È il DNA trovato su un cappellino perso durante la fuga uno degli elementi chiave che ha portato all’arresto di Luca Ceglia, 43 anni, dipendente della Cartiera, finito in carcere con l’accusa di omicidio premeditato di Giacomo Mongiello, 45 anni, ucciso a Foggia la sera del 2 agosto 2024 in via Sbano.
L’indagine della Squadra Mobile, coordinata dal procuratore aggiunto Rosa Pensa e con il gip Loretta Plantone, ipotizza una dinamica ancora tutta da chiarire, nella quale resta aperto anche il tema dello scambio di persona. Secondo questa ricostruzione, non supportata da certezze definitive, il vero obiettivo del killer potrebbe non essere stato Mongiello, ma un altro uomo, A.P., foggiano già noto alle forze dell’ordine e molto simile alla vittima.
Mongiello fu raggiunto da due colpi di fucile esplosi da un uomo in bicicletta nei pressi della sua abitazione. Soccorso e trasportato in ospedale, riuscì inizialmente a parlare agli inquirenti, raccontando: “mi ha sparato uno in bicicletta”. Morì due giorni dopo per le gravi lesioni alla milza.
L’ipotesi investigativa dello scambio di persona si inserisce in un contesto criminale complesso, che coinvolge anche precedenti fatti di sangue nella stessa area. A.P., individuato dagli investigatori come possibile bersaglio alternativo, avrebbe manifestato intenzioni di vendetta legate all’omicidio di Nicola Di Rienzo, ucciso nel 2022. Il padre dell’attuale indagato, Antonio Pio Ceglia, è stato condannato per quel delitto.
Tra gli elementi centrali dell’accusa figura il cappellino blu con visiera perso dal killer durante la fuga. Un testimone ha raccontato di averlo visto cadere e di averlo poi fatto gettare in un cestino. Su quel berretto, secondo gli accertamenti, sarebbero state individuate tracce biologiche riconducibili a Luca Ceglia, ritenute dagli investigatori un riscontro decisivo.
Ulteriori elementi sono stati raccolti attraverso le immagini di 18 sistemi di videosorveglianza, testimonianze e analisi della scientifica, che avrebbero rilevato anche residui compatibili con polvere da sparo su indumenti abbandonati dal presunto killer.
Nel fascicolo compare anche una telefonata anonima al 113 del 6 agosto 2024 in cui un interlocutore afferma: “volevo darvi un’informazione sull’omicidio di via Sbano. Mi hanno detto che è stato un certo Luca Ceglia”. Gli inquirenti stanno valutando l’attendibilità della segnalazione e i possibili legami con ambienti vicini alla vicenda.
Ceglia, ascoltato in passato come testimone, aveva dichiarato di non conoscere Mongiello e di aver appreso del delitto solo dai media. Aveva inoltre riferito di non utilizzare la bicicletta per motivi di salute e si era rifiutato di fornire spontaneamente il proprio DNA, circostanza che ha poi portato al prelievo coatto autorizzato.
Secondo il giudice, gli indizi a carico dell’indagato sarebbero molteplici: compatibilità del DNA, somiglianza fisica con il presunto killer, disponibilità di una bicicletta elettrica ritenuta compatibile con quella utilizzata nell’agguato, una possibile incongruenza sulle sue condizioni fisiche e il rifiuto iniziale del campione biologico.
Resta però aperto il nodo centrale del movente, ancora oggetto di approfondimento da parte degli investigatori, che non escludono del tutto la pista dello scambio di persona in un delitto che continua a presentare zone d’ombra.
Lo riporta lagazzettadelmezzogiorno.it.



