Quando si parla di urbanistica, si corre sempre il rischio di cadere nei tecnicismi, che finiscono per scoraggiare cittadini e non addetti ai lavori. È un peccato, perché dalle scelte urbanistiche operate da un’amministrazione dipende il futuro della città, la vita quotidiana nei suoi quartieri, la vivibilità complessiva.
Qualche giorno fa, grazie al Circolo Auser «Amici del Peperoncino», è andato in scena a Lucera un incoraggiante esperimento di quella che viene definita «urbanistica condivisa» e che, detto in soldoni, significa proprio coinvolgere i cittadini nelle scelte che riguardano la città.
I volontari dell’associazione per l’invecchiamento attivo hanno svolto un’accurata indagine sui beni pubblici disponibili nel centro storico della cittadina che risultano inutilizzati o sottoutilizzati. Un autentico tesoro che insiste in uno dei centri storici pugliesi di maggiore valenza storica, culturale e monumentale.
«La rigenerazione della città deve partire proprio da questi beni, che appartengono a tutti – ha detto presentando l’iniziativa il presidente del Circolo, Antonio Fusco –. Il patrimonio pubblico non deve essere considerato come un insieme di contenitori vuoti, ma come una straordinaria opportunità per generare nuova socialità, cultura, economia locale e inclusione».
Ha preso così forma il progetto «Lucera Bene Comune», che si propone di fare dei dieci immobili individuati altrettanti nodi fondamentali di una nuova geografia urbana. Un intrigante modello di rigenerazione dal basso, che potete leggere nei suoi dettaglia nella scheda, al termine dell’articolo.
Il punto di partenza è non considerare gli edifici presi in esame come «problemi», ma piuttosto come una rete di luoghi capaci di produrre nuova vita urbana: recuperare quello che Lucera già possiede, senza consumare altro territorio, trasformando gli edifici in servizi, abitazioni, spazi culturali, luoghi per i giovani, strutture sociali e occasioni di lavoro e di partecipazione.
A collegare proposte apparentemente molto diverse c’è un filo comune: riportare persone nel centro storico e restituire una funzione pubblica ai suoi edifici. Un edificio diventa un luogo per i giovani, un altro per gli anziani, un altro ancora per le famiglie in difficoltà; ci sono poi gli spazi per la cultura, il turismo, l’enogastronomia, il Terzo settore e i servizi comunali.
Il piano non propone semplicemente di ristrutturare dieci edifici. Propone soprattutto un metodo: coinvolgere cittadini, associazioni, giovani, professionisti, imprese e istituzioni; verificare la fattibilità tecnica ed economica; scegliere alcuni interventi prioritari; cercare finanziamenti e, dove possibile, sperimentare anche usi temporanei prima degli interventi definitivi.
In sostanza, l’idea è questa: non aspettare di avere tutti i soldi e tutti i progetti pronti per cominciare a muoversi. Si può partire dai luoghi, dalle persone e dalle idee, individuare alcuni progetti pilota e costruire progressivamente una rete.
A illustrare il progetto al folto e attento pubblico che ha affollato la suggestiva piazzetta d’Agincourt sono stati l’ingegner Alessandro Vitacchione e l’ingegner Lucio Barbaro, entrambi soci Auser, che hanno messo a disposizione dell’idea le loro competenze tecniche, dando un bell’esempio di cittadinanza attiva.
Il sindaco della città, avvocato Giuseppe Pitta, ha manifestato un profondo interesse per la proposta: «Una volta tanto non vengono prospettati solo problemi, ma avanzate anche proposte, che terremo nella debita considerazione. C’è da tener presente che molti beni possono essere recuperati solo attraverso fondi extrabilancio, e quando si risponde ai bandi quasi sempre ci si deve adattare per quanto riguarda la destinazione d’uso. Ma quello proposto dall’Auser è un momento di confronto importante che andrebbe istituzionalizzato».
Preoccupazione per le sorti del centro storico ha manifestato anche il consigliere regionale Antonio Tutolo, che ha sottolineato la profonda crisi che angustia il commercio di vicinato e che sta portando alla chiusura di tanti piccoli negozi. Tutolo ha proposto la concessione di benefici fiscali agli esercenti che scelgono di restare nel centro storico.
I lavori sono stati conclusi dal presidente regionale dell’Auser, Biagio D’Alberto. Un’autentica lectio magistralis, la sua, che ha conquistato il pubblico presente.
D’Alberto ha allargato lo sguardo dal recupero degli immobili alla funzione che il Terzo settore può svolgere nella rigenerazione delle città. Non soltanto soggetti da coinvolgere, ma protagonisti capaci di individuare bisogni, avanzare proposte, mettere a disposizione competenze, volontariato e capacità di costruire reti.
In questo quadro, ha sottolineato l’importanza degli strumenti della co-programmazione e della co-progettazione, attraverso i quali amministrazioni pubbliche e Terzo settore possono costruire insieme interventi e servizi.
Una prospettiva che consente anche alle associazioni di partire dai bisogni della comunità, segnalare un bene inutilizzato e proporne una nuova funzione sociale. Il Terzo settore, ha spiegato D’Alberto, non deve quindi limitarsi ad aspettare che siano le istituzioni a indicare cosa fare, ma può assumersi una responsabilità nei confronti della propria comunità, mettendo in campo idee, volontariato, competenze e capacità di costruire relazioni.
Il progetto di Lucera, secondo D’Alberto, va proprio in questa direzione: non aspettare il bando per cominciare a progettare, ma costruire prima una visione, individuare le priorità e farsi trovare pronti quando si presentano le opportunità di finanziamento.
Il recupero fisico di un immobile può richiedere importanti risorse pubbliche, ma la sua vita futura può essere costruita insieme attraverso attività sociali e culturali, formazione permanente, iniziative intergenerazionali e contrasto alla solitudine. Una partecipazione civica vera, consapevole e propulsiva.
«Il valore più grande del Piano – ha sottolineato il presidente dell’Auser Puglia – è che non propone dieci immobili separati, ma prova a immaginare una città. Una città nella quale la cultura incontra il welfare, l’abitare incontra l’inclusione, i giovani incontrano gli anziani, i servizi pubblici incontrano la partecipazione e il patrimonio storico torna a essere parte della vita quotidiana».
«Non tutto potrà essere fatto insieme e non tutto potrà essere fatto subito – ha concluso -. Ma proprio per questo è importante cominciare con metodo, gradualità e obiettivi verificabili, ma tenendo sempre a mente quanto la sfida sia importante. Perché quando un luogo abbandonato torna a essere frequentato, quando una biblioteca, una piazza o uno spazio pubblico tornano ad accogliere persone, attività, relazioni e opportunità, non recuperiamo soltanto un immobile. Recuperiamo un pezzo di comunità.
Ai lavori sono intervenuti anche il consigliere provinciale Tonio De Maio e il dott. Danilo Catapano, in rappresentanza della sezione lucerina di Fratelli d’Italia.
A cura di Geppe Inserra su letteremeridiane.org.



