Manfredonia

Difesa dell’embrione, campagna “Uno di noi” a Manfredonia


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Embrione umano 5-6 settimane (ph: goodnews.it)

Manfredonia – LA Parrocchia Cattedrale e le Acli di Manfredonia in piazza stamani domenica 23 giugno per l’iniziativa in difesa dell’embrione “uno di noi”. I gazebi sono stati allestiti in piazza Duomo ed in piazza del Popolo con orari: 10,00 alle 12,oo e nel pomeriggio dalle 18,00 alle 21,00.

La campagna avviata già da qualche mese, attivata in tutta Europa dai Movimenti per la vita di 20 Paesi dell’Unione per chiedere alle istituzioni europee, attraverso la sottoscrizione di almeno un milione di cittadini, d’introdurre il divieto di finanziare con fondi comunitari qualsiasi attività che presupponga la distruzione degli embrioni umani a fini di ricerca. Una lotta di civiltà per dire che il concepito è veramente “uno di noi”, in nulla diverso da chi già è nato.

Una richiesta questa che ha già visto l’adesione di gran parte del mondo cattolico (tra gli altri il Forum delle famiglie, i medici e i giuristi cattolici, la Comunità di Sant’Egidio e vari movimenti, tra cui l’Azione Cattolica, Cl, il Rinnovamento nello Spirito, il Cammino Neocatecumenale e i Focolarini) ma che non intende, in quanto lotta di civiltà, segregarsi ad esso. La difesa della vita infatti, come sottolinea un inserto del periodico “Si alla vita” (v. allegato in pdf), è inscritto nello stesso Dna dell’Europa che, attraverso i vari trattati via via sottoscritti dagli stati membri, ha voluto riconoscere la dignità umana, i diritti dell’uomo e l’eguaglianza come cardini (laici, visto che non si è voluta inserire la comune “radice cristiana”) della casa comune europea.

Quale occasione migliore per far ritrovare tutti i popoli, in un momento di crisi identitaria della Casa comune europea, nel nome della dignità dell’essere umano, in particolare del più debole quale è il concepito? La finalità della proposta – che si lega a una forma di democrazia diretta recentemente introdotta dal Trattato di Lisbona per favorire l’iniziativa legislativa della gente comune – è quella di raccogliere entro il 1 novembre 2013 almeno un milione di firme in tutta Europa per obbligare la Commissione europea, che ha un ruolo principale d’iniziativa legislativa, ad assumere la richiesta e a farsene portavoce davanti al Consiglio e al Parlamento Europeo. Se è vero che l’esito finale potrà anche discostarsi dalla volontà popolare, non è men vero che per farlo occorrono motivazioni forti e contrarie. A meno che non si voglia dar ulteriore credito a quel deficit di democrazia di cui soffre da sempre l’Unione Europea.

Tocca dunque a noi ora, a ciascuno di noi, aderire alla campagna. Come si fa?

Lo si potrà fare molto facilmente online, collegandosi a questo link (www.oneofus.eu) e seguendo le facili istruzioni che troverete. In alternativa in piazza domenica 23 giugno, a Manfredonia, occorre la carta d’identità.

(A cura Acli/Parrocchia Cattedrale di Manfredonia)

Difesa dell’embrione, campagna “Uno di noi” a Manfredonia ultima modifica: 2013-06-23T14:25:59+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Franco

    “”Una lotta di civiltà per dire che il concepito è veramente “uno di noi”, in nulla diverso da chi già è nato.””

    In nulla diverso? Gli diamo la carta d’identità mettendo come foto l’ecografia?


  • zoover

    @Franco
    Fra un po’ ci faranno la carta d identità ai nostri spermatozoi!


  • vittoria gentile

    Come in tutte le questioni di bioetica (comprese eutanasia, aborto, fecondazione assistita ecc.) sarebbe necessaria una maggiore informazione scientifica, che sia chiara, semplice e alla portata di tutti, affinché ciascuno possa farsi un’opinione consapevole su queste tematiche così delicate, ma importantissime per la vita di tutti.
    E invece spesso vedo solo contrapposizioni ideologiche e valoriali, scontri enfatici “acchiappa consensi” di questa fazione contro quell’altra.. Non credo sia questo il modo di rendere un autentico servizio all’opinione pubblica. Ovviamente il discorso è generale e non riguarda il caso specifico, pur comprendendolo


