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VIOLENZA 14ENNE Foggia, negati domiciliari al 21enne accusato di violenza sessuale su una 14enne. Resta in carcere

La difesa aveva proposto il trasferimento fuori regione con il braccialetto elettronico. Per il gip permane il rischio di condizionamento delle prove

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
21 Agosto 2026
Cronaca // Foggia //

Resta in carcere C.A., l’operaio foggiano di 21 anni arrestato il 13 agosto con le accuse di violenza sessuale, rapina e lesioni ai danni di una quattordicenne. I fatti contestati risalgono alla notte del 14 giugno.

Il giudice per le indagini preliminari Armando Dello Iacovo ha respinto la richiesta presentata dall’avvocato Michele Sodrio, che aveva proposto per il giovane gli arresti domiciliari fuori regione, con l’applicazione del braccialetto elettronico.

Secondo il gip, la misura indicata dalla difesa non sarebbe sufficiente a scongiurare il pericolo di inquinamento probatorio già evidenziato nell’ordinanza cautelare. La distanza da Foggia e il controllo elettronico, si legge nel provvedimento, non impedirebbero all’indagato di riallacciare contatti con persone coinvolte nella vicenda o destinate ad assumere un ruolo nel procedimento.

«Non condivido questa decisione», afferma l’avvocato Sodrio, annunciando il ricorso al Tribunale del riesame di Bari. Il legale precisa che l’istanza non riguardava la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza e ribadisce che il suo assistito respinge le accuse. Secondo la difesa, inoltre, la contestazione avrebbe a oggetto presunti palpeggiamenti e non una violenza sessuale nelle forme più gravi. L’assenza di precedenti penali e il trasferimento lontano da Foggia avrebbero reso, a giudizio del difensore, adeguata una misura meno afflittiva della custodia in carcere.

Le due versioni contrapposte

La ragazza e il ventunenne, che si erano conosciuti la sera precedente attraverso amici comuni, hanno fornito ricostruzioni profondamente divergenti.

Secondo la denuncia della minorenne, durante il viaggio di ritorno da Carapelle il giovane l’avrebbe molestata e minacciata di abbandonarla lungo la strada se non avesse acconsentito alle sue richieste. La quattordicenne avrebbe quindi telefonato al 112 per chiedere aiuto. La chiamata, acquisita agli atti dell’indagine, viene considerata dagli inquirenti un importante riscontro al suo racconto.

Sempre secondo la versione della ragazza, il ventunenne le avrebbe sottratto il telefono e l’avrebbe picchiata, per poi ripartire lasciandola sulla strada. La minorenne, nel tentativo di fermarlo, si sarebbe aggrappata all’automobile, venendo trascinata per alcuni metri. Avrebbe riportato la frattura del naso e di un dito, oltre a escoriazioni sulle braccia e sulle gambe. Alcuni automobilisti di passaggio l’avrebbero successivamente trovata ferita e in lacrime, prestando i primi soccorsi.

L’indagato propone una ricostruzione opposta. Sostiene che la ragazza fosse ubriaca e che fosse salita spontaneamente in automobile per accompagnarlo a Carapelle. A suo dire, sarebbe stata lei a tentare di baciarlo e avrebbe reagito con rabbia dopo essere stata respinta e dopo che lui aveva telefonato a un amico per riferirgli quanto stava accadendo. La difesa sostiene inoltre che la giovane lo avrebbe colpito, avrebbe gettato il telefono e cercato di bloccare l’automobile, ferendosi mentre tentava di aggrapparsi al veicolo in movimento.

Il rischio di condizionamento dei testimoni

Nell’ordinanza che aveva disposto la custodia cautelare in carcere, il gip Mario De Simone aveva ravvisato sia il pericolo di reiterazione del reato sia quello di inquinamento delle prove.

Al ventunenne vengono attribuiti tentativi di concordare una versione dei fatti con alcuni testimoni e di eliminare documenti potenzialmente rilevanti per l’indagine. Nel provvedimento viene inoltre menzionata l’ipotesi di offrire denaro alla ragazza e ai suoi familiari affinché non portassero avanti le accuse.

Secondo il giudice, gli arresti domiciliari non impedirebbero al giovane di comunicare con parenti e conoscenti o di esercitare pressioni sui possibili testimoni. A queste valutazioni si è richiamato anche il gip Dello Iacovo nel respingere la nuova istanza.

Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le accuse dovranno essere verificate nel contraddittorio processuale e, fino a un’eventuale sentenza definitiva, l’indagato deve essere considerato non colpevole. Lo riporta La Gazzetta del Mezzogiorno.it.

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