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Diane von Fürstenberg: stilista, imprenditrice, ex moglie di un principe, ma, prima di tutto, donna vicina alle donne

La donna che volevo essere

"Capisco che la relazione più grande è quella con me stessa, sono la mia migliore amica"


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Diane von Fürstenberg: stilista, imprenditrice, ex moglie di un principe, ma, prima di tutto, donna vicina alle donne. Autrice, di recente, di un’autobiografia dal titolo “La donna che volevo essere”, edita da Marsilio, presentata ieri, a Roma, di fronte a un pubblico numeroso e ricco di volti noti. Diane è figlia di Liliane Nahmias, sopravvissuta ad Auschwitz: nasce quasi come un segno di speranza, visto che a sua madre, che di ritorno dal lager pesava soli 22 kg, era stato diagnosticato di non poter avere figli. Diane nasce in Belgio e a 24 anni sposa il principe Egon von Fürstenberg, conosciuto all’università. Con lui condividerà una grande passione per la moda.

Diane, tuttavia, non è pazza da sempre per la moda,come lui, ma vi si appassionerànel tempo, riuscendo a renderla la propria “forma di libertà”,grazie sia al proprio talento che a ingenti e felici investimenti. «A Egon non piacevano i miei vestiti», spiega, aggiungendo poi, però, quanto sia stato importante cheegli abbiacreduto in lei come donna. Egon amava una moda più “teatrale”; per Diane, invece, è sempre stata un modo per offrire alle donne la possibilità di sentirsi femminili e allo stesso tempo comode. Il suo vestito-icona è, infatti, il “Wrap dress”, un abito femminile in jersey, chiuso anteriormente da due drappi di tessuto sovrapposti e incrociatia forma di V,che mette bene in evidenza la sinuosità del corpo femminile. A Dianele donne stanno molto a cuore, non solo dal punto di vista dell’abito: “mi piace vedere che osano essere sé stesse”, dice. Ricordala situazione delle donne nel mondo, purtropponiente affatto rosea, e come “nei momenti di maggiore oscurantismo siano le prime vittime”. Si mostra fiduciosa, però, nella forza interiore del genere femminile, capace di “salvare” il mondo, perché «in fondo»,afferma,«non ho mai conosciuto una donna che non sia forte». Primo esempio incoraggiante, per la stilista belga, è la propria madre, della quale ricorda «non mi ha mai permesso di avere paura: questo è il maggior regalo che mi abbia fatto».

Diane è anche vista da molti come rappresentazione del “sogno americano”: infatti, si trasferì molto presto a New York, e fu qui che coronò la propria ascesa nel mondo della moda.Sono gli anni in cui frequenta Studio 54, discoteca newyorkese nota per le provocazioni e per la stravaganza delle serate, ed è vicina alla cerchia di Andy Warhol. Ci tiene a sottolineare, nel corso della presentazione, come sia stata molto fortunata ad aver avuto una formazione europea e una vita professionale americana:in Europa il mercato della modapiù ristretto le avrebbe riservato meno spazio e meno possibilità. Il successo, per Diane è arrivato, invece, molto forte e veloce. «Ho vissuto una vita bella…. vorrei essere ricordata come una donna che ha detto alle altre donne: “Puoi essere quello che vuoi!”». Nonostante questo, riconosce come capiti anche a lei, a volte, di svegliarsi demoralizzata: «ma capisco che la relazione più grande è quella con me stessa, sono la mia migliore amica, ho molta fiducia in me».

(A cura di Valentina Sapone – valentina_sapone@libero.it)

La donna che volevo essere ultima modifica: 2015-10-21T20:04:47+00:00 da Redazione



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