La nascita dei Reparti Scorte della Polizia di Stato affonda le proprie radici in un lungo percorso storico, sviluppatosi parallelamente all’evoluzione delle esigenze di sicurezza dello Stato italiano. La tutela delle persone esposte a rischio, oggi considerata un pilastro della sicurezza nazionale, si è trasformata nel tempo passando da forme embrionali di protezione a un sistema altamente specializzato e coordinato.
Le prime forme di tutela istituzionale risalgono addirittura ai primi anni del Novecento. Nel novembre del 1900, dopo l’assassinio di Re Umberto I di Savoia, venne istituito un presidio di pubblica sicurezza destinato alla protezione dell’erede al trono, Vittorio Emanuele III. Con il decreto del 6 novembre 1900, il Regio Commissariato di Pubblica Sicurezza ricevette competenze specifiche sulla protezione dei sovrani, dei loro spostamenti e delle residenze reali, segnando una prima distinzione operativa tra i servizi affidati ai Carabinieri Guardie del Re, incaricati della sicurezza interna e delle guardie d’onore, e quelli svolti dagli uomini della pubblica sicurezza per il controllo esterno.
Negli anni successivi, il sistema di protezione continuò a evolversi: nel 1941 il Commissariato presso la Real Casa fu trasformato in Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza, fino alla riorganizzazione del 1991, con la nascita dell’Ufficio Presidenziale della Polizia di Stato, dedicato alla sicurezza della Presidenza della Repubblica.
Prima degli anni Ottanta, tuttavia, i servizi di scorta in Italia erano spesso affidati in modo occasionale a personale proveniente da reparti territoriali, senza una formazione specialistica né criteri omogenei di valutazione del rischio. La situazione cambiò radicalmente dopo alcuni dei più gravi attentati della storia italiana, tra cui gli omicidi di Piersanti Mattarella, Vittorio Bachelet e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che resero evidente la necessità di una struttura stabile e professionale.
Fu in quel contesto che nacquero i Reparti Scorte della Polizia di Stato, istituiti presso le Questure per garantire la protezione continuativa di magistrati, politici, funzionari dello Stato, collaboratori di giustizia e altre figure esposte a elevati rischi. La scorta smise di essere un servizio temporaneo ed emergenziale, assumendo l’identità di reparto specializzato, dotato di personale selezionato e addestrato.
Un passaggio fondamentale arrivò nel 2002, con la creazione dell’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale (UCIS), organismo incaricato di coordinare le decisioni sulle misure di protezione e uniformare i criteri di valutazione del rischio. Prima di allora, infatti, le assegnazioni delle scorte avvenivano in maniera frammentata a livello locale. La successiva riforma del Ministero dell’Interno del 2003 contribuì a modernizzare ulteriormente il sistema di sicurezza per le persone minacciate.
L’evoluzione del sistema di protezione è stata profondamente segnata dagli anni del terrorismo e della criminalità organizzata. Le attività investigative delle Digos, delle sezioni antiterrorismo, del NOCS e dell’UCIGOS hanno rappresentato una risposta concreta agli attacchi rivolti contro magistrati, uomini delle istituzioni, giornalisti, sindacalisti e rappresentanti della società civile. In questa fase, il concetto di sicurezza cambiò radicalmente: non più semplice difesa fisica dell’obiettivo, ma analisi preventiva del rischio basata su informazioni investigative e intelligence.
Negli anni Novanta, con la recrudescenza della minaccia mafiosa, il servizio di scorta entrò profondamente nell’immaginario collettivo del Paese. Le stragi di Capaci e di via D’Amelio del 1992, in cui persero la vita gli agenti di scorta dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, segnarono tragicamente la storia italiana e dimostrarono quanto fosse elevato il rischio affrontato quotidianamente dagli operatori impegnati nella protezione delle personalità sotto minaccia.
In questo scenario emerse anche la necessità di un addestramento altamente specialistico. Un ruolo centrale venne assunto dal Centro Addestramento e Istruzione Professionale (CAIP) di Abbasanta, in Sardegna, che divenne punto di riferimento per la formazione degli operatori addetti ai servizi di tutela e sicurezza.
Il corso scorte rappresenta ancora oggi uno dei percorsi più complessi e qualificanti nella carriera di un poliziotto, perché non si limita all’apprendimento di tecniche operative, ma punta a formare professionisti capaci di agire con lucidità in situazioni di estremo pericolo. Gli operatori vengono preparati alla guida operativa, all’uso delle armi, alla pianificazione degli spostamenti, alla lettura dei segnali di rischio e alla gestione di eventuali attentati.
Con il consolidamento della formazione specialistica, la figura dell’operatore di scorta ha assunto una precisa identità professionale fondata su disciplina, prevenzione, lavoro di squadra e responsabilità istituzionale, superando definitivamente le logiche emergenziali del passato.
Il sistema di protezione si è inoltre esteso ai collaboratori e testimoni di giustizia, spesso bersaglio di possibili ritorsioni mafiose. Dal 1991, il Servizio Centrale di Protezione coordina le misure di sicurezza, prevedendo accompagnamenti armati, trasferimenti riservati e inserimenti in località protette, estendendo spesso la tutela anche ai familiari più stretti.
Oggi, i Reparti e gli Uffici Scorte della Polizia di Stato rappresentano una componente essenziale del sistema di sicurezza nazionale. La loro evoluzione, segnata da eventi drammatici come terrorismo e mafia, ha portato alla costruzione di un modello professionale avanzato basato sulla formazione, sulla valutazione del rischio e sulla cooperazione interforze, con l’obiettivo di garantire protezione a chi, per il proprio ruolo istituzionale o civile, è maggiormente esposto a minacce e pericoli.



