C’è un equivoco che continua ad attraversare il dibattito sull’Oasi Lago Salso: l’idea che i ricordi, per quanto sinceri e rispettabili, possono avere lo stesso peso dei dati scientifici.
La memoria è preziosa. Attraverso i ricordi un territorio continua a vivere nel cuore delle persone. Ma i paesaggi dell’infanzia e della giovinezza sono anche luoghi emotivi: spesso appaiono più intensi, più ricchi, più belli di quanto fossero realmente. Per questo vanno ascoltati con rispetto, ma non possono diventare il metro con cui valutare lo stato ecologico di un’area umida complessa come Lago Salso.
Quando si parla di fauna, biodiversità, gestione ambientale e conservazione servono documenti, monitoraggi, serie storiche, metodi di rilevamento e dati verificabili. Le testimonianze personali raccontano percezioni, affetti, stagioni della vita; non possono però sostituire l’analisi scientifica. Questo vale ancor più quando quelle testimonianze provengono da frequentatori del territorio per passione o attività venatoria, ma non necessariamente con strumenti, metodo e competenze naturalistiche.
Va inoltre chiarito un punto essenziale: i dati faunistici del passato non sono facilmente confrontabili con quelli attuali. Negli ultimi decenni molte popolazioni animali sono diminuite drasticamente a livello globale. La pressione antropica ha trasformato habitat, prosciugato zona umida, frammentato ecosistemi, intensificato l’agricoltura e aumentato l’uso di biocidi e pesticidi. A ciò si aggiungono altri fattori, compreso il prelievo venatorio, legale e illegale, che in diversi contesti ha esercitato ulteriore pressione su specie già vulnerabili.
Dire semplicemente “una volta c’erano più animali” non basta. Bisogna chiedersi quali animali, in quali periodi, rilevati da chi, con quale metodo e in quale contesto ambientale.
Il confronto serio, dunque, non è tra la nostalgia di ieri e la realtà di oggi, ma tra modelli di gestione. E su questo terreno i risultati dell’Oasi Lago Salso sono difficili da ignorare.
La gestione alla quale abbiamo collaborato ha prodotto effetti concreti, documentabili e scientificamente verificabili. Basti pensare alle circa 1.500 gru che scelgono i terreni dell’Oasi come dormitorio, o ai milioni di storni che vi svernano. Non sono suggerimenti: sono presenze reali, monitorate, che raccontano il valore ecologico di un’area ancora capace di attrarre fauna selvatica in modo significativo.
Lago Salso risulta oggi uno dei siti pugliesi che durate la gestione naturalistica ha registrato un costante incremento delle specie ornitiche. Alcune specie non avevano mai nidificato o frequentato l’Oasi con racconto continuità e rilevanza: cicogna bianca, airone guardabuoi, marangone minore, cormorano, fistione turco, oca selvatica, fenicottero, grillaio. Altre, da tempo rare o assenti come nidificanti, erano tornate nella zona agricola e palustre: tarabuso, falco di palude, cavaliere d’Italia, pettegola, calandra, occhione, colombaccio, lodolaio. Anche la moretta tabaccata ha mostrato un incremento, confermando la qualità degli habitat ricostruiti e gestiti.
Tra i mammiferi vanno ricordati il cinghiale, il lupo e soprattutto la lontra. Chi conosce gli ecosistemi acquatici sa bene cosa significa la sua presenza: la lontra è uno degli indicatori più importanti dello stato di salute di una zona umida. Non si stabilizzano in ambienti poveri, degradati o privi di equilibrio. La sua presenza racconta, meglio di molte polemiche, l’esistenza di una catena alimentare funzionante e di condizioni ecologiche favorevoli.
Tutto questo non è accaduto per caso. È il risultato di importanti interventi di riqualificazione ambientale realizzati negli anni, senza contributi economici da parte del socio pubblico: gestione delle acque, recupero degli habitat, miglioramento delle condizioni ecologiche, monitoraggi e scelte orientate alla conservazione.
Nello stesso periodo, nelle aree limitrofe, molte zone un tempo caratterizzate da ambienti palustri sono state ridimensionate o trasformate in terreni coltivati, come avvenuto in parte nelle vicine aziende faunistico-venatorie di Carapelle e San Floriano. Mentre altrove la palude arretrava, a Lago Salso si lavorava per recuperare funzioni ecologiche, aumentare la capacità attrattiva per l’avifauna e restituire valore naturalistico a un territorio fragile.
La domanda vera, quindi, non è chi ricordi meglio il passato, ma quale modello abbia prodotto più biodiversità, più tutela e più futuro.
Colpisce, inoltre, il ricorso a citazioni poetiche o descrizioni letterarie presentate quasi come prove naturalistiche. Tenendo conto che il pregevole scritto, non è opera di un naturalista (laureato in scienze naturali), ma di medico odontoiatra di Ancona. La poesia ha un valore: atmosfere evocative, immagini, sentimenti. Ma non può essere usato come documento scientifico, soprattutto quando contiene inesattezze evidenti, come il riferimento a fiori di ninfea, pianta non presente nell’area. In questi casi, la cautela è doverosa.
C’è poi una verità scomoda, spesso taciuta: l’eredità lasciata da decenni di attività venatoria nei terreni e nei fondali, in particolare l’inquinamento da piombo. I pallini dispersi nell’ambiente rappresentano un problema serio per l’avifauna acquatica e per molte specie che si alimentano sul fondo. Il rischio di saturnismo negli uccelli è noto e documentato. Non è un dettaglio marginale, né una questione del passato da archiviare con leggerezza.
La discussione su Lago Salso meriterebbe dunque un salto di qualità: meno suggerimenti e più documenti, meno nostalgia e più monitoraggi, meno accuse e più capacità di leggere i risultati. Perché i risultati ci sono stati, sono importanti e sono documentabili.
Lago Salso non è un bersaglio da colpire per ragioni di parte. È un patrimonio collettivo, un laboratorio naturale, un presidio ambientale in un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo alla trasformazione degli habitat. Difenderlo non significa cancellare la memoria di chi lo ha frequentato in passato, ma impedisce che quella memoria venga usata contro l’evidenza dei fatti.
Se davvero si vuole bene a questo territorio, il confronto deve basarsi sulla realtà. E la realtà dice che Lago Salso, grazie agli interventi di riqualificazione e alla gestione portata avanti negli anni sotto la presidenza dell’Ente Parco del Gargano di Matteo Fusilli, insieme al sindaco avv. Gaetano Prencipe, è stato trasformato da luogo di caccia per pochi in uno dei siti più importanti della Puglia per l’avifauna.
Per questo bisognerebbe smettere di avvelenare il dibattito pubblico con ricostruzioni parziali, nostalgiche o imprecise. La natura non ha bisogno di tifoserie, ma di cura. Non ha bisogno di racconti comodi, ma di verità.
Lago Salso non si racconta con le cartoline ingiallite della memoria. Si racconta con le ali delle gru al tramonto, con il ritorno della lontra, con i voli dei fenicotteri, con le nidificazioni ritrovate, con i dati raccolti dai naturalisti venuti da ognidove e con il lavoro paziente di chi, anno dopo anno, ha scelto di investire nella vita invece che nel rimpianto.
Dott. Naturalista Vincenzo Rizzi, già componete del CDA della Società Oasi Lago Saslo Spa



A Manfredonia mancano i dati,i fatti e mancano Uomini con il senso della dignità e dell’onore.
Perché questi personaggi che promettono di far bruciare per la seconda volta OASI LAGO SALSO non conoscono la vergogna.
E promettono con consapevolezza che dicono solo chiacchiere…