Sentenza di recente pubblicazione della Corte di Cassazione

Sequestro sede Casapound a Bari, rigettato ricorso di Finamore


Di:

Roma. “(…) la doglianza con cui si lamenta l’omessa valutazione di motivi con i quali si esponeva che la sede è stabilmente destinata ad attività socio/culturali è manifestamente infondata“.

Con sentenza di recente pubblicazione, la Corte di Cassazione  di Roma ha rigettato il ricorso proposto da Rocco Francesco Finamore, nato il 30/11/1969 a Foggia, contro un’ordinanza del 24/01/2019 del Tribunale della libertà di Bari che aveva rigettato l’istanza di riesame proposta avverso la misura cautelare del sequestro preventivo della sede del movimento “Casa Pound”, ubicata a Bari in via Eritrea 29, disposto dal GIP del Tribunale di Bari nei confronti (tra gli altri) di Finamore Rocco Francesco.

“Il sequestro è stato disposto in relazione ai reati di cui agli artt. 1 e 5 della I. n. 645/1952 (c.d. legge Scelba), per aver partecipato a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, ed in particolare per aver attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica, ed ai reati di cui agli artt. 81, comma 2, 110, 576, comma 1, n. 2, e 585 cod. pen., per avere, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso espressivo della ideologia fascista, cagionato lesioni personali a R.C., P.A., P.G. e R.E., aggredendoli con premeditazione e con l’uso di armi improprie”.

“Il vincolo reale – è riportato nell’atto –  veniva disposto in relazione ai fatti delittuosi verificatisi la sera del 21.09.2018 allorquando, al termine di un corteo, di impronta “antifascista”, regolarmente preannunciato dal collettivo del centro sociale “ex caserma liberata”, alcune persone che vi avevano preso parte avevano subìto una brutale aggressione, commessa ai loro danni da parte di un gruppo di soggetti provenienti dalla sede del movimento “Casa Pound”. Gli esiti delle attività investigative confermavano che l’aggressione era da inquadrarsi nella volontà dei militanti di “Casa Pound” di emulare il c.d. “squadrismo”, che, premeditando ed organizzando l’imboscata, si erano dati appuntamento quella sera presso la sede di Bari”.

Il ricorso

Contro tale ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il difensore di Finamore Rocco Francesco, Avv. Antonio Mitolo, deducendo tre motivi di ricorso:

“- Violazione di legge e difetto di motivazione in relazione alla pericolosità dell’immobile: lamenta la mancanza o l’apparenza della motivazione in ordine alla pericolosità dell’immobile, per l’assenza di una puntuale confutazione delle argomentazioni difensive, proposte anche con i motivi aggiunti, e concernenti l’utilizzo della sede; in particolare, il Tribunale non si sarebbe confrontato con la circostanza che, essendo l’episodio in questione l’unico avvenuto nel corso degli anni, la natura della sede (di aggregazione culturale, sociale e politica), utilizzata regolarmente per iniziative ed attività di carattere sociale e culturale, non può essere mutata in un covo dal quale far partite spedizioni squadristiche; inoltre, alla aggressione non hanno partecipato tutti i presenti, ed anzi, Alberga Giuseppe, pur essendo il responsabile della sede, non figurava tra gli aggressori presenti la sera del 21 settembre, mentre il militante Caradonna si era adoperato per fermare il pestaggio; i manubri da palestra, di proprietà dell’Alberga, rinvenuti presso la sede e sottoposti a sequestro, non avevano avuto alcun impiego offensivo, poiché non compatibili con le lesioni riportate dalle persone offese, che sarebbero state altrimenti ben più gravi. Dunque, risulterebbe del tutto evanescente il requisito dell’attualità del pericolo di reiterazione di aggressioni legate a manifestazioni di pensiero sgradite, in quanto non sarebbero previste manifestazioni simili nel futuro prossimo.

