“Mi è sgusciato accanto come il vento quando ha accelerato il passo....”

Michele Placido fra luoghi dell’infanzia, teatro e festa patronale

Ad Ascoli Satriano presenta domani lo spettacolo ‘Federico II’


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La consuetudine per Michele Placido di essere ad Ascoli Satriano in agosto è datata da sempre. Domani presenterà lo spettacolo “Federico II” nel castello ducale da poco restituito ai cittadini. Una consuetudine, dicevo, da quando giovanissimo partì alla volta di Roma, prima per esercitare il mestiere di poliziotto che non ha mai dimenticato di ricordare, e poi per iscriversi ai corsi dell’Accademia d’Arte Drammatica. Da cui è stato consacrato Attore di successo e, quasi senza soluzione di continuità, Regista di straordinaria capacità comunicativa.

Il paese natale

Ascoli è stata ed è un punto fermo della sua vita. Di solito leggiamo notizie simili per i Vip stranieri, quando le cronache registrano il loro attaccamento ai luoghi di infanzia, agli amici di una volta, ad una certa semplicità di vita che appare quasi inconciliabile con la fama che li accompagna. Tutto questo si è verificato sempre per il Maestro Michele Placido. Non c’è articolo di giornale del passato in cui lui non ricordi il paesino natale e la sua numerosa, bella e unita famiglia.
Le famiglie di una volta, con tanti figli, capaci di vivere all’unisono, indipendentemente dalle strade scelte nella vita. La sua casa paterna è sempre là, di fronte alla Cattedrale, in una posizione centrale e strategica per vivere intensamente i pochi giorni ma costanti con cui ritorna alle atmosfere della sua infanzia. E nella piazzetta antistante hanno giocato anche i suoi figli, legatissimi alla matriarca di famiglia, la nonna Maria, venuta a mancare non molto tempo fa.
Il cuore pulsante della famiglia, cui si sono aggiunti tanti nipoti amatissimi.

“Del perduto amore”

Un’immagine indelebile della sua casa paterna il Maestro l’ha affidata alla immortalità del cinema, quando nel film “Del perduto amore” – incentrato sulla vita di una raffinatissima e coltissima ragazza del posto, morta prematuramente, di nome Liliana Rossi – è stata scelta la piazza di un paesino del Sud che richiamasse gli anni ’50 nella disposizione dei luoghi a lui cari.
Una scelta felice. Per noi ascolani è stata assicurata la possibilità di rivedere per sempre il largo Duomo, la cattedrale e le finestre dove la famigliola si affacciava per assistere ai riti sacri delle feste ascolane.

La festa patronale

Anche quest’anno, nel primo dei tre giorni di festa in onore del patrono San Potito, il Maestro si è aggirato per le stradine di Ascoli, incontrando e salutando spontaneamente tutte le persone il cui volto gli appariva familiare; mi è sgusciato accanto come il vento quando ha accelerato il passo che la notorietà avrebbe reso forse troppo lento. gli ascolani si sintonizzano in questo equilibrio difficile fra saluti e riservatezza.

Placido ha assistito dal balcone di una delle belle dimore, che si affacciano sulla piazza principale, al rito del fuoco protagonista, insieme alla solenne processione, del primo giorno di festeggiamenti: un asino, sempre più ben confezionato, di carta pesta, dalle sembianze così vere che è quasi un peccato vederlo bruciare. Un asino destinato al fuoco, un fuoco che richiama antichi culti anche pagani che convivono con la bella immagine di martire cristiano del dodicenne Potito vissuto e martirizzato al tempo dell’imperatore Antonino Pio.

I fuochi

Il fuoco che purifica la comunità, ovunque e comunque si manifesti nei variegati rituali; la cacciata di tutti i mali, la speranza di tempi propizi, in momenti dell’anno in cui una civiltà contadina come la nostra – e tutti i territori a vocazione agricola nell’area mediterranea – esprimeva il bisogno di riposo dalle fatiche agricole, il festeggiamento del raccolto, la speranza nel futuro.
Mai il figlio illustre che tutto il mondo conosce, il commissario Cattani amato persino nel lontano e difficile Iraq, è mancato a questo appuntamento con la sua terra.Forse per chi può permettersi ogni tipo di riposo dalle fatiche il ripercorrere i luoghi della memoria significa ossigeno puro per il nuovo anno lavorativo che inizierà anche per lui tra breve. Ma c’è un’altra consuetudine che accompagna da anni Michele Placido: il piacere di regalare ai suoi concittadini la sua presenza anche artistica.

Lo ricordiamo in tanti spettacoli, dove la prosa e la poesia si sono mirabilmente accompagnate alla musica; lo ricordiamo in compagnia dei suoi ospiti: il compianto Monicelli, Kim Rossi Stuart volto tragico di Vallanzasca, Ornella Muti, Al Bano che incantò la piazza nel semplice ruolo di ospite di Michele. Ogni anno un appuntamento. Il riconoscimento dei Grifoni d’oro la scorsa estate.
Un appuntamento domani. Come nel suo stile di figlio di questa terra che ama.

Il regista

A quando una rassegna cinematografica proprio qui, nella sua Ascoli, di lui nelle vesti di attore e di regista? Per chi conosce già la forza della sua regia, degna di un Francesco Rosi, una cinematografia a forte impatto civile, non può non tornare in mente la potenza espressiva e asciutta di “Romanzo criminale” e forse il suo capolavoro assoluto, “Un eroe borghese”, film minimalista per scelta ma dal forte impatto emotivo, con il quale il Regista Placido invita la gente normale, quindi tutti noi, a capire e a scegliere il proprio ruolo nella vita, spesso in momenti difficili, come la scelta in cui si imbatté il giudice Emilio Alessandrini, simbolo dell’unico eroismo possibile nella modernità, lontano da stereotipi scolastici spesso inavvicinabili per quanto affascinanti. Una sola giornata ci separa dalla performance di domani sotto la sua guida.
Buon lavoro tra noi, Maestro.

Michele Placido fra luoghi dell’infanzia, teatro e festa patronale ultima modifica: 2019-08-22T18:10:46+00:00 da Maria Teresa Perrino



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