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EDILIZIA “La Foggia bella di cui non ci rendiamo conto”

La nostra città non brilla per un’edilizia particolarmente attenta ai valori estetici

AUTORE:
Geppe Inserra
PUBBLICATO IL:
22 Marzo 2024
Foggia // Note di Brasini //

La Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura ha censito 10 architetture di pregio presenti a Foggia comprendendole nel Catalogo dedicato alle architetture contemporanee di interesse storico-artistico, che raccoglie le opere più significative sul territorio nazionale, dal 1945.

Non sono tantissime, quelle che riguardano Foggia, se si tiene conto che a Bari sono stati censiti 78 beni, 35 a Taranto, 31 a Lecce. Tra i capoluoghi pugliesi, Foggia fa meglio soltanto di Brindisi (8 architetture censite) e di Barletta (4), Andria (2) e Trani (1).

Colpisce anche il lungo tempo trascorso dalla costruzione dell’ultimo edificio schedato dai curatori della ricerca, il nuovo Tribunale, completato nel 1981: da allora ad oggi, nonostante siano passati 43 anni, nessun edificio, sia pubblico che privato, si è segnalato per la sua qualità architettonica. Gli anni d’oro furono gli anni Sessanta, che non a caso coincisero con il periodo di maggior crescita, sociale, civile ed economica della città.

Una ragione di più, comunque, per conoscere ed apprezzare meglio queste perle nascoste, in qualche caso firmate da archistar del calibro di Carlo Aymonino, Luigi Vagnetti e Davide Pacanowski. Spiccano gli edifici di culto, che gettano una luce significativa sul ruolo della Chiesa nel perseguire la bellezza, ma a sorpresa è presente anche l’edilizia residenziale pubblica, che denota – per quegli anni – un apprezzabile tentativo di costruire periferie a misura di comunità, purtroppo evaporato nel corso dei decenni successivi. È invece presente del tutto marginalmente l’edilizia privata, limitata al solo caso del cosiddetto palazzo Ras di corso Cairoli.

Di seguito, elencate in ordine cronologico, le ultime cinque schede delle architetture comprese nel censimento del Ministero della Cultura, con le relative immagini. Alle altre cinque (il Santuario di Santa Maria Incoronata, il Quartiere Ina-Casa al Tratturo dei Preti, il Quartiere Ina-Casa a Viale Ofanto-rione dal Pio X), il Palazzo Ras in Corso Cairoli e gli Alloggi Popolari Ises in Via Smaldone) abbiamo dedicato un precedente articolo, che potete leggere qui.

Al termine dell’articolo, potete trovare la mappa, che compendia a colpo d’occhio le dieci opere censite. I testi delle schede sono estratti dal Catalogo della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

CHIESA DI SANT’ANTONIO (1966)

Via Filippo Smaldone

L’edificio fa parte di un tessuto urbano incoerente sviluppatosi a Sud-Est della città, circondato prevalentemente da case a pochi piani. La chiesa si compone di un’aula unica racchiusa in una geometria curvilinea. La chiesa si caratterizza per una copertura continua in calcestruzzo armato, corrispondente a metà dell’elevato. Questo si divide in due parti: un muro di tamponamento, costruito con conci di pietra calcarea ocra, impilati sul lato corto; la copertura curvilinea intonacata e dipinta di grigio. Due contrafforti di colore analogo segnano l’ingresso.

La copertura arriva a terra sul lato Sud della chiesa, mentre si avvale di una colonna a rastremazione contraria sul lato Ovest.

Una cappella sul lato Est sorge per gemmazione dall’aula principale ed è ricavata in un muro in calcestruzzo armato, sotto la grande copertura dell’intero edificio. Il muro interno alla chiesa è trattato con i medesimi conci disposti diagonalmente, in modo da ottenere un effetto strigilato della superficie.

L’intradosso della copertura ha un cassettonato ottenuto da travi disposte a raggiera secondo due centri differenti. Proprio la moderazione dell’elemento di copertura in cemento armato e la sua dimensione organica che avvolge l’edificio fino a radicarsi nel terreno sembra essere il motivo più originale. Il progettista se ne serve per porre una riflessione sul del tipo dell’edificio religioso offrendone un’interpretazione progressiva sia rispetto alla tettonica dell’edifico sia sperimentando innovazioni di carattere distributivo e funzionale.

