Editoriali

E-cig: lo Stato cambia idea


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E Cig (statoquotidiano@)

CLAMOROSO dietrofront del ministro della Salute Beatrice Lorenzin del Pdl che ha affermato di recente l’intenzione di considerare la cosiddetta sigaretta elettronica (o e-cig) al pari di farmaci quali cerotti e pastiglie contenenti nicotina e, di conseguenza, vendibili solo in farmacia e parafarmacia. Facile immaginare come in tale decisione abbia influito il parere di alcuni politici quali i senatori del PDL Andrea Mandelli presidente della Federazione Ordine Farmacisti Italiani, Luigi D’Ambrosio Lettieri Presidente dell’Ordine Farmacisti di Bari.

Furente il presidente Massimiliano Mancini dell’Associazione nazionale fumo elettronico (Anafe). “La direttiva europea – ha spiegato- è in contrasto col parere del Consiglio superiore di sanità che lo scorso 4 giugno ha chiaramente detto che la sigaretta elettronica non può essere considerato un farmaco”. L’annuncio ufficiale dovrebbe avvenire nei primi giorni di luglio, nel corso del Consiglio europeo dei ministri della Salute a Lussemburgo, durante il quale si stabilirà che ogni sigaretta elettronica con un milligrammo di nicotina o più debba essere considerata come un farmaco vero e proprio mentre, se la quantità è inferiore, un prodotto per tabaccai.

Con le nuove norme in vigore le e-cig saranno vietate ai minori e pertanto nelle scuole, oltre a essere sconsigliate alle donne in gravidanza e a quelle che allattano ma non saranno vietate in luogo pubblico. Almeno per ora. E sembra anche che il 75% della superficie delle scatolette sarà occupata da immagini choc sull’effetto del tabagismo.

La cosa strana è che la sigaretta elettronica esiste da diversi anni ma finora quasi nessuno sembrava esprimere preoccupazioni in merito alla loro presunta pericolosità, alcune di queste, infatti, diffondono nell’ambiente solo vapor acqueo e diversi tipi di aromi. La maggior parte delle sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene (oltre 300) sono prodotte nella combustione di una comune sigaretta contenuta nel residuo del fumo ottenuto per allontanamento dell’acqua e della nicotina.

L’episodio delle e-cig costituisce l’ennesimo esempio di disorganizzazione da parte della ministero della Sanità il quale, dopo aver consentito l’apertura di centinaia di esercizi commerciali in tutto il territorio italiano, in risposta al boom delle vendite, ora potrebbe decretarne la rapida chiusura in risposta a normative che hanno più a che vedere con spinte da parte di interessi particolari che con la salute umana.

In questi giorni luminari come Ettore Novellino, insegnante presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli, nonché Consigliere della Regione Campania (Gruppo PdL) hanno sottoposto ad analisi su alcune liquidi contenuti nelle e-cig trovando valori anche molto elevati di metalli pesanti quali piombo, di arsenico, cadmio, cromo.

Secondo un’indagine dell’Istituto superiore di sanità insieme alla Doxa, circa 500mila fumatori utilizzano in Italia regolarmente le sigarette elettroniche. Paradossale che solo ora si cerchi di creare una normativa che riguarda migliaia di e-cig, alcune totalmente prive di nicotina, altre con valori che superano i 4mg. E, aspetto ancora più paradossale nella vicenda, sembra che pochi abbiano mostrato la stessa puntigliosità nell’analisi delle comuni sigarette, dai documentati e evidenti effetti ben più gravi sulla salute.

(A cura di Agostino Del Vecchio – a.delvecchio@statoquotidiano.it)

E-cig: lo Stato cambia idea ultima modifica: 2013-06-22T21:39:53+00:00 da Agostino del Vecchio



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