, che prima si svolgevano solo all’interno, essi cercano di controllare il territorio e le persone che lo abitano. Organizzano, quindi, la vita di quel determinato territorio mediante l’uso di mezzi coercitivi. Nasce così una vera e propria comunità politica che, nel momento in cui si istituzionalizza, dà vita allo stato moderno.

    Gli stati moderni per esercitare il potere politico necessitano di un apparato amministrativo. Tale apparato amministrativo è dato dall’organizzazione di uomini specializzati in ruoli diversi. Compito principale dei membri che costituiscono l’apparato amministrativo è quello di dare esecuzione alle decisioni prese dall’autorità (Stato). Weber usa il termine burocrazia per definire l’organizzazione amministrativa. Egli delinea un tipo ideale di burocrazia. Le principali caratteristiche di questo modello ideale sono le seguenti:

    divisione e specializzazione dei compiti;
    struttura gerarchica dell’apparato amministrativo;
    assunzione con contratto;
    remunerazione in denaro del personale;
    separazione tra gli uomini e i mezzi d’amministrazione;
    separazione tra gli uomini e l’ufficio;
    apparato amministrativo sottoposto a controlli e ad un regolamento.
    In conclusione possiamo dire che secondo Weber l’esercizio del potere politico necessita della legittimazione, di una struttura amministrativa e del “monopolio legittimo della forza”.


  • ilproletario

    Bravo Corto Maltese, sei bravo nel copia incolla da Wikipedia.


  • Concetto Insindacabile

    Mi ricordo di un bravo presidente che scrutava bene altri programmi.
    Redazione posso sapere il significato di questa benedizione? Grazie


  • Corto Maltese

    @ilproletqrio: e allora? volevo solo far capire che dire potente non è offensivo!


  • Filippo

    Il fratello di chi ci lavora? (la domanda sorge spontanea)

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