Le schede compilate dai tecnici della Direzione motivano le ragioni dell’inserimento di ciascuna opere nel Repertorio. Tutte sono accomunate dal fatto di essere state progettate da «una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale».

La chiesa di Sant’Antonio si segnala anche perché «riveste un ruolo significativo nell’ambito dell’evoluzione del tipo edilizio di pertinenza, ne offre un’interpretazione progressiva o sperimenta innovazioni di carattere distributivo e funzionale» e «per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata.» Si tratta, insomma, di uno degli edifici più belli e interessanti presenti nel capoluogo.

A firmarla fu Davide Pacanowski, un’autentica archistar. Allievo di Le Corbusier, ha progettato a Napoli Villa Crespi, sulla collina di Posillipo, che il settimanale epoca giudicò tra le ville più belle del mondo. Di origine ebraica, venne internato a seguito delle leggi razziali nel campo di concentramento di Sepino, dove contribuì al ritrovamento dell’area archeologica, venendo insignito della cittadinanza onoraria.

CHIESA PARROCCHIALE BEATA MARIA VERGINE MADRE DELLA CHIESA (1967 – 1970)

Via de Viti de Marco, 24

Con lo sviluppo edilizio e demografico nella zona limitrofa della città, mons. Giuseppe Lenotti, vescovo di Foggia (1962 – 1981), reperì un suolo per edificare una nuova chiesa parrocchiale intitolata alla Beata Maria Vergine Madre della Chiesa a ricordo del Concilio Vaticano II.

Il progetto della chiesa fu disegnato dall’architetto Luigi Vagnetti.

Il 10 settembre 1967 monsignor Lenotti pose la prima pietra e la benedisse, ma la chiesa fu inaugurata solamente l’8 dicembre 1970 per la mancanza della pavimentazione, sempre da monsignor Lenotti.

Nel 1985 la chiesa fu restaurata. L’opera è stata inserita nel Censimento in quanto «introduce e sperimenta significative innovazioni nell’uso dei materiali o nell’applicazione delle tecnologie costruttive».

Teorico dell’architettura e del disegno, Vagnetti viene ritenuto un personaggio-chiave del dibattito architettonico italiano tra la seconda guerra mondiale e la fine del XX secolo. Aveva già lavorato a Foggia, progettando il Santuario della Madonna Incoronata. Tra le sua altre opere di spicco si segnalano la sede della Banca d’Italia a Cremona, il Palazzo dell’Urbanistica a Roma EUR, Palazzo Grande a Livorno e il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni a Roma.

BIBLIOTECA PROVINCIALE (1969)

L’edificio della biblioteca provinciale è una lunga barra con direzione Nord-Sud, al limite del tessuto urbano consolidato della città. L’edificio si compone di due parti, una leggermente arretrata rispetto all’altra. nello scarto è ricavato l’ambito d’ingresso su cui si distende un livello aggettante che segnala e protegge l’accesso all’edificio. L’elevato ha una facciata omogenea in pannelli prefabbricati in calcestruzzo e struttura a vista in acciaio, tinta in blu.

Una lunga finestra continua corre sulle facciate intercettando la luce naturale in tutte le ore della giornata. In questo modo gli spazi comuni posti al piano terra dell’edificio e di quello superiore beneficiano di una massimizzazione dell’illuminazione naturale. La distribuzione degli spazi interni è frutto della massimizzazione degli spazi. Questi sono distinti tra quelli per la consultazione a sportello aperto e il deposito dei testi e quelli più versatili per consentire alla biblioteca di “aprirsi” alle iniziate del quartiere residenziale di pertinenza. Numerosi altri ambienti sono poi destinati a sale studio e ai dipendenti.

L’edificio, pur essendo realizzato all’insegna del pauperismo linguistico e di soluzioni costruttive economiche, interpreta in maniera elegante la tipologia e il ruolo di contenitore culturale per l’intero quartiere.

Oltre che per essere stata progettata da figure di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale, l’opera si segnala perché «introduce e sperimenta significative innovazioni nell’uso dei materiali o nell’applicazione delle tecnologie costruttive» e «per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata».