  • giunnu albero

    Ritornare su questo tema,che mi sembrava,già superato ,penso sia assurdo.Come assurdo,penso ,debba lasciarsi,libertà di movimento a chiunque.Chel’aborto,per molti ,sia diventato un modo per controllare le nascite e fuori di dubbio ma…… per molti altri è impossibile portare a termine una gravidanza non desiderata!Chi vuole,può fare quanti figli vuole,con una Legge sull’Aborto,attualmente in vigore.Purtroppo,i promotori o sostenitori dell’iniziativa,in caso contrario,impedirebbero a chi lo desidera,effettuare aborti e quindi sottostare ad una legge!Oggi,mettere al mondo un figlio,con quello che costa e con tutte le conseguenze derivanti,è pesante,senza un minimo economico garantito e senza la possibilità di un minimo standard civile di vivibilità!A parte ciò,non dimentichiamoci tutte le ipocrisie della gente di chiesa che predica bene e razzola malissimo!Prima dell’entrata in vigore della legge,lo sa Santa Madre Chiesa,quanti suo adepti ,benestanti,effettuavano aborti all’estero e la ricostruzione vaginale?Quante ragazze,povere,morte perchè ricorrevano alle mammane?O quante altre a medici,ufficialmente antiabortisti,nelle strutture Sanitarie,pubbliche e private(religiose!),per poi,non esserlo nei loro studi,in cambio di soldi ? Quindi un aborto solo per ricchi ?Assolutamente No!Quindi i promotori,si mettessero la loro anima in santa pace!Facessero tutti i figli che vogliono,anche a centinaia,ma lasciassero a chi lo vuole,di essere libero di farlo.Non facciamo come per il divorzio che i primi ad usufruirne sono stati proprio coloro che lo avevano combattuto!


  • vittoria gentile

    Il tema nello specifico è: la gente sa di cosa si parla quando si fa riferimento alle staminali embrionali, adulte e all’uso degli embrioni a fine di ricerca?? Sa di cosa si dibatte, almeno con buona approssimazione? Esattamente questo intendo per dare le corrette informazioni, al di là del fervore ideologico. Proprio oggi c’è stata una conferenza stampa a Roma del professor Vescovi che in sostanza ribadisce che non è necessario distruggere gli embrioni perché le staminali (così importanti per la cura di tante malattie degenerative) sono ampiamente producibili da feti morti per aborti spontanei. E’ possibile ottenere un parere alternativo, altrettanto autorevole, che invece sostanzi la tesi secondo cui è necessario ricavare staminali da un numero più elevato di embrioni, o comunque non solo da aborti spontanei? Questo intendo per informare correttamente la gente, al di là delle contrapposizioni ideologiche, “punto e basta”.
    Che si sappia e si possa comprendere, al di là degli slogan di parte, di cosa parliamo esattamente.


  • Redazione

    Dottoressa naturalmente potrà intervenire anche con un testo correlato alla tematica; grazie; Red.Stato


  • vittoria gentile

    Grazie ma non sono un biologo, lo farà eventualmente qualcuno più competente di me sulla materia. Però mi interessava far passare il principio, sulle questioni bioetiche, del “sapere di cosa stiamo parlando (al di là degli slogan)”. Saluti


  • Redazione

    La ringraziamo, a presto; Red.Stato


  • Ines Macchiarola

    Concordo sulla “questione bioetica” posta dalla Dott.ssa Gentile, e l’invito, forse, ad un approccio scettico inteso all’equilibrio, e alla presa di coscienza dell’argomento in oggetto, che abbraccia però – come precisato da Gentile – argomentazioni più ampie e complesse.

    Del resto, “sarebbe illusorio pensare che possa mai essere formulata una soluzione capace di sintetizzare o conciliare vedute così differenti, alle quali una società pluralistica e democratica deve tributare un eguale rispetto – ha scritto il Professore Neri nel suo libro sulle cellule staminali, clonazione e salute umana – qualunque soluzione non sarà in grado d’accontentare tutti e, dall’altro canto, questo non può tradursi in una paralisi decisionale.”

    Fin dall’antichità il parto è stato considerato il momento in cui si veniva al mondo, e da allora ci si è posti il problema della vita uterina e del rispetto che si deve attribuirle.

    Nell’antico codice etico, il ‘giuramento d’Ippocrate, era fatto divieto ai medici di somministrare farmaci che inducessero all’aborto.

    In epoca medioevale, negli scritti di Tommaso d’Aquino si trovano disquisizioni sul problema di quando l’anima immortale si unisca al corpo del feto nel ventre materno, quella che va sotto il nome di ‘questione dell’animazione’.

