MANFREDONIA (FOGGIA) – La questione delle concessioni balneari torna al centro del dibattito politico e imprenditoriale, con il decreto sugli indennizzi ancora in fase di definizione e i timori di un possibile scontro tra istituzioni e categoria.
Mentre il governo lavora per mettere a punto il testo, i rappresentanti dei balneari restano scettici e chiedono garanzie concrete.
Il decreto, che dovrebbe regolare gli indennizzi per le imprese che potrebbero perdere le concessioni demaniali in applicazione della normativa europea sulla Bolkstein, è ancora in attesa di approvazione definitiva
. I ministeri delle Infrastrutture e dell’Economia stanno finalizzando il testo, che ha già superato alcune verifiche tecniche, come quella della Ragioneria di Stato, e ora attende il via libera del Consiglio di Stato prima di arrivare in Parlamento.
Le anticipazioni parlano di canoni di concessione più bassi e di indennizzi più generosi rispetto alle prime versioni, ma i rappresentanti delle cooperative balneari non sono ancora soddisfatti. Legacoop ha sottolineato come gli indennizzi non possano essere simbolici, chiedendo che siano commisurati al reale valore commerciale delle imprese e alle spese sostenute negli ultimi anni per migliorare le proprie aree.
Il sindacato dei balneari, il Sib, si mostra ancora più critico.
Il presidente Antonio Capacchione, dal lido di Margherita di Savoia, ha dichiarato che bisognerà aspettare il testo ufficiale e il parere del Consiglio di Stato prima di esprimersi. “Se gli indennizzi non saranno effettivi, rischiamo di aprire una lunga battaglia legale”, ha avvertito.
Tra le previsioni del decreto, ci sono la riduzione del 4,5% dei canoni di concessione, proseguita negli ultimi due anni, e la possibilità di calcolare gli indennizzi considerando le spese sostenute per opere conformi alle concessioni e agli strumenti urbanistici vigenti.
Il governo ha inoltre confermato l’impegno a bandire gare pubbliche per le concessioni balneari entro il 2027, ma i balneari chiedono che siano garantiti investimenti recenti e che le nuove gare vengano avviate senza ulteriori ritardi, come richiesto dall’Unione Europea e dalla normativa sulla Bolkstein.
Insomma, la strada verso una soluzione definitiva è ancora lunga.
La categoria aspetta con ansia chiarimenti e garanzie, mentre il governo cerca di trovare un equilibrio tra le esigenze di tutela del patrimonio pubblico e le aspettative degli operatori. La partita, ormai, si gioca anche sul rispetto delle scadenze europee e sulla capacità di trovare un punto di incontro tra tutti gli attori coinvolti.