A firmarla è stato Luigi Pellegrin, singolare personaggio, che maturò la passione per l’architettura accompagnando suo padre, carpentiere, che lavorava alla costruzione del complesso religioso del Buon Pastore, progettato dall’architetto Armando Brasini. Si laureò giovanissimo, e divenne un protagonista dell’Associazione per l’Architettura Organica creata da Bruno Zevi. Tra le sue opere più significative si ricordano una villa bifamiliare lungo l’Aurelia, nei pressi di Roma, completata nel 1964 e il Centro Polifunzionale di Piacenza.

Ha lavorato in tutto il mondo, realizzando opere in Venezuela, Nigeria, Ciad, Spagna, Senegal e Arabia Saudita. È stato insignito del Premio alla Carriera istituito dall’Ordine degli architetti di Roma.

QUESTURA DI FOGGIA (1980)

Via Antonio Gramsci, N. 1

La soluzione volumetrica è delineata dalla divisione funzionale tra la Questura, il Servizio di Polizia Stradale e il gruppo provinciale di P.S. La struttura distribuita su otto livelli fuori terra e due interrati, riprende i canoni dell’architettura prefabbricata. Il rivestimento è realizzato in pannelli prefabbricati in cemento a righe verticali e lamierino in alluminio della ditta Malugani. Un particolare effetto chiaroscurale è determinato dall’aggetto del parapetto sulle grandi vetrate del quarto livello e il bow-window riservato alla zona laterale.

Oltre che per essere stata progettata da figure di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale, l’opera si segnala perché «introduce e sperimenta significative innovazioni nell’uso dei materiali o nell’applicazione delle tecnologie costruttive» e «per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata».

A firmarla sono stati Vittorio Chiaia e Massimo Napolitano. Figure di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale , Chiaia e Napolitano sono stati due architetti molto attivi in Puglia. Per il loro gusto spiccatamente moderno, Bruno Zevi li definì gli americani di Bari che gli ha recentemente dedicato una mostra. Tra le opere più note, è il caso di ricordare: il palazzo dell’Enel a Bari (1957), l’hotel il Faro a Pugnochiuso (1963), la chiesa della Madonna dello Sterpeto a Barletta (1972), e sempre a Foggia il Palazzo RAS in corso Cairoli.

PALAZZO DI GIUSTIZIA (1981)

Viale I Maggio

L’edificio si trova sul lato Sud del tessuto consolidato della città. La pianta ha una geometria ellissoidale, tagliata alle estremità. Questo corpo continuo curvilineo è più basso e caratterizzato da una facciata di colore chiaro ottenuta mediante pannelli di calcestruzzo prefabbricati strigilati. Lunghe finestre a nastro corrono lungo tutto il perimetro dell’edificio, ingrandendosi sui lati corti, a Est ed Ovest. Innestato su questo corpo, si trova un edificio di colore scuro ottenuto con due barre di spessore più grande rispetto alle rispettive ortogonali, dove trovano luogo le distribuzioni verticali. L’ “appoggio” di questo corpo su quello sottostante è sottolineato dall’aggetto notevole presente a Nord e a Sud. L’edificio sovrastante ha una facciata continua “curtain wall” scansionata da montanti e orizzontamenti in metallo e tamponata con lo stesso materiale tra le diverse finestre. L’intero complesso è innestato in una collina artificiale in cui sono ricavati gli accessi di servizio ed i depositi. L’edificio di Foggia fa parte di una serie di palazzi di giustizia progettati dal noto architetto tra gli anni ottanta e novanta -insieme a quello di Torino, di Siena e molti altri – e rappresenta un passaggio fondamentale nell’evoluzione del tipo su cui l’architetto Spadolini ha modo di specializzarsi, proprio in virtù delle diverse occasioni progettuali.

Fratello di Giovanni, che fu anche presidente del consiglio, Pierluigi Spadolini è stato uno dei maggiori esperti nel campo della produzione edilizia industrializzata, nel 1987 ha vinto il Premio Compasso d’Oro. Tra le sue opere più significativa vanno ricordate la sede de La Nazione, il palazzo dei Congressi di Firenze, il Padiglione Spadolini nella Fortezza da Basso, la chiesa di Santa Maria del Redentore a Tor Bella Monaca.

LA MAPPA DEI DIECI EDIFICI

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