
Ricompattare il Pd secondo quegli «antichi valori» avversi a mutamenti o “alleanze fallaci”: un appello chiaro quello lanciato ieri a Manfredonia dal sindaco di Bari, nonché segretario regionale del Partito Democratico, Michele Emiliano, per rilanciare la sua posizione di segretario regionale, nell’ambito della mozione sostenitrice a livello nazionale di Dario Franceschini (contro il duo Bersani/Blasi e Marino/Minervini).
Diversi i temi rilanciati da Emiliano durante il convegno; un convegno svoltosi ieri a palazzo Celestini, nell’ambito dell”iniziativa dei due esponenti cittadini di Comunità e Territorio (associazione politica di Manfredonia): l’attuale vice-sindaco della Giunta Campo, nonche esponente alle primarie Pd, Franco La Torre, e l’ex sindaco sipontino, Gaetano Prencipe.
Cancellazione di residui di «antiche politiche fantasme». Un doveroso mea culpa per «aver mandato al Governo un uomo con viso tirato, tacchi alle scarpe, trapianto di cute e calzamaglie alla gambe»; un uomo al Governo (Berlusconi naturalmente) solo per “l’incoerenza politica” di alcuni esponenti di partito.
Ripristinare quindi una logica di partito dove tra «il dire e il fare» non ci sia di mezzo il mare. Il mare: sì, come quello di Manfredonia, dato che è stata propria la città sipontina ad avere un ruolo principale nell rimostranze sollevate ieri del sindaco Emiliano: «a livello elettorale Manfredonia ha vissuto tutte le vicissitudini, nazionali, dello stesso Partito Democratico»
Arrivato in leggero ritardo ai Celestini, Emiliano ha preso subito possesso della (folta) platea presente in aula, studiandola con occhi da lince, rapidi nel muoversi astutamente, come quelli di una fiera che studia l’ambiente a sé circostante prima di impossessarsene.
L’incontro, aperto da un’analisi dell’esponente La Torre, concentrata in primis sulle condizione politiche passate che hanno portato alla formazione dell’attuale Partito Democratico, nonché delle stesse primarie, del rifiuto ad un ritorno politico di stampo “socialdemocratico”, è stato segnato anche dall’intervento dell’ex sindaco di Manfredonia, Gaetano Prencipe che ha presentato una serie di dati tecnici relativi alle votazioni delle prossime primarie, ma anche note sulla divisione stabilita, dai vertici territoriali, per liste e candidati, sulla necessità di una “palese riorganizzazione democratica” in seno al Pd, sul ” rigetto” a qualsiasi ritorno ideologico passato, come anche il rifiuto a “qualsiasi divisione interna”.
Nel corso della sua lunga discussione Prencipe ha parlato anche del problema delle “tessere gonfiate”, caso riscontrato ripetutamente nel corso delle primarie Pd a livello locale e nazionale (Emiliano ha ripreso recentemente il caso delle tessere, meravigliandosi delle 450 schede consegnate in bianco nella sede locale del Pd, schede soggette a vidimazione solo in ordine successivo: fonte Gazzetta).
Il dibattito svoltosi ieri ai Celestini è stato organizzato in attesa delle primarie del Partito Democratico, che si svolgeranno domenica prossima, 25 ottobre, per eleggere l’assemblea nazionale del congresso e, naturalmente, il segretario nazionale.
Poi, ad un quarto dalle nove è arrivato Lui: ciclone Emiliano, che fra battute, accostamenti calcistici, apprezzamenti per i suoi collaboratori più stretti (in primis per un certo Ubaldo), ha cominciato a parlare ininterrottamente, evidenziando un suo “palese rammarico” per le sconfitte subite, in passato, dal Pd nella neonata Bat, ma soprattutto nella provincia di Foggia (a favore della Giunta di centrodestra del presidente Pepe) : «Una sconfitta un pò acida – ha detto Emiliano –passata ma che certo non scordo. La prima in oltre 60 anni di elezioni».
Velenosi riferimenti all’attuale ministro per gli affari regionali del Governo Berlusconi quater, il magliese Giancarlo Fitto : «un uomo elevatosi al comando di un territorio, con un modus ideologico politico che ha portato solo alla chiusura, per oltre un anno, di uno splendido teatro (Petruzzelli ndR).
Sulla necessità delle primarie: «ne ho parlato anche con Franceschini: Dario ma era proprio il momento di indire delle elezioni di partito, proprio nell’anno in cui in Puglia, come in altri territori, si rinnova il governo regionale ?». Un governo presieduto da un presidente (Vendola) al quale Emiliano ha relegato «complimenti e sostegno».
Riferimenti anche al doppio incarico (segretario di partito, sindaco di Bari) : «Marino era daccordo, Franceschini pure . Massimo (D’Alema) disse invece no alla regola del doppio incarico amministrativo». Un incarico da rispettare, secondo il leader Maximo, «da statuto». Una questione che, per Emiliano, era ormai diventata «prevalentemente di principio». C’era da parte del sindaco di Bari la volontà di mollare: «ma la gente, in primis il mio collaboratore (sempre Ubaldo) mi ha detto: e cosa succederà ora fuori dal Pd? Come potrai continuare Michele a svolgere il tuo ruolo da politico ?».
Un «errore» secondo Emiliano quello di voler formare un partito Socialdemocratico (stessa linea di pensiero di La Torre e Prencipe), «un partito che, per sostenersi, ha bisogno di allearsi con altre forze politiche (Sd)». Riferimenti anche alla nuova lista (civetta): “Semplicemente pugliesi”: nata «nella speranza di lasciare intatto il progetto identitario del Partito Democratico».
Critiche anche verso un mondo politico che spinge i giovani «già dalla tenera età ad entrare negli agoni partitici, nella speranza di fare carriera e diventare subito funzionari di sezione». Più giusto seguire invece una linea di edificazione personale, diametralmente opposta: «il classico percorso di vita: scuola, lavoro e solo dopo anche la politica». Contrariamente quindi «a chi entra nei giochi delle elezioni solo per piazzare parenti e affini».
Per le Europee: «è vero abbiamo perso 7/8 punti ma li abbiamo ceduti alla lista di Vendola (SL), delegati che hanno abbandonato un’ idea (atavica) di comunismo per una sinistra diversa».
Infine l’attacco finale è stato tutto per il candidato regionale della mozione Bersani: Sergio Blasi, chiamato velenosamente «lo sconosciuto inserito da Bersani all’interno del partito maggioritario». Un soggetto conosciuto infatti solo «da una certa frangia di elettori regionali»: quelli di Lecce. «Per chi non lo sapesse, Blasi è stato segretario provinciale Pd di Lecce. Ricordo solo che «questo soggetto fu inserito nelle liste di segreteria regionale solo a quattro-cinque ore dalla scadenza delle candidature per le europee con Sinistra e Libertà». «Ricordo solo – ha concluso Emiliano – che una volta abbandonati i giochi provinciali, con le dimissioni, questo soggetto sputò sentenze contro lo stesso partito, da lui definito ‘un accampamento di tende di soldati di ventura’: c’erano tutti gli estremi per querelarlo, ma abbiamo deciso di lasciare perdere in considerazione della sua palese tensione emotiva».



Manfredonia la nueva porta politica della Puglia? Mah…