CulturaMacondo
Puntata numero 177. Recensione di "Gian Maria Volonté" (Pucciarelli, Castaldi, Morici, Becco Giallo 2015) e intervista a Sara Bilotti

Macondo – la città dei libri


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Logo macondo“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Raccontare la rivoluzione per immagini ∞
di Piero Ferrante
downloadDedicato a chi crede che il cinema sia svago dozzinale, un passatempo da coltivare come quella collezione di francobolli iniziata e messa a prender polvere; dedicato a chi crede che un attore sia un divo da tappeto rosso, un marcantonio con la crine divisa a metà da una riga ben fatta e il ciuffo finto-ribelle che cade a sfiorare l’occhio contornato da un accenno di eyeliner. Dedicato a chi confonde il riso con lo sguaiato, a chi crede che siano sufficienti un accendino, una scoreggia e quattro dialoghi goffi per fare un copione.

Gian Maria Volonté dedicato a quelli che Gian Maria Volonté non lo avrebbero mai digerito e a quelli che Gian Maria Volonté non avrebbe digerito. Semplicemente, Gian Maria Volontè. Punto. E basta. Gianluigi Pucciarelli, Paolo Castaldi e Giuseppe Morici non hanno bisogno d’altro per intitolare il loro graphic novel edito per i tipacci di Beccogiallo. Come a dire che non servono aggettivi, sottotitoli, rimandi, arzigogolii o abbellimenti. No, i barocchismi proprio no. Le sovrabbondanze sono roba da chi è senza argomenti. Per Gian Maria Volonté parlano i suoi personaggi. Parlano le immagini, parlano le smorfie, parlano i toni di voce, parlano le occhiate. Parlano quei baffoni che quando c’erano lo facevano anarchico e quando no giudice; parla quella barba irsuta e disperata che, quando c’era, lo rendeva guerrigliero e quando no il più borghese dei poliziotti.

Decine di film, per decine di parti, per migliaia di messaggi lanciati. Fotogrammi che trasudano militanza, scagliati contro la società come sampietrini politici. La convinzione, sorda, che non possa esistere un cinema conservatore, reazionario, borghese, senza verità, che non susciti incendi di emozioni (consiglio: guardate l’ultima scena di Sacco e Vanzetti e tutto sarà chiaro).

E allora, la domanda è: che cosa accadrebbe se i suoi personaggi – per qualche astrusa combinazione letteraria – si potessero/dovessero incontrare? Se El Chuncho, ad esempio, incrociasse la vita di Lulù? O se Teofilatto dei Lonzi perforasse per sbaglio lo sguardo di Ramòn Rojo? E’ da qui che parte il libro: da un mondo di livelli che solo la letteratura può intersecare, un mondo in cui il tempo, abbandonato tra passato e presente, è una zattera in braccio alla corrente di un oceano increspato dalla tramontana. Pucciarelli, Castaldi e Morici sono arditi, giocano uno di quei giochi complessi modello Meccano, una costruzione in cui i pezzi a disposizione sono travi di sogno da incastrare con bulloni di reale. Risultato: un libro che unisce l’evocazione delle immagini al rigore della ricerca storica. Un libro romantico (nel senso più lato e puro del termine), ai limiti del poetico, che protegge, come una mano intorno alla fiammella di una candela, quella splendida e immortale luce che è Gian Maria Volonté.

Gianluigi Pucciarelli-Paolo Castaldi-Giuseppe Morici, Gian Maria Volonté, Becco Giallo 2015
Giudizio: 4 / 5 – “ti vedo e ti piango”
Da leggere ascoltando: Ennio Morricone, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
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Intervista a Sara Bilotti
di Marilù Oliva
saraSe dico che l’autrice napoletana Sara Bilotti è brava, bella, in gamba, acuta, ironica e piena di luce sembro di parte, perché sono sua amica. Ma chi la conosce e ha avuto modo di apprezzarla, sa di cosa sto parlando. In molti hanno amato la sua prima avventura nel mondo editoriale, la raccolta di racconti Nella carne, con cui Sara ci ha fatto conoscere una scrittura piena di grazia e forza, capace di entrare nel vivo della passione, delle ferite, delle ombre. Una scrittura che ho ritrovato anche nella grande avventura che l’editore Einaudi ha voluto portare avanti con lei: una trilogia erotica tinta di tensione e noir, di cui parleremo nell’intervista sotto. E’ uscito Il perdono, terzo libro di questo progetto legato al personaggio di Eleonora, la protagonista, dopo L’oltraggio e dopo La colpa.

Ecco la sinossi de Il perdono:
Le mattine di sole nell’accogliente campagna toscana hanno reso più dolce la vita di Eleonora. Da quando si è trasferita nell’agriturismo di Emanuele, ha per la prima volta sentito di appartenere a un luogo, e a un uomo. Lui sa far vibrare ogni corda del suo desiderio, anche la più inconfessabile, e le ha offerto un nido dove trovare pace. Ma Eleonora non può trovare pace, perché nel suo cuore c’è anche un altro uomo, Alessandro, che per giunta è il fratello minore del suo compagno.
Il fragile equilibrio si rompe quando Emanuele tradisce la fiducia di Eleonora. Lei reagisce scappando, come fa da sempre. Per troppi anni è fuggita da se stessa, dall’offesa imperdonabile della mancanza d’amore. Ora però è arrivato il momento di fare i conti con il passato, per quanto doloroso. È arrivato il momento di capire, di scegliere. Forse il suo corpo sa già la verità, perché il corpo sa tutto.

Vorrei partire con un tributo ad Eleonora, che ho trovato di un’umanità intensa. Sei stata molto brava a restituirla al lettore in tutte le sue debolezze, facendo di lei una protagonista differente, non stereotipata, protesa verso le situazioni, le atmosfere, le suggestioni della bellezza. Se mi chiedessero di inquadrarla nelle sue qualità di personaggio narrato, io risponderei: la sincerità e la capacità percettiva. Sei d’accordo? Vuoi aggiungere altro?
Sono assolutamente d’accordo, (difficile che non sia d’accordo con te!). Aggiungo solo che il prevalere dell’istinto, in una donna come Eleonora, provoca tormento proprio a causa della sua capacità percettiva, ed è per questo che a tratti la mia protagonista diventa quasi respingente: il tormento e il senso di colpa spesso provocano comportamenti autolesivi e una certa incoerenza.

Nella domanda precedente ho nominato la bellezza. Ti chiedo se mi dai una definizione di quello che è per te la bellezza e se sei d’accordo che sia, in parte, anche essa il filo conduttore della ricerca di Eleonora.
Lo studio dei classici mi ha insegnato che la bellezza è spesso terrore. Sembrerebbe una definizione negativa in assoluto, eppure è proprio in tale stato di paura che proviamo la sensazione di intuire il senso profondo della vita. Lo smarrimento nei confronti della natura, di un opera d’arte, di un sentimento potente, ci avvicina a noi stessi in modo violento. Ecco perchè, come giustamente dici, il filo conduttore della ricerca di Eleonora è la bellezza: solo grazie a essa riesce a ritrovare frammenti di identità che ha perduto durante il cammino.

Continua a leggere l’intervista sul Libroguerriero, il sito di Marilù Oliva
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Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2015-05-22T18:13:46+00:00 da Redazione



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