La proposta di introdurre un tetto massimo del 30% di studenti stranieri nelle classi continua ad alimentare il dibattito politico sul futuro della scuola italiana e sulle modalità di integrazione. A intervenire sulla questione è Saverio Siorini, presidente del movimento Sovranisti per l’Italia e per le libertà, che contesta l’impostazione della misura e invita a concentrare l’attenzione sulle politiche di inclusione rivolte alle famiglie.
Secondo Siorini, utilizzare la definizione di “stranieri” per indicare indistintamente tutti gli studenti di origine non italiana rischierebbe di non tenere conto delle differenti situazioni presenti nelle scuole.
«Spacciare questi alunni per “stranieri” è un errore concettuale oltre che una mistificazione politica», afferma Siorini. «Parliamo di bambini di seconda e terza generazione, nati o cresciuti in Italia, che parlano perfettamente la nostra lingua e vivono la nostra quotidianità».
Per il presidente del movimento, quindi, il tema dell’integrazione non dovrebbe essere affrontato esclusivamente attraverso la composizione numerica delle classi, ma intervenendo sui contesti familiari e sociali.
Siorini richiama anche un precedente storico legato alle migrazioni interne italiane, ricordando il trasferimento di numerose famiglie meridionali verso le regioni del Nord durante gli anni Cinquanta e Sessanta.
«Chi ha memoria storica non può dimenticare ciò che vissero i lavoratori e le famiglie meridionali quando si trasferirono al Nord Italia», sostiene. «Arrivavano con la conoscenza del solo dialetto d’origine e un italiano fortemente sgrammaticato, affrontando scetticismo e ghettizzazione. Eppure, attraverso il lavoro e il contatto sociale con la comunità locale, le famiglie si integrarono e i loro figli diventarono parte integrante del tessuto economico e culturale delle città del Nord».
Un paragone che Siorini utilizza per sostenere la necessità di privilegiare percorsi di integrazione rispetto alla definizione di quote numeriche all’interno delle classi.
Nel suo intervento, il presidente dei Sovranisti per l’Italia e per le libertà pone inoltre l’accento sulla situazione di alcune famiglie di origine straniera, con particolare riferimento alle difficoltà linguistiche e all’isolamento sociale di alcune donne.
«Fissare un limite percentuale nelle aule scolastiche non farà imparare l’italiano alle madri che rimangono isolate a casa», afferma Siorini. «È sulle famiglie che bisogna intervenire con decisione se vogliamo davvero difendere l’identità e la coesione del nostro Paese».
Le proposte
Il movimento individua tre direttrici sulle quali intervenire. La prima riguarda l’introduzione di corsi di lingua e civiltà italiana rivolti ai genitori, con particolare attenzione alle madri, con l’obiettivo dichiarato di favorire una maggiore partecipazione alla vita sociale e scolastica.
La seconda proposta riguarda il potenziamento della mediazione socioculturale, considerata uno strumento utile per facilitare il dialogo tra istituzioni scolastiche e famiglie e ridurre incomprensioni e conflitti.
Infine, Siorini propone il superamento della logica delle quote, chiedendo di destinare maggiori risorse alla didattica, ai servizi scolastici e agli interventi sul territorio.
«L’integrazione non si impone con la calcolatrice sulle classi, né con la discriminazione preventiva», conclude Siorini. «Si costruisce dando strumenti a chi vive nel nostro Paese per comprenderne la lingua, le leggi e i valori. Chi difende le libertà e la sovranità dell’Italia deve avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e offrire soluzioni concrete, non slogan ad uso elettorale».



