FOGGIA – La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza emessa nei confronti di F.P., 29 anni, di Foggia, limitatamente al trattamento sanzionatorio per una vicenda di tentata estorsione e lesioni personali.
La Seconda Sezione penale, con sentenza numero 17515/2026, ha accolto il ricorso dell’imputato contro la decisione della Corte d’Appello di Bari che, nel maggio 2025, aveva rideterminato la pena in due anni e otto mesi di reclusione e 1.400 euro di multa dopo aver escluso una delle aggravanti contestate.
Secondo la difesa, i giudici d’appello avevano commesso un errore logico mantenendo invariata la pena base nonostante l’eliminazione dell’aggravante delle “più persone riunite”.
La Cassazione ha condiviso questa censura. Nelle motivazioni si evidenzia come il Tribunale di Foggia avesse inizialmente applicato la pena di quattro anni di reclusione considerando il reato aggravato e la recidiva. La Corte d’Appello di Bari aveva poi escluso l’aggravante e riconosciuto un’attenuante, ma aveva lasciato invariata la pena base senza spiegare adeguatamente le ragioni della scelta.
Per la Suprema Corte, il giudice dispone certamente di ampia discrezionalità nella determinazione della pena, ma quando situazioni differenti vengono trattate nello stesso modo è necessaria una motivazione “puntuale e adeguata”.
Nel caso concreto, secondo i magistrati romani, la Corte territoriale non avrebbe spiegato perché una tentata estorsione non aggravata meritasse la stessa pena prevista in primo grado per una fattispecie ritenuta invece pluriaggravata.
Da qui l’annullamento della sentenza limitatamente alla pena e il rinvio a un’altra sezione della Corte d’Appello di Bari per un nuovo giudizio sul trattamento sanzionatorio.
A cura di Michele Solatia.



