
L’inchiesta di Procura e Digos riguarda il bando di concorso per logopedisti (bandito dall’Asl lo scorso 4 gennaio 2007 per incarichi temporanei di ruolo ma poi bloccato) dove si sarebbe falsificata la graduatoria approvata dalla commissione esaminatrice per favorire due candidate, tra cui la moglie di un deputato (che comunque non sarebbe imputata).
Al tempo venne infatti stabilita una graduatoria di merito approvata dalla commissione esaminatrice. In seguito, il 6 maggio del 2008 fu adottata la delibera numero 1293, in cui si attestava di recepire e approvare la graduatoria formulata dalla commissione esaminatrice. Ma, secondo l’accusatrice, la graduatoria approvata era stata “modificata e falsificata” per favorire due candidate: la moglie di un deputato, che dal quarto posto del bando si ritrovò prima; e da un’altra candidata, avanzata dal 15° al sesto posto.
I tre condannati, dichiaratisi innocenti, sono difesi dagli avvocati Pietro Schiavone, Raul Pellegrini e Carmine Di Paola che faranno appello contro il verdetto di primo grado. La tesi del pm Antonio Laronga è stata accolta quindi “in parte”: pari a 2 anni di reclusione la richiesta del pubblico magistero. Per Troiano, Daniello e De Francesco un risarcimento danni da quantificare in un’eventuale causa civile; risarcimento a favore dell’Asl e di una logopedista che si era sentita “danneggiata” dalla presunta falsificazione della graduatoria.
La ragazza è difesa dall’avv. Antonella Nigro di parte civile, che ha chiedeva un risarcimento di 50mila euro.
Secondo l’accusa l’imbroglio non andò in portò perchè il 3 giugno 2008 – un mese dopo la delibera oggetto del processo – gli imputati revocarono la decisione, dato che il presidente della commissione esaminatrice aveva segnalato le discordanze tra la graduatoria formulata e quella approvata. Da qui la contestazione del Pm del tentativo di abuso d’ufficio, con vantaggio patrimoniale per le due candidate “presunte beneficiarie” del broglio.
La revoca, secondo l’accusa, fu stabilita dopo che, a giugno 2008. intervennero gli agenti della Digos della Questura, acquisendo gli atti del bando di concorso. Fu l’imputato De Francesco, direttore dell’area gestione del personale, a chiedere la revoca della delibera, una volta segnalata la difformità della graduatoria approvata rispetto a quella originale. A sua volta il commissario straordinario Troiano prese atto di quanto deciso dalla commissione, dicendo che non spettava certo a lui verificare la corrispondenza tra la graduatoria approvata e quella portata al vaglio dei vertici dell’Asl; la revoca avvenne a fine maggio 2008 su iniziativa dell’Asl quando ci si rese conto dell’errore, non i conseguenza dell’intervento della Digos avvenuto a giugno; non c’era stato nessun danno per le casse pubbliche. Argomenti che la difesa riproporrà nei motivi d’appello contro la sentenza di primo grado (fonte: Gazzetta del Mezzogiorno).