2.2. Violazione di legge in relazione agli artt. 1 e 5 L. n. 645/1952 e 56 cod. pen.: il percorso argomentativo seguito dal Tribunale per affermare la sussistenza del fumus del reato di manifestazioni esteriori di carattere fascista sarebbe erroneo poiché fondato sul modello del delitto tentato, nonostante la natura di reato di pericolo concreto, che implica una anticipazione della soglia di tutela penale, impedisca la configurabilità del tentativo, altrimenti si punirebbe “il pericolo del pericolo”. Nel caso in esame, non vi sarebbe alcuna relazione tra la pretesa aggressione e le manifestazioni fasciste, in quanto nessuno degli indagati ha compiuto manifestazioni esteriori di carattere fascista, e gli stessi sequestri eseguiti successivamente hanno riguardato oggetti (libri, busti, materiale audiovisivo) che non erano stati utilizzati o esibiti nel corso dei fatti; non sussistono, secondo il ricorrente, i requisiti del reato di manifestazioni fasciste, come delineati dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità.

Violazione di legge in relazione agli artt. 324, comma 3, cod. proc. pen. e 111, comma 4, Cost.: il Tribunale, in merito alla violazione dell’art. 324 comma 3 cod. proc. pen. dedotta dalla difesa in sede di udienza di riesame, in relazione alla mancata trasmissione da parte del P.M. delle video-registrazioni su cui si fondava la richiesta di sequestro, ha rigettato la censura affermando un presunto onere, a carico della difesa, di richiesta al P.M. di visione dei filmati; onere non sussistente poiché gli atti sarebbero stati trasmessi fuori termine (il 16.1.2019) dal pubblico ministero dietro istanza di sollecito della difesa“.

Nell’atto della Cassazione è tra l’altro riportato che: ”Dalle dichiarazioni rese dalle vittime delle aggressioni e dagli altri testimoni, confermate dalle video-riprese delle telecamere di sorveglianza ubicate in prossimità dei luoghi, è emerso che la sera del 21 settembre 2018, in occasione del corteo, regolarmente preavvisato, organizzato dal Movimento “Mai con Salvini”, e di impronta dichiaratamente “antifascista”, si erano radunati, presso la sede di “Casa Pound” a Bari, solitamente frequentata da poche persone, ben 30 militanti, 14 dei quali provenienti da altre province pugliesi; al termine della manifestazione, 16 militanti di “Casa Pound”, dopo essersi schierati davanti alla loro sede “a braccia conserte” e posizionate di traverso, in modo da occupare l’intera sede stradale, assumendo un chiaro atteggiamento di sfida e di minaccia nei confronti dei manifestanti, avevano brutalmente aggredito diverse persone che tornavano, in maniera disaggregata, dalla manifestazione “antifascista”; il pestaggio, attuato con esplicite rivendicazioni del predominio territoriale ed ideologico (“andatevene merde, qua comandiamo noi”; “antifascisti di merda”), veniva perpetrato anche con l’uso di armi improprie (manganello, cintura, manubrio da palestra, guanti da motociclista con rinforzi alle nocche, catene, ecc.); al termine gli aggressori erano poi tornati compatti all’interno della sede da cui erano partiti, e dove hanno trovato rifugio dopo i raid. All’esito delle perquisizioni, oltre al rinvenimento di quattro manubri da palestra (corrispondenti a quello con il quale era stato colpito Riccio Claudio), di un busto di Mussolini, e di bandiere ed altre effigie del nazi-fascismo all’interno delle sede di “Casa Pound”, nelle abitazioni dei militanti che avevano attivamente partecipato al pestaggio – e dislocate in diversi centri della regione pugliese (Bari, Foggia, Veglie, Manfredonia, Fasano, Triggiano, Ceglie Messapica) – veniva rinvenuto materiale inequivocabilmente riconducibile all’ideologia nazi-fascista (il “Mein Kampf’ di Hitler, oltre a vari altri testi sul nazismo, sul fascismo, su Mussolini, e a diversi oggetti di matrice nazi-fascista)”.

Così dall’atto della Cassazione.

(I ricorsi)

_20190816_snpen@s50@a2019@n36162@tS.clean

_20190816_snpen@s50@a2019@n36163@tS.clean

 

REDAZIONE STATOQUOTIDIANO.IT

 

Sequestro sede Casapound a Bari, rigettato ricorso di Finamore ultima modifica: 2019-08-21T17:27:26+00:00 da Redazione



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