Il racconto dello scrittore statunitense torna in libreria con una nuova edizione

Quando Arthur Miller passeggiava per le strade di Monte Sant’Angelo (e ne scrisse un racconto)

Il lavoro di Mariantonietta Di Sabato e Cosma Siani al cuore del viaggio che portò Miller e Jim Longhi in Puglia


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Arthur Miller fu una delle voci intellettuali più proficue e brillanti della letteratura statunitense. Tra teatro, cinema e romanzi, per  61 anni ha dominato incontrastato il panorama culturale americano, oltre ad essere entrato nei tabloid per il suo tormentato matrimonio con Marilyn Monroe, durato dal 1956 al 1961. Solo qualche anno prima del suo incontro con la diva di Hollywood, Arthur Miller passeggiava per le strade di Monte Sant’Angelo in compagnia di Jim Longhi e, da quel viaggio avuto luogo nel 1948, ne uscì fuori un racconto breve. Quella novella torna oggi in libreria con una nuova traduzione a cura di Mariantonietta Di Sabato e Cosma Siani, edito da Andrea Pacilli Editori.

L’edizione Andrea Pacilli del racconto di Miller

Monte Sant’Angelo (questo il titolo del racconto breve) è la prima pubblicazione della collana Quaderni della Green Cave di FestambienteSud, il festival Legambiente ideato e diretto da Franco Salcuni. A lungo si è dibattuto sulla veridicità di questo racconto. Il lavoro di ricerca a carattere scientifico di Di Sabato e Siani ha dimostrato proprio questo: Miller venne davvero nel Gargano, accompagnato dall’amico e scrittore italo-americano Jim Longhi, che si trovava qui per andare alla ricerca dei propri avi. Attraverso le testimonianze dei discendenti del Longhi, le studiose hanno ripercorso il viaggio dei due artisti in terra pugliese. Ma perché proprio Monte Sant’Angelo? Nel 1948 Longhi, che oltre ad essere un commediografo era anche avvocato, si gettò nell’impresa di organizzare i portuali di Red Hook (New York) contro la gestione mafiosa: così decise di candidarsi al Congresso Americano per portare a termine il suo progetto politico e sociale. L’artista necessitava di solidità e copertura politica, e propose a Miller di accompagnarlo nella sua singolare campagna elettorale: un viaggio in Italia per contattare le famiglie dei portuali di Red Hook e portare loro saluti e notizie delle famiglie, chiedendo naturalmente in cambio il voto. Dopo Milano, Roma e Napoli, i due deviarono verso il promontorio garganico, dove Longhi ne approfittò per andare alla ricerca dei propri antenati.

Il racconto narra dell’incontro dei due  in una locanda di Monte con un certo Mauro Di Benedetto, un uomo che, come ha confermato Longhi stesso, era diretto a Manfredonia. Miller rimase colpito dalla gestualità dell’uomo e riconobbe, dal modo con cui questo annodava il suo fagotto, la sua origine ebrea. Origine di cui lo stesso Di Benedetto era ignaro. Quando questi rifiutò il loro invito a unirsi per un bicchiere di vino, egli rispose: “Devo essere a casa per il tramonto.  È tutta la vita che torno a casa per ora di cena il venerdì, penso sia un’abitudine … ho una strada da fare, prima la facevo con mio padre, e lui la faceva con suo padre. Tornava sempre a casa prima del tramonto, è un’usanza di famiglia credo”. E Miller, anche lui ebreo, non può che far notare al suo amico che “lo Shabbath comincia il venerdì al tramonto”.

Lo scrittore rivide  in quel viandante manfredoniano un qualcosa di familiare, di intimo. E Monte assume ai suoi occhi un’aurea lirica. Tanto che la ricorderà ancora, sul suo letto di morte, quando durante l’ultima visita del suo amico Longhi ricorderà quel viaggio e gli dirà, con aria malinconica: “Jim, Monte Sant’Angelo è diventata a tourists’ trap”, una trappola per turisti. “Come è strana la vita”, dice Longhi nella postfazione del libro, “lui aveva novant’anni e pensava ancora a Monte Sant’Angelo…”

A cura di Carmen Palma 

21.07.2019

Quando Arthur Miller passeggiava per le strade di Monte Sant’Angelo (e ne scrisse un racconto) ultima modifica: 2019-07-21T15:53:22+00:00 da Redazione



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