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ARTISTI PUGLIESI Storie di artisti pugliesi da riscoprire

Sulle colline sopra Fasano, nella Selva, c'è una villa in stile arabo con tanto di minareto

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
22 Settembre 2026
Attualità //

Sulle colline sopra Fasano, nella Selva, c’è una villa in stile arabo con tanto di minareto. A chi non ne conosce la storia può sembrare un capriccio architettonico arrivato da un’altra epoca. In realtà fu costruita nel 1912 da un pittore barese innamorato dell’Oriente. È uno dei tanti segni, sparsi per la Puglia, di una storia meno conosciuta di quanto si potrebbe pensare: tra Ottocento e Novecento la regione ha dato i natali a diversi artisti che hanno poi portato altrove, a Roma, Napoli, Parigi e persino Hollywood, quello che avevano imparato guardando la propria terra.

Alcuni nomi, come Giuseppe De Nittis o Gioacchino Toma, sono ormai parte della storia dell’arte italiana. Altri sono rimasti legati soprattutto alla memoria dei luoghi d’origine: Giuseppe Ar, Damaso Bianchi, Emanuele Cavalli, Vincenzo Ciardo, Gaetano Martinez, Edgardo Simone. Le loro vicende raccontano una Puglia tutt’altro che isolata, capace di formare artisti che si confrontarono con i principali ambienti culturali italiani e internazionali.

Damaso Bianchi, l’uomo del Minareto

Nato a Bari nel 1858 da una famiglia originaria di Fasano, Damaso Bianchi arrivò alla pittura dopo una prima esperienza nel settore bancario e gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Fu però un viaggio in Tunisia, compiuto per raggiungere il fratello, a cambiare il suo modo di guardare alla pittura. L’Oriente entrò nel suo immaginario attraverso architetture, paesaggi e figure, diventando uno dei temi centrali della sua produzione.

Nel 1912 quell’interesse uscì dai quadri e divenne architettura. Nella Selva di Fasano Bianchi fece costruire il celebre Minareto, una villa caratterizzata da arcate orientali, colonne e un ingresso monumentale. Il luogo divenne anche uno spazio di incontro e un punto di riferimento per la vita culturale che il pittore conduceva durante i soggiorni estivi.

Ancora oggi il Minareto rimane uno dei luoghi più curiosi legati alla storia artistica della zona: una testimonianza concreta di quanto il rapporto di Bianchi con l’Oriente fosse qualcosa di più di un semplice interesse pittorico.

Edgardo Simone, da Brindisi a Hollywood

Un percorso ancora più lontano fu quello di Edgardo Simone, nato a Brindisi nel 1890. Formatosi al Regio Istituto di Belle Arti di Roma, iniziò la carriera come scultore e realizzò numerosi monumenti pubblici in Italia, compresi diversi monumenti ai Caduti. Tra questi anche quello della sua città natale, ancora oggi visibile a Brindisi.

Negli anni Venti emigrò negli Stati Uniti e si stabilì in California. La sua attività proseguì attraverso ritratti, busti e opere su commissione, entrando progressivamente anche nel mondo del cinema. Negli ultimi anni della sua carriera frequentò anche gli ambienti degli studi cinematografici di Hollywood, lavorando come scenografo e realizzando ritratti e busti legati al mondo del cinema.

Morì a Hollywood nel 1948. Una vicenda che, già da sola, racconta quanto lontano potessero arrivare gli artisti partiti dalla Puglia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Da Lucera al Salento: altre storie da riscoprire

Le altre storie raccontano percorsi diversi, ma hanno tutte un legame con la Puglia.

Giuseppe Ar, nato a Lucera nel 1898, si formò a Roma nello studio di Antonio Mancini e successivamente si stabilì a Napoli. Nella sua pittura rimase però molto presente la realtà che aveva conosciuto in Puglia: interni, figure e paesaggi della sua Lucera, osservati attraverso una pittura sempre più attenta alla luce.

Da Lucera partì anche Emanuele Cavalli, nato nel 1904. A Roma studiò con Felice Carena e negli anni Trenta divenne una delle figure della cosiddetta Scuola Romana. Nel 1933 firmò insieme a Giuseppe Capogrossi e Roberto Melli il Manifesto del Primordialismo Plastico, entrando nel dibattito artistico italiano del periodo e affermandosi tra gli interpreti del ritorno all’ordine.

Vincenzo Ciardo, nato a Gagliano del Capo nel 1894, portò invece il paesaggio salentino al centro della propria ricerca. Dopo la formazione a Urbino e l’arrivo a Napoli, continuò a dipingere ulivi, campagne e marine, trasformando i luoghi della sua terra in uno dei temi ricorrenti della propria pittura.

E poi c’è Gaetano Martinez, nato a Galatina nel 1892, scultore legato alla tradizione della pietra leccese. Dopo gli anni di formazione a Roma, lasciò diverse testimonianze della propria attività anche in Puglia, tra cui diverse opere pubbliche. Il Museo Civico Pietro Cavoti di Galatina conserva una significativa raccolta di sue sculture, che permette di approfondire direttamente il rapporto dell’artista con la sua città d’origine.

Una Puglia che non era un confine

Sono percorsi molto diversi, per formazione, linguaggio e destinazione. Ma hanno un elemento in comune: la Puglia come punto di partenza, non come limite.

Alcuni artisti conservarono per tutta la vita un rapporto molto stretto con i luoghi d’origine; altri si trasferirono lontano, entrando in contatto con ambienti artistici completamente diversi. In entrambi i casi, le loro storie mostrano una regione inserita nei percorsi culturali dell’Italia tra Ottocento e Novecento, con artisti capaci di muoversi tra Roma, Napoli, Parigi e, in alcuni casi, anche oltre l’oceano.

Riscoprire queste figure significa quindi tornare a guardare la storia artistica pugliese anche attraverso nomi meno noti, ma legati a luoghi che ancora oggi possiamo riconoscere e visitare. (nota stampa)

 

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“Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa.” – Valerio Albisetti

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