Editoriali

Ambientalista tra sacro e profano


Di:

Impianto Ilva Taranto (fonte image: puntoacapo.biz)

Taranto – CONVEGNI sull’ambiente se ne tengono tanti e la parola “ambiente” è inflazionata a Taranto al pari del numero dei suoi difensori, tra i quali vedo pullulare persino i favorevoli al raddoppio di Cementir, Eni e incremento della produzione Ilva; questi ultimi si considerano ambientalisti che sostengono la eco compatibilità, che secondo il dizionario della lingua italiana Hoepli significa “compatibile con le esigenze dell’ambiente circostante”. Lo stesso dizionario riporta due possibili definizioni di ambientalismo:” 1) teoria psicologica che assegna all’ambiente un’importanza primaria nella determinazione dei comportamenti umani e animali ; 2) movimento politico che si basa sulla difesa dell’ambiente naturale con le proposizioni confacenti”, con ciò in vista delle consultazioni amministrative faccio le mie considerazioni.

Chi sostiene la eco-compatibilità in un contesto industriale come quello di Taranto deve sapere che tale obiettivo non è possibile, in quanto le lavorazioni industriali producono innumerevoli inquinanti che da qualche parte si collocano: o in aria, o in acqua o nella terra. Nel processo di produzione dell’acciaio si parte dal carbone fossile, materia prima, che attraverso vari processi di decurtazione di sostanze con le alte temperature si trasforma e arriva al prodotto finito, ciò dopo aver perso circa il 70% del peso iniziale che in parte va nell’aria e lo ritrovano le casalinghe dei Tamburi nelle proprie case, in parte va nei terreni e lo ritrovano anche gli allevatori del circondario industriale, in parte penetra nel terreno fino alle falde acquifere, ed in parte finisce direttamente o indirettamente in mare e lo ritrovano mitilicoltori; quindi se non lo ingeriamo con gli alimenti sicuramente lo respiriamo, anche mediante il cemento presente in tutte le case. Non esiste al mondo nessuna tecnologia che faccia sparire l’inquinamento, semmai lo possiamo spostare da un settore ad un altro!

Pur contribuendo attivamente alla conoscenza dei problemi collegati all’ambiente, che provocano tante malattie gravi, non mi posso fregiare del titolo di ambientalista vero perché uso la macchina in modo assiduo, mi riscaldo col camino o il riscaldamento a gas, la cui combustione produce benzoApirene, e ,come coloro che dicono “SI” al raddoppio di tutto e che “occorre sempre capire da dove vengono le emissioni degli inquinanti se dall’industria o dalle macchine”, sono anch’io un inquinatore.


Altrettanto lo sono gli ambientalisti “doc”, quelli della sacralità ambientalista, che sostengono la chiusura dell’area a caldo e che dicono che l’ambientalismo deve essere apolitico, non connotato, o coloro che cercano disperatamente qualcuno altisonante da fuori Taranto che perori la loro causa, e coloro che dotati di una cultura stratosferica non riescono a fornire una idea su come modificare l’economia di Taranto per un ripristino in positivo delle condizioni ambientali nell’arco di un trentennio. Eppure la definizione che il vocabolario Hoepli dice è chiara: “determinare comportamenti umani e animali per ripristinare le condizioni naturali”.

Fra circa sei mesi a Taranto si voterà per il nuovo sindaco e nel profilarsi di vari candidati il sottoscritto aveva offerto la propria disponibilità, non certamente per ambizione personale, ma perseguendo l’idea di una visione futura di Taranto con economia alternativa alla grande industria, al punto da conseguire la chiusura in un tempo ragionevole che va dai 5 ai 10 anni di quest’ultima. L’idea era di lavorare alacremente con un gruppo di professionisti, esperti di settore, compresi miticoltori e allevatori, esperti di cultura e possibilmente imprenditori, con rappresentanze di lavoratori, ad un progetto per la città di riscatto economico- occupazionale e quindi sanitario ed ambientale, capace di spaziare dal mare al turismo alla cultura all’agroalimentare con l’aggregazione di portualità e aeroporto. Tutto ciò ha creato condivisione con coloro con cui mi sono interfacciato ma non l’esigenza dichiarata che sia io il candidato possibile, e nel percorso fatto ho appurato che spesso coloro che hanno la faccia dei veri profeti dell’ambientalismo sono in realtà emissari di impedimento che con l’arma sottile della disgregazione indirettamente appoggiano chi vuole che lo stato delle cose resti inalterato. Ritengo che il mio nome possa essere depennato dai possibili candidati a meno che non venga un messaggio chiaro da quella componente della società civile che ha veramente in animo le sorti della città con una visione di vera tutela ambientale”.

(Patrizio Mazza è consigliere regionale Idv)

Ambientalista tra sacro e profano ultima modifica: 2011-11-21T14:01:55+00:00 da Redazione



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