L’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Franco Moscone, interviene sul dibattito nato attorno alla presenza dello scrittore israeliano Eshkol Nevo al festival Il Libro Possibile di Vieste, chiarendo il senso della sua adesione a un appello che chiedeva di ripensare l’invito. Moscone respinge l’accusa di voler censurare l’autore e afferma di aver auspicato, al contrario, un confronto diretto: «Avrei voluto dialogare con lo scrittore, purtroppo non mi hanno invitato». Lo riporta la Repubblica Bari, attraverso un’intervista di Davide Carlucci.
L’arcivescovo spiega che la sua iniziativa nasce dalla volontà di richiamare l’attenzione sulla tragedia umanitaria in corso a Gaza e sulle responsabilità del governo israeliano. Sottolinea di aver firmato la petizione insieme a numerosi esponenti del mondo accademico, culturale e civile, con l’obiettivo di «smuovere le coscienze» e favorire un dibattito pubblico sul tema della pace.
Moscone rivendica il dovere morale della Chiesa di prendere posizione di fronte alle sofferenze della popolazione civile, ricordando anche l’impegno espresso dal nunzio apostolico in Libano e il sostegno del patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa. Pur riconoscendo che la sua scelta ha suscitato polemiche, afferma di essere soddisfatto del risultato ottenuto, ritenendo che la discussione abbia riportato l’attenzione sull’emergenza umanitaria.
Nel corso dell’intervista denuncia inoltre gli insulti ricevuti, compresi gli appellativi di «nazista» e «vescovo barricadero», ribadendo però di non aver mai messo in discussione la libertà di parola dello scrittore. Le sue critiche, precisa, sono rivolte alla politica del governo guidato da Benjamin Netanyahu, giudicata insufficiente nella condanna delle violenze e responsabile di una gestione che definisce coloniale dei territori palestinesi.
Infine, Moscone invita il mondo della cultura e dell’informazione a non sottrarsi al confronto sui temi etici e politici, sostenendo che il ruolo degli intellettuali sia anche quello di assumersi la responsabilità di prendere posizione quando sono in gioco diritti umani e pace.
A cura di Giovanna Tambo.




Vaticano e sinistre (non sono di destra) il male assoluto dell’Italia e del mondo.
Se devo confidarmi o dialogare con Dio non ho bisogno di voi preti!
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La compassione è una virtù altissima. Proprio per questo, quando sembra selettiva, rischia di assomigliare meno a una missione spirituale e più a un posizionamento
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“Ci sono situazioni nelle quali, per rimanere umani, dobbiamo abbandonare le esitazioni e prendere posizione. Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali e non basta ritenere di “non essere complici”” (Leone XIV, Magnifica humanitas, 5, 216).