Il verdetto è arrivato al termine di una stagione disastrosa: il Bari retrocede in Lega Pro, chiudendo uno dei campionati più deludenti della propria storia recente. Una caduta definita da molti come il punto finale di una crisi sportiva e societaria maturata nel tempo, culminata in una prestazione giudicata insufficiente nello spareggio salvezza contro il Sudtirol.
Secondo la ricostruzione, la retrocessione rappresenterebbe l’epilogo di una lunga fase di difficoltà tecnica, gestionale e progettuale, aggravata da una squadra incapace di dare continuità ai risultati e di esprimere qualità nei momenti decisivi.
Al centro delle critiche viene posto il presidente del club, Aurelio De Laurentiis, ritenuto il principale responsabile del fallimento sportivo. Pur riconoscendogli capacità manageriali dimostrate alla guida del Napoli, l’analisi sottolinea come sul Bari avrebbe pesato un progressivo disinteresse gestionale, soprattutto dopo la mancata promozione in Serie A del 2023, sfumata negli ultimi istanti della finale playoff.
L’accusa principale riguarda la gestione successiva a quella delusione: da un lato, la presunta mancanza di investimenti significativi, dall’altro una percezione di marginalità del Bari rispetto al progetto calcistico principale legato al Napoli. Viene inoltre criticata la gestione comunicativa della proprietà, accusata di aver trattato il club pugliese come una realtà subordinata.
Tra i punti contestati emerge anche il nodo della possibile cessione societaria: secondo la ricostruzione, mantenere elevate le richieste economiche senza investire parallelamente sul rafforzamento della squadra avrebbe indebolito sia il valore del club sia le prospettive di rilancio.
Non mancano osservazioni rivolte anche all’ambiente cittadino e alla tifoseria, accusata di aver contestato in passato alcune figure dirigenziali, come Ciro Polito, salvo poi rivalutarne il lavoro alla luce dei risultati ottenuti altrove.
Ampio spazio viene dedicato anche alle responsabilità politiche attribuite ad Antonio Decaro, indicato come figura centrale nella fase successiva al fallimento del Bari. L’analisi critica le scelte compiute all’epoca della selezione della nuova proprietà, sostenendo che, tra le varie manifestazioni di interesse ricevute, furono realmente considerate soltanto quelle di Claudio Lotito e Aurelio De Laurentiis.
Nel testo viene citato anche il caso della famiglia Hartono, gruppo imprenditoriale successivamente approdato alla guida del Como, la cui proposta per il Bari sarebbe stata accantonata. Una vicenda che viene interpretata come un’occasione mancata per il futuro del club biancorosso.
La riflessione finale si allarga allo stato della città e del suo tessuto economico e sociale, evidenziando il rischio che la perdita di identità sportiva del Bari possa diventare il simbolo di un progressivo impoverimento del senso di appartenenza cittadina, tra scelte politiche, imprenditoriali e responsabilità diffuse.
Lo riporta sportitalia.it.



