Manfredonia. Maggio e giugno sono i mesi in cui, nelle chiese parrocchiali, si celebrano tradizionalmente i sacramenti della Prima Comunione e della Cresima. Un tempo, le ragazze e i ragazzi che facevano la Prima Comunione (per chi se lo poteva permettere) venivano festeggiati in famiglia con i parenti, tra lauti pranzi e regali in oro (collanine, braccialetti e orecchini).
Erano giorni semplici ma pieni di emozione, vissuti con rispetto, fede e tanta attesa da parte delle famiglie.
Ricordo che nel 1957 feci la Prima Comunione insieme a mia sorella Gina, che era di un anno più piccola di me. Mia madre quel giorno ci svegliò di buon mattino per lavarci a turno “pe stregghiarce dalla chepe ai pite”. All’epoca si faceva il bagno in grosse tinozze di zinco. Qualche giorno prima della Comunione mi ero confessato da un prete che mi conosceva benissimo e, sinceramente, avevo difficoltà a raccontargli tutte le “marachelle”, i peccati mortali e veniali che avevo commesso insieme ai miei amici.
Per noi bambini di allora, la Prima Comunione rappresentava davvero un momento importante della crescita.
Sempre il giorno prima della Comunione, mio padre mi portò dal barbiere, un certo Michele D’Errico detto “Calòcce”, persona spiritosa e grande invalido della Prima guerra mondiale, in una bottega solitamente fumosa perché frequentata da anziani che “peppiavene i zecàrle” (fumavano sigari). Questi mi rasò i capelli quasi a zero con una macchinetta azionata a mano che pizzicava terribilmente e mi lasciò un solo ciuffettino davanti, come si usava portare i capelli in quegli anni: “i capille alla Umberte”.
Anche il taglio dei capelli diventava quasi un rito, un piccolo passaggio verso quel giorno tanto atteso.
La domenica mattina, giorno della mia Prima Comunione, mio padre fece venire “a carrozze pu cavalle” con il cocchiere a prenderci a casa. Questi, che era tra l’altro amico di mio padre, ci accompagnò da via Gian Tommaso Giordani, dove abitavamo, fino alla chiesa Stella Maris.
In quegli anni persino il tragitto verso la chiesa sembrava una festa.
Dopo il rito religioso in chiesa e una breve festicciola nel salone delle suore “Stella Maris”, le nostre catechiste ci portarono alla villa comunale per la foto ricordo.
Quella fotografia, custodita gelosamente in molte case, rimane ancora oggi una preziosa testimonianza del tempo passato.
Sempre in quegli anni era usanza far partecipare le ragazze e i ragazzi che avevano fatto la Prima Comunione a varie processioni, in particolare a quella del Corpus Domini.
La religione, allora, era vissuta non solo in famiglia ma anche nelle strade e nei quartieri della città.
Un tempo i vestiti che le ragazze e i ragazzi indossavano per la Prima Comunione venivano cuciti a mano da sarte e sarti locali o dagli stessi familiari.
Ogni abito raccontava sacrifici, risparmi e l’amore delle mamme per i propri figli.
Ricordo, sempre in quegli anni, che la penitenza più grande per noi ragazzi, ai quali piaceva giocare al pallone ovunque, era quella di andare alle lezioni di catechismo in parrocchia controvoglia o in ritardo.
Eppure, nonostante qualche protesta, nessuno voleva rinunciare a quel giorno speciale.
In alcune chiese come la Stella Maris, Croce, Carmine e Cattedrale era usanza festeggiare i bambini con pasticcini e altre leccornie.
Erano piccoli gesti che bastavano a rendere felici grandi e piccini.
Da molti anni le cose sono cambiate. Dagli anni ’70-’80, i ragazzi che fanno la Prima Comunione o la Cresima vengono festeggiati in chiassosi e affollati ristoranti, dove si mangia come se si partecipasse a un pranzo matrimoniale.
La semplicità di una volta ha lasciato spazio, col tempo, a festeggiamenti sempre più sfarzosi e costosi.
Tuttora, alla fine del pranzo, la festa di Prima Comunione o Cresima si conclude con la torta e le bomboniere ai parenti e agli amici partecipanti al banchetto.
Ma il ricordo più bello, ieri come oggi, dovrebbe restare il significato religioso e umano di quel giorno speciale.
(A cura di Franco Rinaldi, Manfredonia 21.05.2017)
FOTOGALLERY














Caro signor Franco Rinaldi mi ha smosso un bellissimo ricordo
Prima si faceva festa in casa,si allestiva il tavolo con la tovaglia intagliata del corredo,i bicchieri e piatti buoni e con piccole leccornie fatte in casa si faceva festa
Bei ricordi
Ora sperpero di soldi,fare a chi fa più bello l’allestimento e poi…….il valore del sacramento?????
Mahhhhhh