Casi e Sentenze

Non è lecito stendere panni, lenzuola e biancheria sulla facciata del palazzo!


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Condominio (fonte image archivio: isaac.gs)

LO sciorinamento, ovvero l’ esposizione all’aria del bucato per farlo asciugare, dalle finestre o balconi, se vietato dal regolamento di condominio, è sempre illecito e impugnabile davanti al giudice, anche se per decenni la norma non è stata rispettata dai condomini.

Molteplici volte sarà capitato di vedere, sulle facciate dei palazzi, lo sciorinamento della biancheria, stesa ad asciugare nelle giornate di sole. Al cielo azzurro fanno da contrasto i colori più variegati di biancheria intima, tovaglie e vestiti di ogni sorta.

Il contrasto è netto, ma è ancor più evidente è la violazione dei “regolamenti di condominio”che, in gran parte dei casi, sanciscono l’espresso divieto di stendere (dalle finestre o dai balconi) panni e lenzuola.

Ci si potrebbe allora chiedere, in questi casi, se mancando per anni una espressa contestazione dell’amministratore o dei condomini, l’abitudine di sciorinare i panni abbia “tacitamente abrogato” la norma del regolamento condominiale. Il fatto che nessuno abbia preteso l’applicazione della regola scritta impedisce, per il futuro, di sanzionare il condomino poco rispettoso del decoro dell’edificio?

La problematica è giunta al vaglio della Corte di Cassazione, che ha spezzato una lancia a favore del condominio. (Cass. sent. n. 11692/1999)

Secondo il Supremo collegio, l’obbligo assunto dai proprietari – con l’approvazione del regolamento contrattuale – di non eseguire attività che rechino danno alle parti comuni (in particolare, di non sciorinare i panni dalle finestre, balconi ecc., è un’obbligazione che non cessa nonostante il mancato rispetto per decine di anni. Nonostante, dunque, la generale disapplicazione del regolamento, non viene mai meno l’impegno a tener un comportamento conforme a quanto imposto dalle norme condominiali.

Con la conseguenza che, in qualsiasi momento, si può ricorrere al giudice!. In questi casi, tuttavia, potrebbe preventivamente intervenire l’amministratore applicando, nei confronti dei condomini irrispettosi, le multe previste dalla legge in caso di inosservanza del regolamento condominiale, che possono arrivare fino a 200 euro . (Art. 70 disp. att. cod. civ.)

(A cura dell’Avv. Eugenio Gargiulo)

Non è lecito stendere panni, lenzuola e biancheria sulla facciata del palazzo! ultima modifica: 2013-10-21T19:21:39+00:00 da Redazione



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    E’ illegittimo il comportamento del vicino che alzi le piante oltre la ringhiera del terrazzo!

    Un “classico” quello della lite tra vicini di casa: dove l’uno vorrebbe la siepe più alta per tutelare la propria privacy e, magari, prendere il sole dal terrazzo; e l’altro invece preferirebbe godersi il panorama, sentendosi “soffocare” all’idea di avere barriere attorno, sia anche vegetali.

    Nasce proprio da queste premesse la controversia che dà origine ad una interessante sentenza del Tribunale di Lecce
    Secondo il giudice pugliese, la siepe deve rimanere ad altezza non superiore alla ringhiera del balcone del proprio appartamento: questo perché va tutelato, innanzitutto, il diritto ad una piena veduta, all’aria e alla luce del vicino. (Trib. Lecce sent. n. 2226 del 15.07.2013)

    Se non c’è un valido interesse e una “concreta utilità” del proprietario ad innalzare le piante oltre la ringhiera perimetrale del balcone, non si può limitare il diritto di veduta del dirimpettaio. Tale comportamento – si legge nella sentenza – sarebbe un atto posto al solo scopo di nuocere o dare fastidio ad altri . Si tratta dei cd. “atti emulativi” (Art. 833 cod. civ): in pratica un abuso di diritto da parte del proprietario della siepe.

    Secondo la legge, è infatti giusto imporre limiti al diritto del proprietario per soddisfare interessi di altri privati, generalmente proprietari di fondi vicini.

    Nel caso in cui la coltivazione della siepe determini un impedimento visivo nei confronti di chi si affaccia dal balcone della proprietà vicina, è evidente il danno arrecato a quest’ultima; a tale danno, peraltro, non corrisponde una utilità concreta del vicino di mantenere l’arbusto a un’altezza superiore alla ringhiera del balcone. Secondo il giudice, peraltro, la tutela della privacy non consente di lasciar crescere la siepe a un livello tale da privare il vicino della luce e dell’aria.

    Il giudice sembra però lasciare aperta una strada, facendo capire che bisogna decidere caso per caso, in base agli interessi in gioco e, soprattutto, all’altezza delle piante.
    Foggia, 28 novembre 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

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