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Dagli studi Rai al set dei Negramaro, Claudia racconta la sua storia su un nuovo libro fotografico

Claudia Amatruda,talento foggiano tra l’acqua e la fotografia

«Convivere con il dolore tutti i giorni è una lotta, ma è proprio ciò che non posso fare che mi spinge a fare più degli altri.»


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Manfredonia, 23 gennaio 2019. Fotografie malinconiche, paesaggi notturni e ventosi, sprazzi di vita quotidiana: è questa Claudia Amatruda, 23 anni, ragazza foggiana che emerge per il suo spiccato talento artistico nella fotografia. Sul suo profilo Instagram appaiono un libro in produzione, i suoi primi successi professionali e i suoi continui esperimenti artistici,  ma anche il racconto della malattia, la realtà degli ospedali e della ricerca scientifica, la stessa che l’ha portata lo scorso dicembre davanti le telecamere Rai per la maratona Fondazione Telethon. La sua diagnosi è ancora parziale, ma grazie all’acqua e alla fotografia riesce a combattere questa realtà,come racconta nella clip dal titoli di Naiade (nome del suo diario fotografico): «Convivere con il dolore tutti i giorni è una lotta, vince il più forte. Un giorno in piedi significa quattro giorni a letto subito dopo; ma è proprio ciò che non posso fare che mi spinge a fare più degli altri.»

Naiade, come la ninfa delle acque della mitologia greca, portatrice di guarigione: il suo libro racconta attraverso le immagini il percorso di fisioterapia in acqua, dove Claudia “cammina senza fatica e tutto torna come prima”.

Ciao Claudia! Prima di tutto, ti andrebbe di raccontare un po’ la tua storia e come ti sei avvicinata alla fotografia? 

Ciao! Sono Claudia Amatruda, ho 23 anni e studio all’Accademia di Belle Arti di Foggia, vivo di fotografia. Tutto è nato dai miei genitori: dipingono da quando sono nata, perciò ho sempre respirato aria di arte in casa, (anche letteralmente visto che faccio colazione con l’odore dei colori ad olio e le vernici!) e a 14 anni hanno deciso di farmi fotografare le loro esposizioni per conservarne i ricordi. Così è iniziato tutto, da lì ho scoperto questo mondo e ho studiato per approfondirlo sempre di più, come faccio tutt’ora tra l’altro. Da quel momento non sono riuscita più ad abbandonarla, voglio dedicare la mia vita alla fotografia.

 Cosa hai provato quando hai scattato la tua prima foto?

In realtà non ricordo, forse non ci feci neanche caso, fino a quando non provai a scattare la mia prima fotografia in pellicola: quella sensazione la ricordo bene, era ansia mista a stupore e un po’ di eccitazione perché non sapevo quale sarebbe stato il risultato, dovendo aspettare lo sviluppo.

 Nel mondo dei social network oggi tutti comunicano con le immagini. Piattaforme come Instagram hanno influenzato in qualche modo il tuo processo creativo?

Sarebbe falso dire che Instagram non abbia influenzato il modo di produrre immagini in generale. Oggi la fotografia è alla portata di tutti ed è difficile emergere in questo campo così inflazionato. Instagram mi ha influenzata innegabilmente, è un continuo cercare di stare al passo ma nello stesso tempo mantere un mio stile che mi differenzi dagli altri fotografi.

Quale dei tuoi scatti è il tuo preferito e perché?

Non credo di avere uno scatto preferito, ma se dovessi forzarmi per trovarlo direi questo:

perché è stato molto difficile realizzarlo ma sono stata completamente soddisfatta del

risultato poi, rispecchia esattamente come sono e come mi sento in questo periodo.

 

C’è qualche artista e fotografo da cui ti senti particolarmente ispirata?

Di fotografi ce ne sono tantissimi, ne nomino alcuni: Todd Hido, Rinko Kawauchi, Ren Hang, Nan Goldin, Sally Man, Luigi Ghirri, Giorgio di Noto, Francesco Sambati, Sofia Uslenghi…ma potrei continuare all’infinito! Per quanto riguarda gli artisti invece, mi sento ispirata e studio molto Caravaggio, Bernini e Michelangelo.

 Puoi raccontarci l’esperienza dello shooting con i Negramaro?

Ho partecipato alle riprese del videoclip “La prima volta” dei Negramaro grazie al regista Tiziano Russo, che ammiro tanto, e che ha deciso di coinvolgermi come fotografa di scena. Era il 23 Dicembre 2017 e si girava vicino Taranto. Ricordo che faceva molto freddo e Giuliano ci offriva continuamente coperte per riscaldarci tra una pausa e l’altra. E’ stata un’esperienza incredibile e molto formativa, tutta la troupe era gentilissima e i Negramaro simpatici e disponibili. Lo rifarei altre mille volte!

 

Poco tempo fa sei stata ospite in Rai durante la campagna Telethon. Come è nata questa esperienza?

L’esperienza di Telethon è nata dalla mia esigenza di coinvolgere più ricercatori nello studio delle mie malattie rare. Quattro anni fa è iniziato il mio incubo, con una serie di sintomi che aumentano e peggiorano di anno in anno. Adesso ho una diagnosi parziale, si tratta di malattie rare degenerative e senza cura, proprio ciò di cui si occupa Telethon. Sono andata in trasmissione quindi, per raccontare la mia storia e fare un appello alla ricerca, la mia richiesta d’aiuto.

 Parlaci di Naiade.

Naiade è il mio primo libro fotografico, nato all’inizio come una serie di 10 autoritratti ambientati in piscina, il luogo che mi far star bene per eccellenza. Poi in quest’ultimo anno, durante un Master in progetto fotografico della scuola Meshroom Pescara, grazie all’aiuto del prof Michele Palazzi, decido di raccontare non solo ciò che mi fa star bene, ma proprio la mia vita, la sofferenza di una malattia ancora incerta, tra ospedali, medicine, mesi interi in casa, e piscina. Un diario fotografico che con tanto studio, tentativi, continui edit, critiche e consigli, è diventato adesso “Naiade”, in produzione con un crowdfunding su www.ulule.com/naiade-claudia-amatruda.

 Essere artisti e vivere d’arte in una terra come la nostra non è facile. Dove ti portano i tuoi sogni? Qual è il tuo atteggiamento nei confronti della tua città? Pensi ci sia spazio per la tua arte e la tua sensibilità?

In terra Pugliese non è affatto facile. I miei sogni mi portano molto lontano da casa, ma chissà! Con la mia città ho un rapporto di odio-amore. Troppe sono le cose che non vanno, soprattutto in campo artistico, ma la ritengo comunque casa. Credo che ci sia assolutamente spazio per tutti, ma andrebbe sfruttato molto meglio di come si sta facendo ora.

 

fonte foto: Instagram @claudiamatruda

 

 

 

Claudia Amatruda,talento foggiano tra l’acqua e la fotografia ultima modifica: 2019-01-23T12:12:52+00:00 da Redazione



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