MANFREDONIA – Tra pochi giorni ricorrerà il tuo onomastico, Annina mia. Ogni anno venivo a portarti gli auguri nella sede del giornale di via Tribuna. Lasciavo lì un pensiero e qualche lacrima nascosta.
Oggi voglio ricordarti così, cara amica e giornalista.
Ti vidi passare e non ebbi il coraggio di parlarti. Forse perché certi affetti si custodiscono nel silenzio.
Io ricordo Anna: mai da sola, ma sempre accompagnata dalla sua musica dell’anima, da mille parole che sgorgavano dalle labbra.
Ricordo Anna quando la città si riempiva di vita e oggi, invece, la immagino in alta quota, sospesa su una nuvola, tra il vento e le onde.
Ricordo Anna seduta alla sua scrivania, con il ritmo cadenzato di una poesia, capace di trasformare ogni parola in emozione.
Parlo di Anna come parlerei di una sorella, come di una sera calata troppo in fretta, senza luna e senza più avventura, come una barca ferma sulla riva, legata a una corda.
Canto Anna con un atto d’amore e di vita. Anna che mi sfugge tra le dita come un’ombra, Anna presente in ogni stanza e, allo stesso tempo, già lontana.
Se oggi mi chiedete chi fosse Anna, vi risponderò che è ancora vera. Vive nel ricordo di chi l’ha conosciuta, nello sguardo con cui sapeva accogliere le persone, nelle parole che ha lasciato e nell’affetto che continua a unire quanti le hanno voluto bene.
Come quella sera in cui, con un solo sguardo, seppe benedire la mia anima. E quello sguardo, ancora oggi, non mi ha mai lasciato.
A cura di Claudio Castriotta



