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Comitato: “riflettori sull’inceneritore di Sant’Agata”


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Foggia – ANCORA polemiche sulla centrale che la holding ravennate TRE (Gruppo Tozzi) prevede di realizzare alle porte del borgo subappeninico di Sant’Agata, il “balcone della Puglia” bandiera arancione del Touring Club.

Si tratta di una centrale termoelettrica ad agromasse fra le più importanti in Italia, più grande del “forno” della Marcegaglia costruito nelle campagne del Tavoliere nei pressi dei borghi Mezzanone e Tressanti, anche questo presentato inizialmente come centrale a biomasse e rivelatosi ben presto un inceneritore di rifiuti vero e proprio. Adesso, potrebbe vedere la luce anche questo secondo termovalorizzatore in provincia di Foggia. L’impianto AgriTRE infatti è già in possesso di tutte le autorizzazioni, oltre che essere già iscritto nella graduatoria per gli incentivi del GSE, e si trova in fase di reperimento delle risorse – almeno 50 milioni di euro – necessarie per la cantierizzazione.

Ma l’opposizione del Comune di Sant’Agata ritorna a chiedere conto dello “stato dell’arte” dell’operacontestata ; e recentemente inserita fra le vertenze “calde” dall’osservatorio nazionale NIMBY FORUM (dove curiosamente è stato, invece, tolto l’inceneritore ETA di Manfredonia, non prima di lasciare il testimone all’eolico offshore). La consigliera di minoranza, Giuseppina Cutolo del PD, socia dell’associazione ambientalista riconosciuta Italia Nostra, ha ritenuto come, nella campagna elettorale appena conclusa, il tema sia stato glissato dal neosindaco Luigi “Gino” Russo. Né hanno trovato ad oggi un riscontro le sollecitazioni di Tonino Soldo di Legambiente Foggia rivolte al nuovo primo cittadino santagatese ed al suo omologo foggiano, Franco Landella, quest’ultimo alle prese con un’altra centrale a biomasse, quella di borgo Eridania (Rignano Garganico Scalo) il cui caso è finito recentemente in parlamento ad opera del M5S.

Dissenso aperto sulla vecchia gestione di Sant’Agata di Puglia, ma ponderato silenzio sul caso dell'”inceneritore del Viticone” da parte di Russo e del suo movimento civico «CambiaMenti», passività e mancanza di una vision e di una concreta prospettiva sui Monti Dauni, in contrapposizione alla centrale simbolo dell’antisviluppo e della sottomissione degli interessi dell’agricoltura di qualità e del turismo all’industria delle fonti rinnovabili: secondo la professoressa Pina Cutolo, vi sono però ancora tutta una serie di adempimenti formali ed oneri economici che la società ravennate dovrebbe aver già sostenuto prima di incominciare la (ormai prossima?) cantierizzazione dell’opera, come il deposito di fideiussioni bancarie, la stipula degli appalti e le procedure d’acquisto delle principali tecnologie impiantistiche (caldaia, filtri, ecc.); inoltre, si chiede notizia dell’indagine epidemiologica preliminare prescritta dal comitatio VIA provinciale, dei contratti di approvvigionamento del combustibile (in prevalenza paglia, come da progetto) e della fornitura del calore in esubero nei confronti di serre che dovrebbero sorgere nelle vicinanze della centrale, come già avviene per la vicinissima turbogas di Candela. Queste domande sono state protocollate all’attenzione del consiglio comunale di Sant’Agata di Puglia unitamente alla richiesta di costituzione di una commissione consiliare tematica.

Fonte: 3 Santi all’Inferno – http://noinceneritoretressanti.blogspot.com

Redazione Stato

Comitato: “riflettori sull’inceneritore di Sant’Agata” ultima modifica: 2014-07-22T00:56:03+00:00 da Redazione



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