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MANFREDONIA SANITA' Manfredonia, scoppia il caso dei prelievi domiciliari: segnalati disagi per pazienti oncologici, anziani e donne in gravidanza

Secondo quanto riferito, attualmente sarebbero autorizzati al massimo due prelievi domiciliari al giorno, creando notevoli disagi per molti utenti

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
22 Giugno 2026
Manfredonia // Medicina //

Negli ultimi giorni sono giunte numerose segnalazioni da parte di cittadini, in particolare pazienti oncologici, persone anziane e soggetti fragili, in merito alla sospensione o alla forte limitazione del servizio di prelievi ematici domiciliari presso il Laboratorio Analisi di Manfredonia.

Secondo quanto riferito, attualmente sarebbero autorizzati al massimo due prelievi domiciliari al giorno, creando notevoli disagi per molti utenti. In passato, alcuni infermieri prelevatori, anche attraverso contributi volontari o per semplice spirito di servizio e cortesia, mettevano a disposizione il proprio tempo e la propria professionalità per garantire assistenza a domicilio, soprattutto ai malati oncologici, ai possessori del codice 048 e agli anziani, evitando loro spostamenti particolarmente gravosi, soprattutto in questi giorni caratterizzati da temperature elevate.

Ulteriori segnalazioni riguardano l’organizzazione del servizio all’interno del laboratorio, dove, a quanto riferito, non vi sarebbero percorsi preferenziali neppure per le donne in gravidanza e per altre categorie fragili in attesa di effettuare il prelievo.

Emergono inoltre nuovi elementi sulla vicenda. Gli infermieri prelevatori sostengono che nel 2025 sia stata formalmente richiesta e ottenuta un’autorizzazione per l’effettuazione del servizio di prelievo ematico domiciliare. La dirigente del Laboratorio Analisi, la dottoressa Gravina, avrebbe infatti manifestato la disponibilità della struttura ad accettare i campioni ematici prelevati da infermieri esterni, purché nel rispetto delle procedure previste.

Tuttavia, nelle ultime settimane, si sarebbe registrato un atteggiamento di chiusura da parte del personale infermieristico addetto alla sala prelievi che, secondo le segnalazioni raccolte, avrebbe modificato le modalità operative senza alcuna autorizzazione dirigenziale, arrivando in alcuni casi a rifiutare l’accettazione dei campioni ematici. Agli infermieri prelevatori sarebbe stato inoltre comunicato che sarebbe possibile effettuare soltanto un prelievo domiciliare al giorno, limitazione che di fatto ridurrebbe drasticamente un servizio considerato essenziale per molti cittadini.

Gli stessi operatori segnalano di aver subito comportamenti ritenuti denigratori, intimidatori e offensivi e sottolineano che la prestazione infermieristica occasionale è prevista e consentita dalla normativa vigente. Il rifiuto di accettare i campioni ematici, secondo quanto evidenziato, rischierebbe di incidere sul diritto fondamentale alla tutela della salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana.

La situazione appare ancora più delicata considerando che l’ASL e gli altri servizi di assistenza domiciliare non riescono spesso a far fronte all’elevato numero di richieste provenienti dal territorio sipontino. Attivare servizi di assistenza domiciliare integrata per il solo bisogno di un prelievo ematico comporterebbe infatti un impiego di risorse che potrebbero essere destinate prioritariamente ai pazienti critici, cronici e maggiormente bisognosi di assistenza sanitaria domiciliare, con il rischio di incidere negativamente anche sulla qualità dei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza.

Secondo i segnalanti, favorire e regolamentare il servizio svolto dagli infermieri prelevatori rappresenterebbe invece un vantaggio sia per i cittadini sia per il sistema sanitario locale. Inoltre, viene evidenziato un possibile riflesso economico: molti cittadini, vedendosi negata la possibilità di usufruire del servizio di prelievo domiciliare attraverso il sistema pubblico, potrebbero rivolgersi ai laboratori privati presenti in città, con un conseguente impatto negativo anche sulle entrate della struttura ospedaliera.

Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere comunale Daniele Spano, vicepresidente della Commissione Salute del Comune di Manfredonia, che si è recato personalmente presso il Laboratorio Analisi per chiedere chiarimenti. Accompagnato dalla dottoressa Gravina, ha incontrato il personale in servizio senza tuttavia ricevere spiegazioni chiare e univoche sulle ragioni del blocco o delle limitazioni del servizio. Dall’incontro sarebbe emersa soltanto una situazione di generale confusione, con motivazioni differenti fornite dai vari operatori.

La questione è stata portata all’attenzione della Commissione Salute e del Sindaco di Manfredonia, con l’auspicio che venga fatta piena chiarezza sulla vicenda, individuate eventuali responsabilità e ripristinato al più presto un servizio ritenuto fondamentale per la tutela dei cittadini più fragili e dei malati del territorio.

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