Un sistema costruito per trasformare il denaro contante di provenienza illecita in risorse apparentemente pulite, sfruttando una rete di società cartiere, bonifici bancari e trasferimenti internazionali. È questo il quadro ricostruito dalla Procura della Repubblica di Napoli, che ha portato all’esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo per oltre 21 milioni di euro nei confronti di società e persone coinvolte in un’articolata frode fiscale legata all’emissione e all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
L’operazione rappresenta uno sviluppo di un’indagine più ampia avviata dalla magistratura partenopea e già sfociata, nello scorso gennaio, nell’esecuzione di cinque misure cautelari nei confronti di soggetti originari della provincia di Napoli. Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero organizzato un vero e proprio sistema di “underground banking”, una sorta di banca clandestina capace di movimentare ingenti somme di denaro fuori dai normali circuiti finanziari.
Come funzionava il sistema
La ricostruzione investigativa descrive un meccanismo preciso e collaudato. Alcune società cartiere emettevano fatture per operazioni inesistenti nei confronti di imprese operanti nel commercio dei materiali ferrosi. Le aziende destinatarie provvedevano al pagamento attraverso bonifici bancari, facendo apparire regolari le transazioni.
Una volta ricevute le somme, le società emittenti trasferivano rapidamente il denaro su conti correnti esteri. Successivamente, agli utilizzatori delle fatture false veniva restituito denaro contante, trattenendo una commissione per il servizio svolto. Un sistema che consentiva, da un lato, di reinserire liquidità nei circuiti economici e, dall’altro, di ottenere indebiti vantaggi fiscali grazie alla contabilizzazione di costi inesistenti.
I soldi finiti all’estero
Le cifre ricostruite dagli investigatori sono particolarmente rilevanti. Secondo la Procura, circa 134 milioni di euro sarebbero stati trasferiti verso conti correnti esteri.
La destinazione principale sarebbe stata la Germania, con circa 51 milioni di euro, seguita dall’Irlanda con 39 milioni e dalla Cina con altri 20 milioni. Ulteriori flussi sarebbero stati indirizzati in Danimarca, oltre che in Spagna, Lussemburgo, Bulgaria, Belgio e Paesi Bassi, delineando una rete finanziaria internazionale utilizzata per disperdere le tracce del denaro.
Il sequestro e le indagini
Su richiesta della Procura di Napoli, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto un sequestro preventivo, anche per equivalente, fino alla concorrenza del profitto del reato, quantificato in oltre 21 milioni di euro.
Il provvedimento è stato eseguito dai militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, con il supporto dei Comandi Provinciali di Napoli, Salerno, Caserta, Brescia, Ferrara, Benevento, Monza e Forlì-Cesena. Le indagini, iniziate alla fine del 2024, sono partite dall’analisi di alcune movimentazioni finanziarie ritenute anomale sul conto corrente di un accollatore napoletano e si sono sviluppate attraverso approfondimenti economico-patrimoniali, accertamenti tecnici, investigazioni finanziarie e perquisizioni.
Trentuno persone coinvolte
Complessivamente risultano 31 gli indagati, a vario titolo, per i reati contestati di emissione e utilizzo di fatture false. La Procura ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che i provvedimenti adottati sono suscettibili di impugnazione. Per tutti gli indagati resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.



