MANFREDONIA – A quasi cinquant’anni dall’esplosione della colonna di lavaggio dell’impianto di ammoniaca dell’ANIC, la bonifica del Sito di interesse nazionale di Manfredonia appare ancora lontana dalla conclusione.
Gli ultimi dati ministeriali disponibili, riferiti alla situazione rilevata nel giugno 2025 e pubblicati nel 2026, non indicano una percentuale unica di completamento degli interventi. I numeri permettono tuttavia di delineare un quadro preciso: sui 217 ettari che costituiscono il SIN a terra, soltanto 29 risultano bonificati con certificazione.
Il rapporto tra la superficie complessiva e quella certificata restituisce una percentuale pari a circa il 13,4%. Si tratta di un calcolo effettuato sulla base dei dati pubblicati, non di una percentuale complessiva ufficialmente dichiarata dal Ministero.
Il valore cambia se si prendono in considerazione esclusivamente i 96 ettari appartenenti a Eni: in questo caso, i 29 ettari certificati rappresentano poco più del 30%. Il resto del SIN comprende terreni del Consorzio ASI di Foggia, della Capitaneria di porto, dell’Autorità portuale e di altri soggetti privati.
Ottantuno ettari potenzialmente contaminati
Il quadro ministeriale classifica ancora 81 ettari come potenzialmente contaminati, cinque in meno rispetto agli 86 indicati nel precedente aggiornamento. Le superfici interessate da un progetto di bonifica approvato ammontano a 43 ettari, mentre 58 ettari risultano non contaminati e sette non ancora indagati.
Questi dati richiedono una lettura attenta. Un’area interessata da un progetto approvato non può essere automaticamente considerata bonificata. Allo stesso modo, la messa in sicurezza ha la funzione di contenere o impedire la diffusione degli inquinanti, ma non equivale necessariamente alla loro completa rimozione.
L’unico dato che consente di parlare formalmente di intervento concluso è quello relativo alla bonifica certificata. Ed è proprio questo dato, fermo a 29 ettari, a mostrare quanto il percorso di risanamento rimanga ancora incompleto.
Il problema irrisolto della falda
Ancora più complessa è la situazione delle acque sotterranee. Il progetto di bonifica della falda interessa una superficie di 166 ettari, mentre 43 ettari vengono tuttora classificati come potenzialmente contaminati.
Per la falda, tuttavia, il rapporto non indica superfici sulle quali la bonifica sia stata conclusa e certificata. Non è quindi possibile calcolare una percentuale attendibile di completamento analoga a quella relativa ai terreni.
Negli anni sono stati attivati sistemi per l’estrazione e il trattamento delle acque contaminate. Dal 2021 gli interventi sarebbero stati potenziati mediante una tecnologia che consente di prelevare, trattare e reimmettere l’acqua nel sottosuolo. La presenza di attività operative, però, non coincide con la certificazione della definitiva eliminazione della contaminazione.
Il peso di una storia lunga mezzo secolo
Il SIN comprende soprattutto l’area dell’ex petrolchimico ANIC-Enichem, situato in località Macchia, nel territorio di Monte Sant’Angelo e a poca distanza da Manfredonia.
Il 26 settembre 1976 l’esplosione della colonna di lavaggio dell’impianto di sintesi dell’ammoniaca provocò la dispersione nell’ambiente di sostanze contenenti arsenico. Quell’episodio segnò l’inizio di una lunga vicenda ambientale, sanitaria e giudiziaria, destinata a incidere profondamente sulla storia dei lavoratori e dell’intera comunità.
A mezzo secolo dall’incidente, la questione non appartiene soltanto al passato. I dati più recenti impongono nuove domande sui tempi necessari per completare gli interventi, sull’efficacia del risanamento della falda, sulla caratterizzazione dell’area marina e sulla possibile presenza di rifiuti industriali ancora interrati.
Occorre inoltre chiarire quali zone siano state realmente liberate dagli inquinanti, quali siano state soltanto messe in sicurezza e quali necessitino ancora di ulteriori indagini.
Bonifica, trasparenza e diritto all’informazione
Il dato del 13,4% non può essere utilizzato per descrivere da solo ogni attività realizzata nel SIN. Offre però una misura chiara della superficie per la quale risulta formalmente concluso e certificato il procedimento di bonifica rispetto all’intera estensione del sito.
Alla vigilia del cinquantesimo anniversario dell’incidente, la comunità ha diritto a un quadro pubblico, aggiornato e facilmente comprensibile: quali interventi siano stati completati, quali siano ancora in corso, quali risultati abbiano prodotto e quanto tempo sarà necessario per restituire il territorio in condizioni di sicurezza.
Dopo mezzo secolo, la bonifica di Manfredonia non può essere considerata soltanto una pratica tecnica o amministrativa. È una questione di salute pubblica, tutela dell’ambiente, trasparenza istituzionale e rispetto della memoria collettiva.
Fonti: Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Stato di avanzamento delle bonifiche nei SIN.
A cura di Michele Solatia.




Complimenti per l’ articolo bisogna informare e sensibilizzare il più possibile la gente di Manfredonia si questo argomento. Qui ci vogliono manovre mirate e tempestive prima che si diffondano tumori a macchia d’olio!