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Conseguenze carenze idriche in Puglia: 40% dispersione rete nel 2007

AUTORE:
Agostino del Vecchio
PUBBLICATO IL:
22 Novembre 2009
Regione-Territorio //
acqua_bene (gioiadelcolle.info)
acqua bene comune (da Gioiadelcolle.info)

Roma– LE carenze del settore idrico costano agli italiani fino a 110 miliardi di euro all’anno. È il dato principale che emerge da uno studio di Althesys Strategic Consultants, che ha esaminato la situazione delle infrastrutture nel settore idrico italiano. La ricerca – che assume particolare rilevanza nel momento del voto di fiducia sul Dd che liberalizza i servizi idrici alla Camera dei Deputati – stima le necessità di investimento nei servizi acquedotti, fognature e depurazione e i costi che pesano sul nostro Paese causati dall’attuale deficit infrastrutturale. Secondo Althesys, il rapporto tra costi e benefici di questi possibili investimenti porta a uno sbilancio netto di 110,2 miliardi di euro. Lo studio, coordinato da Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys, docente all’università Bocconi e già autore nel 2008 di un approfondito lavoro sui costi e benefici dell’innovazione nelle reti idriche in Italia, calcola in 51mila chilometri il fabbisogno di nuove reti (oltre 30mila di acquedotti e circa 21mila di fognature) e in oltre 170mila chilometri le necessità di rifacimenti, dei quali 125mila per acquedotti. Con questi interventi l’Italia si metterebbe al livello dei migliori partner europei. Ma quali sono i costi di realizzazione di queste infrastrutture? Per le reti acquedottistiche (circa 155mila chilometri in totale) si parla nel complesso di poco meno di 20 miliardi di euro, dati da circa 4,2 miliardi per i materiali e 15,6 per l’installazione. Ciò equivale a un costo unitario medio (diversi diametri delle condotte, prezzo medio di realizzazione con materiali plastici) di circa 127mila euro al chilometro per le reti idriche. Per le infrastrutture fognarie e il collettamento alla depurazione, invece, l’investimento complessivo è stimato in 29,1 miliardi di euro, dei quali circa 7,7 per i materiali e il resto per la costruzione. Il costo unitario medio sarebbe di 437mila euro al chilometro. Ma perché spendere tutto questo denaro? “Le perdite della rete idrica italiana arrivano al 35-40% – ricorda Marangoni. – È uno spreco ambientale ed economico enorme: l’acqua persa è un prodotto costoso, frutto di una filiera industriale che parte dall’approvvigionamento per passare attraverso le fasi di trasporto, potabilizzazione, distribuzione, fognatura e depurazione”. In un anno in Italia si “perde” quindi non solo una grande quantità di acqua (circa 3-4mila miliardi di metri cubi), ma anche molto denaro: tra i 4 e i 5,2 miliardi di euro, secondo Althesys. Considerando un orizzonte di25 anni, i benefici per i cittadini derivanti dalle nuove infrastrutture potrebbero arrivare fino a 130 miliardi di euro: sei volte più dell’investimento. “Tutto ciò – conclude Marangoni – senza considerare i costi di manutenzione e gli impatti ambientali”. Da un’analisi di Repubblica si è evidenziato come prima dell’affidamento ai privati del servizio delle reti idriche, legge Galli, stato ed enti locali spendevano 2 miliardo l’anno per la manutenzione dei 327mila chilometri di acquedottif. Oggi i 91 ambiti territoriali ottimali (i consorzi idrici nazionali) – sei gestiti da privati, 21 da società miste e 65 pubblici- viaggiano ad una media di 700 milioni. Ma riuscirebbero a realizzare solo il 56% dei lavori promessi. Poco perchè in Italia ci sarebbero ancora 2,5 milioni di persone senza acqua, 9 milioni senza fogne e 20 senza depuratori. Per lo studio Althesys sarebbero sufficienti 20 miliardi di investimenti per risparmiare nell’arco di un ventennio 130 miliardi. In Puglia, per concludere, la spesa a famiglia per 200 mc annui (dati 2007) è stata peri a 311 euro, con un 40 per cento di dispersione di rete nel 2007.

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