Sono entrate in vigore le nuove tariffe per visite ed esami del Servizio sanitario nazionale, dopo mesi di discussioni e polemiche. Il nuovo sistema riguarda le somme riconosciute dal Ssn alle strutture che erogano le prestazioni e produce effetti anche sulla compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini attraverso i ticket.
Secondo le stime del ministero della Salute, l’impatto medio sui cittadini non esenti sarà contenuto in circa 1,5 euro in più all’anno. Diverse associazioni dei consumatori e dei cittadini hanno però espresso preoccupazione, sottolineando come per alcune prestazioni il costo del ticket sia destinato comunque ad aumentare.
Aggiornate 448 prestazioni
Il nuovo decreto sulle tariffe dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica è entrato in vigore lunedì 21 settembre, dopo l’intesa raggiunta lo scorso luglio in Conferenza Stato-Regioni.
La revisione interessa 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale, visite ed esami diagnostici, oltre a 222 codici del nomenclatore dell’assistenza protesica, su un totale di 1.063 voci.
La maggiore spesa sarà sostenuta dal Servizio sanitario nazionale e dalle Regioni, mentre una parte ricadrà sui cittadini che non beneficiano di esenzioni.
Ticket: circa 27 milioni di euro in più all’anno
In base alle stime del ministero della Salute, l’aggiornamento determinerà circa 27 milioni di euro di ticket aggiuntivi ogni anno.
Non saranno invece interessati dagli aumenti i cittadini con esenzione per reddito, patologia o età. La revisione riguarda inoltre soltanto una parte delle prestazioni previste dal tariffario.
Resta invariato anche il tetto massimo del ticket ordinario, fissato a 36,15 euro per le prestazioni prescritte con una singola ricetta.
Secondo le stime riportate, le tariffe rimangono invariate per circa otto prestazioni su dieci. Non sono inoltre previsti aumenti per le visite di controllo e per gli esami di laboratorio, fatta eccezione per il prelievo, il cui costo cresce di 50 centesimi.
Le prestazioni che aumentano
Tra le prestazioni interessate dagli aumenti, secondo l’associazione Codici-Centro per i diritti del cittadino, figura l’agoaspirato della mammella, che passa da 31,25 a 36,50 euro.
La prima visita cardiologica con elettrocardiogramma sale invece da 33,60 a 38 euro, mentre la prima visita specialistica di base, come quella endocrinologica, ginecologica o ortopedica, passa da 25 a 26 euro.
L’associazione segnala inoltre incrementi per alcune prestazioni diagnostiche: +52,5% per la diagnostica vascolare, +16,8% per le biopsie, +13,3% per l’elettromiografia e +12,8% per i prelievi.
Giacomelli: «Aumento medio del 5,8%»
«Fortunatamente la maggior parte delle prestazioni più comuni resta invariata, tuttavia per molti pazienti si profila un possibile aumento per un impatto medio pari al +5,8%», afferma il segretario di Codici, Ivano Giacomelli.
«Non è questa – commenta – la strada da perseguire per migliorare il Ssn».
Preoccupazione viene espressa anche da Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, per le possibili conseguenze sui ticket a carico delle famiglie.
«In un contesto socioeconomico molto fragile, per le famiglie è infatti un elemento in più che non va sottovalutato. Non è inoltre chiaro – sottolinea – se tale operazione possa avere esiti ed impatti diversi sui cittadini a seconda del territorio in cui risiedono, perché alcune Regioni potrebbero far pesare in misura diversa tali aumenti sulle tasche dei pazienti».
Il percorso iniziato nel 2024
L’aggiornamento delle tariffe arriva al termine di un percorso iniziato nel 2024, quando il ministero introdusse attraverso un decreto un nuovo tariffario unico nazionale, modificando gli importi dei rimborsi per le prestazioni.
La decisione aveva provocato la protesta dei laboratori privati accreditati, che contestavano gli importi ritenuti troppo bassi per diverse prestazioni. La vicenda era approdata davanti al Tar, che nel settembre 2025 aveva annullato il decreto, concedendo al ministero un anno di tempo per procedere alla revisione delle tariffe.
L’aggiornamento è sostenuto da una specifica copertura prevista dalla legge di Bilancio 2026, che ha destinato 100 milioni di euro per il 2026 e 183 milioni di euro all’anno dal 2027 proprio all’adeguamento delle tariffe.
Lo riporta leggo.it.



