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TERMOLI SANITA' Emodinamica di Termoli verso la soppressione: il prezzo della sanità dei numeri

La possibile soppressione del reparto di Emodinamica dell’ospedale San Timoteo non è soltanto una vicenda sanitaria

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
23 Maggio 2026
Attualità // Italia //

La possibile soppressione del reparto di Emodinamica dell’ospedale San Timoteo non è soltanto una vicenda sanitaria. È il simbolo di una frattura sempre più evidente tra la programmazione regionale — imposta dai commissari che, da ben diciassette anni, disegnano il piano di rientro imposto dallo Stato — e i bisogni reali dei territori periferici.

Il nuovo Programma Operativo Sanitario del Molise, che prevede il ridimensionamento del presidio termolese, ha acceso uno scontro istituzionale e politico che, nelle ultime settimane, si è allargato ben oltre i confini del Basso Molise. Sindaci, associazioni, medici e cittadini contestano una scelta giudicata miope, fondata più sulla logica dei bilanci che sulla tutela concreta del diritto alla salute.

La Regione, almeno formalmente, prova a smarcarsi. Durante il Consiglio comunale monotematico sulla sanità, esponenti regionali hanno sostenuto che il piano non sarebbe stato pienamente condiviso dal governo regionale, attribuendo molte delle decisioni alla struttura commissariale e ai vincoli imposti dal lungo commissariamento della sanità molisana.

Ma questa linea difensiva convince solo in parte. Perché il nodo politico resta: è possibile che un territorio vasto come quello costiero debba rinunciare a un servizio salvavita proprio mentre aumentano i flussi turistici e la domanda sanitaria interregionale?

L’Emodinamica non è un reparto qualunque. È il luogo in cui si interviene durante un infarto acuto. In queste situazioni il fattore tempo è decisivo: pochi minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte, oppure tra un recupero completo e danni cardiaci permanenti. I sostenitori del mantenimento del servizio ricordano che il laboratorio del San Timoteo avrebbe ormai raggiunto i parametri ministeriali minimi di attività, superando la soglia delle 250 angioplastiche annue richiesta dagli standard nazionali.

Ed è proprio qui che emerge la contraddizione più forte della vicenda. Negli ultimi anni, la stessa Regione aveva investito sul reparto, tentando di rafforzarlo dopo mesi di difficoltà organizzative e carenze di personale. Nel 2025, infatti, l’Asrem era stata costretta perfino a ricorrere a medici esterni, attraverso procedure straordinarie, pur di garantire il servizio.

Oggi, però, quello stesso presidio rischia di essere cancellato in nome della razionalizzazione.

La politica locale parla apertamente di “depauperamento del territorio”. Il sindaco di Termoli, Nico Balice, ha definito “inaccettabile” l’ipotesi di chiusura, sostenendo che il Basso Molise non possa essere trattato come una periferia sacrificabile.

Ma il malcontento attraversa anche il mondo civico e associativo. Comitati e associazioni hanno inviato osservazioni formali a Ministero, Agenas e struttura commissariale, contestando dati considerati superati e annunciando possibili ricorsi al Tar.

Sul piano politico nazionale, la vicenda rischia inoltre di trasformarsi nell’ennesimo caso emblematico delle difficoltà della sanità pubblica nel Mezzogiorno. Da anni il Molise vive una condizione paradossale: una regione sottoposta a rigidissimi vincoli finanziari ma, contemporaneamente, costretta a garantire servizi essenziali in territori fragili, con infrastrutture carenti e lunghi tempi di percorrenza verso i grandi ospedali.

I critici del piano sanitario accusano il commissariamento di produrre una gestione esclusivamente contabile della sanità, nella quale i reparti vengono valutati come centri di costo e non come presìdi strategici. Dall’altra parte, chi sostiene la riorganizzazione ribadisce la necessità di concentrare le specialità ad alta complessità in pochi hub, per garantire standard qualitativi e sostenibilità economica.

È uno scontro che mette di fronte due idee opposte di sanità pubblica: quella centralizzata, costruita sui grandi poli ospedalieri, e quella di prossimità, che difende la presenza di servizi essenziali anche nelle aree periferiche.

Nel frattempo, davanti al San Timoteo continuano manifestazioni e proteste. Per molti cittadini, la questione non riguarda solo un reparto, ma il timore di un progressivo svuotamento dell’intero ospedale.

Ed è forse questo l’aspetto più politico della vicenda: quando un territorio perde pezzi della propria sanità pubblica, perde anche fiducia nelle istituzioni.

A di Maurizio Varriano.

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