FOGGIA — Un servizio veterinario aperto ventiquattr’ore su ventiquattro, capace di offrire un riferimento nelle emergenze anche di notte, la domenica e nei giorni festivi. È la richiesta al centro dell’intervento di un cittadino che si presenta come autista Ataf di Foggia e sollecita un confronto pubblico sulle difficoltà di chi cerca assistenza urgente per il proprio animale.
Il suo appello parte dal dolore che può accompagnare la perdita di un compagno di vita e dal senso di impotenza di chi non riesce a trovare aiuto in tempo. «Vederlo morire tra le proprie braccia diventa traumatico, un brutto ricordo per tutta la vita», afferma. Una sofferenza che, nelle sue parole, merita ascolto e risposte concrete da parte delle istituzioni.
Le difficoltà nelle emergenze
L’autista richiama due ostacoli: il costo delle prestazioni, che alcune famiglie faticano a sostenere, e la possibilità di raggiungere tempestivamente un servizio disponibile fuori dagli orari ordinari. Il problema, sottolinea, può riguardare anche chi è in grado di pagare le cure, ma si trova ad affrontare un’urgenza notturna o festiva e deve cercare assistenza lontano da casa.
Nell’intervento viene prospettata la necessità di spostarsi verso il Barese per trovare soccorso. Si tratta, tuttavia, di una valutazione dell’autore dell’appello: la dichiarazione non offre una ricognizione verificata delle strutture disponibili, dei loro orari e dei servizi di reperibilità nel territorio foggiano.
La richiesta è quella di avere un punto di riferimento riconoscibile e accessibile, al quale rivolgersi quando le condizioni dell’animale non consentono di aspettare.
La proposta di utilizzare spazi pubblici
Per dare forma al servizio, il cittadino propone di valutare l’utilizzo di immobili pubblici. Cita, a titolo di esempio, il D’Avanzo, il Policlinico Riuniti e le strutture dell’Asl di Foggia: luoghi indicati come possibili sedi da prendere in considerazione, senza che nell’intervento siano documentate disponibilità di locali o verifiche di fattibilità.
L’ipotesi resta dunque una proposta da sottoporre agli enti competenti, chiamati eventualmente a valutarne spazi, personale, finanziamenti e modalità organizzative. Il punto centrale dell’appello è destinare risorse a un presidio che possa rispondere alle urgenze veterinarie anche fuori dagli orari abituali.
L’appello alla politica e il ruolo dei veterinari
Il tono diventa particolarmente critico nei confronti della politica, alla quale l’autista attribuisce una responsabilità per la mancata risposta a un bisogno che considera presente da tempo. Il suo intervento esprime una denuncia sul piano civile e politico, senza documentare responsabilità relative a singoli decessi.
Tra le proposte avanzate compare anche l’introduzione di un periodo obbligatorio di servizio pubblico per i veterinari, insieme a un obbligo temporaneo di attività in Italia per chi si laurea nel Paese. L’autore collega queste richieste al contributo della collettività al sistema di istruzione. Sono ipotesi di riforma sostenute dal cittadino, non disposizioni vigenti né misure delle quali l’intervento dimostri la praticabilità.
A tenere insieme le sue richieste è il valore del legame tra persone e animali. «Loro parlano, solo che parlano una lingua differente», afferma, invitando a riconoscerne i bisogni e la sofferenza.
A cura di Giovanna Tambo.



