I primi risultati dell’autopsia confermano l’ipotesi iniziale sulla morte di Tania Terrin, la 39enne trovata senza vita il giorno di Ferragosto nella sua abitazione a Camponogara, nel Veneziano. La donna sarebbe morta per strangolamento.
A stabilirlo, in questa prima fase degli accertamenti, è stato il professor Claudio Terranova dell’Università di Padova, incaricato dalla Procura di Venezia di eseguire l’esame autoptico. Nel corso dell’autopsia sarebbe stata riscontrata la frattura dell’osso ioide del collo, un elemento compatibile con l’ipotesi di strangolamento.
Sul corpo della 39enne sarebbero stati inoltre individuati segni ed escoriazioni nella zona del collo, ulteriori elementi che dovranno essere valutati nell’ambito degli accertamenti medico-legali.
La relazione definitiva sull’autopsia dovrà essere depositata entro 30 giorni e potrà fornire ulteriori elementi utili a ricostruire con maggiore precisione le modalità e la dinamica del decesso.
L’ex compagno si è tolto la vita
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, a uccidere Tania Terrin sarebbe stato l’ex fidanzato Dino Keber, che successivamente si sarebbe tolto la vita impiccandosi nella propria abitazione a Dolo, sempre in provincia di Venezia.
La vicenda è al centro degli accertamenti della Procura, che sta cercando di ricostruire tutti gli elementi precedenti e successivi al femminicidio.
I risultati dell’esame autoptico rappresentano dunque un primo importante tassello nelle indagini. Al momento, tuttavia, saranno gli ulteriori accertamenti e la relazione medico-legale definitiva a chiarire nel dettaglio la dinamica della morte della 39enne.
Lo riporta Tgcom24.mediaset.it



