A Foggia una testimonianza drammatica e intensa contro la violenza domestica ha riportato al centro del dibattito il tema delle relazioni abusive e della difficoltà di uscita dai matrimoni segnati da controllo e maltrattamenti.
Protagonista della vicenda è Giovanna, che per 32 anni ha subito violenze fisiche e psicologiche da parte del marito, arrivando più volte in pronto soccorso con costole rotte e vivendo aggressioni anche davanti ai figli.
La sua storia inizia quando era appena adolescente. Dopo aver conosciuto quello che sarebbe diventato suo marito a 13 anni, si ritrova a 16 anni già madre. Da lì, racconta, inizia un progressivo isolamento: divieti di uscire, di vedere la famiglia, di truccarsi o anche solo di vivere una quotidianità autonoma. Una condizione di controllo costante e isolamento sociale, aggravata da difficoltà economiche e dalla nascita di altri figli.
“Tu non esci, resti a casa con la bimba. Non andare dai tuoi genitori, non devi più frequentare le tue amiche”, ricorda Giovanna. E ancora: “Lo smalto mi era vietato. Il trucco mi era vietato”.
Con il passare degli anni, la situazione peggiora ulteriormente. Il marito, secondo il racconto, esercita un controllo sempre più ossessivo, fino a trasformare ogni gesto quotidiano in un pretesto per la violenza. “Contava le sigarette, poi passava al telefonino e mi faceva il terzo grado, fino a trovare il pretesto per picchiarmi”, racconta.
La svolta arriva solo dopo anni di sofferenza, quando Giovanna trova un lavoro nell’assistenza agli anziani, esperienza che definisce determinante per la sua rinascita personale. Inizia a confidarsi con colleghe e amiche, fino a maturare la forza di opporsi apertamente.
“Se provi ancora a picchiarmi ti denuncio”, è la frase con cui per la prima volta spezza il ciclo della violenza fisica, anche se quella psicologica prosegue ancora per anni.
Nel 2005 affronta un periodo di forte depressione, durante il quale confessa: “Non nego di aver pensato in più di un’occasione di togliermi la vita, ma l’amore per i miei figli ha sempre prevalso”.
Con il tempo i figli lasciano la casa e Giovanna prende coscienza della propria condizione: “Mi rendevo conto che non era vivere, ma sopravvivere”. Decide infine di lasciare il marito e trasferirsi al Nord, dove oggi vive in libertà.
“Ho perdonato, ma non ho dimenticato”, afferma oggi.
La sua testimonianza è stata condivisa durante l’incontro “Oltre la paura”, promosso da Azzurro Donna nella Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte di Foggia.
Rivolgendosi alle donne vittime di violenza, Giovanna lancia un messaggio: “Potete farcela, confidatevi sempre con qualcuno, rivolgetevi ai Centri Antiviolenza, senza timore e senza vergogna”.
Nel suo intervento ha anche rivolto un appello alle istituzioni: “Bisogna cambiare il sistema. Nel momento in cui una donna denuncia, spesso viene allontanata insieme ai figli. Perché? Che colpa hanno? Si dovrebbe allontanare il carnefice e non la vittima”.
La vicenda è stata ricordata anche come monito sociale durante l’incontro, ribadendo come la violenza sulle donne rappresenti una emergenza collettiva e non privata, da affrontare con strumenti più efficaci di tutela e prevenzione.
Lo riporta foggiatoday.it.



