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TRADER FOGGIANO Bitcoin, evasione fiscale e autoriciclaggio: respinto il ricorso di un trader del Foggiano

Uno dei passaggi più significativi della sentenza riguarda proprio le criptovalute

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AUTORE:
Michele Solatia
PUBBLICATO IL:
21 Luglio 2026
Cronaca // Foggia //

Una pronuncia destinata a pesare nei procedimenti che riguardano criptovalute, evasione fiscale e autoriciclaggio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Mario De Dominicis, nato a San Severo il 01/08/1983, contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Foggia, confermando l’impianto cautelare che aveva disposto il sequestro preventivo di somme e beni nell’ambito di un’indagine per reati tributari, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e autoriciclaggio.

La vicenda nasce da una complessa attività investigativa che riguarda la gestione di consistenti patrimoni in criptovalute. Il Tribunale aveva già accolto soltanto in parte le richieste della difesa, disponendo la restituzione di oltre 106 mila euro relativamente a uno dei capi d’imputazione, ma confermando il resto del provvedimento cautelare. La difesa aveva quindi deciso di rivolgersi alla Suprema Corte sostenendo, tra l’altro, che le movimentazioni in bitcoin non potessero configurare autoriciclaggio e che mancassero i presupposti dei reati tributari contestati.

La Cassazione, però, ha ritenuto infondati tutti i motivi di ricorso. I giudici ricordano anzitutto un principio consolidato: nelle misure cautelari reali non occorre accertare la responsabilità penale definitiva, ma verificare la presenza del cosiddetto “fumus commissi delicti”, cioè elementi concreti che rendano plausibile la commissione del reato. Sotto questo profilo, il Tribunale di Foggia avrebbe motivato in maniera completa, valutando le risultanze investigative e le osservazioni difensive senza limitarsi a recepire la tesi dell’accusa.

Uno dei passaggi più significativi della sentenza riguarda proprio le criptovalute. Secondo la Suprema Corte, le operazioni di trasferimento e reimpiego del profitto di un reato, anche quando avvengono attraverso bitcoin e altri asset digitali, possono integrare il delitto di autoriciclaggio se sono idonee a ostacolare la ricostruzione dell’origine illecita delle somme. La circostanza che le operazioni siano tecnicamente tracciabili non esclude automaticamente il reato, perché ciò che rileva è la capacità concreta delle movimentazioni di rendere più difficile individuare la provenienza del denaro.

La Corte affronta poi un altro tema di grande interesse per operatori e investitori: la tassazione delle plusvalenze derivanti dalle criptovalute. La difesa sosteneva che gli obblighi dichiarativi fossero sorti soltanto con la legge di Bilancio del 2022. I giudici richiamano invece un recente orientamento secondo cui le plusvalenze speculative su bitcoin erano imponibili anche prima della modifica normativa, perché già riconducibili alla disciplina generale del Testo unico delle imposte sui redditi. La riforma del 2022, sottolinea la Cassazione, avrebbe avuto una funzione di maggiore dettaglio, senza introdurre un’imposizione del tutto nuova.

Respinte anche le contestazioni relative alla presunta assenza del dolo, alla validità delle intercettazioni, alla tecnica del “copia e incolla” utilizzata nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari e al sequestro dell’immobile intestato alla moglie dell’indagato. Per la Suprema Corte il Tribunale del Riesame ha esaminato tutte le questioni con argomentazioni coerenti e conformi alla giurisprudenza consolidata.

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