    Ma allora i dati della scienza non ci sono di nessuna utilità nella discussione di questioni morali? Potremmo chiederci. “Non è così: i dati della scienza sono molto importanti, perchè, per esempio, possono sgombrare il campo dai disaccordi dovuti semplicemente a errate o insufficienti informazioni – risponde Demetrio Neri – bisogna però stare attenti a non usarli come surrogato delle decisioni etiche, e soprattutto tener presente che il linguaggio della scienza non è il linguaggio dell’etica: la biologia non conosce il termine ‘persona’ e termini come ‘individuo’ o ‘essere umano’ in biologia vengono usati con significati diversi da quelli che tali termini hanno in etica, in diritto e nel linguaggio comune.”

    A presto

    I.M.


  • Redazione

    La ringraziamo per l’intervento; Red.Stato


  • w la rai

    Ma tra questi che fanno la manifestazione, vi è una coppia che ha avuto problemi di sterilità e/o infertilità?

    Sanno il dolore di chi non riesce ad avere figli? o è sempre la solita guerra ideologica fatta solo su idee, senza nulla di vissuto in prima persona?


  • fifino

    Ma perché una classe religiosa come preti,vescovi,suore ecc ecc che si auto impongono la castità e quindi mancanza di riprodursi vuole dettare legge morale e civile su questioni che riguardano noi umani riproduttori?
    Riflettete,se fossimo tutti preti e suore altro che diritto alla vita…non rimarrebbe più un essere umano sulla terra!


  • Ines Macchiarola

    X W LA RAI – Sulla disamina “Fecondazione eterologa”, e approvazione in Italia della Legge 40 del 19 febbraio 2004 –

    “La legge 40, approvata il 19 febbraio 2004, stabilisce le condizioni e le modalità per accedere alle tecniche di fecondazione assistita nel nostro Paese. – È consentito il ricorso a trattamenti di fecondazione alle coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, solo nei casi di infertilità o sterilità accertata e non, per esempio, alle coppie portatrici di un difetto genetico, che mediante la riproduzione assistita vogliono evitare la trasmissione del difetto al figlio. – Non sono permessi interventi di fecondazione eterologa, con seme o con ovociti di donatori esterni alla coppia. – Ogni ciclo di trattamento può produrre un numero di embrioni non superiore a tre. – Tutti gli embrioni prodotti vanno impiantati contemporaneamente. – È vietata la crioconservazione degli embrioni. – È proibito sottoporli a esami per selezionarne alcuni per l’impianto ed è proibito sopprimerli.”

    Detto ciò, a fine anno 2012 la Corte di Strasburgo ha bocciato l’Italia consentendo la diagnosi Pre-impianto. Ma non si è riusciti ad ottenere la totale abrogazione della legge 40. Tuttavia, nello stesso anno la Corte costituzionale italiana ha dichiarato illegittimi alcuni passaggi normativi come: “il limite di produzione di tre embrioni, e l’obbligo legislativo di un unico e contemporaneo impianto”. Ma respingendo la richiesta di dichiarare incostituzionale la legge sulla fecondazione assistita, in quanto la decisione rientrerebbe nell’ambito discrezionale del legislatore.

    Già nel 2001 in occasione di una seduta del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB), Rita Levi Montalcini si chiese se tutto il lavoro fatto nel comitato, discutendo e formulando pareri, potesse avere qualche effetto, e fosse ascoltato da qualcuno. Anche in questo caso risulta complicato stabilire se la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 3 novembre 2011 in campo di fecondazione assistita eterologa verrà recepita al pari di altri paesi dell’Unione Europea. Se a livello europeo si invocano regole pubbliche capaci di garantire il massimo di trasparenza nel settore, in Italia la politica della ricerca viene guidata da operazioni di assai dubbia trasparenza. Da una parte c’è chi si preoccupa di garantire ai ricercatori la libertà di ricerca e a coppie sterili di avere pieno accesso alla tecnica della fecondazione eterologa, e dall’altro c’è invece chi, non potendo più ricorrere ai vecchi metodi, cerca di far passare i propri pregiudizi ideologici contro la scienza tramite una ‘legge di divieto’.

    E’ lecito, dunque, chiedersi se sia ragionevole porre dei limiti ‘a priori’ alla ricerca scientifica? Troppo spesso si fa confusione tra i meccanismi della ricerca e le sue applicazioni, allora vale la pena correre qualche rischio se la ricerca allevierà alcune sofferenze umane? Non vuol dire questo che le questioni etiche non esistono, ma che è troppo facile chiamarle in causa con il ripetitivo schema basato sull’assioma: la scienza non è in grado di riconoscere i propri limiti, è priva di morale e quindi questi limiti vanno imposti dall’esterno, altrimenti tutto ciò che è tecnicamente possibile viene considerato di per se lecito.
    Da una parte le istituzioni politiche, mediante un dialogo con la cittadinanza effettivo più che formale, dovrebbe istruire delle regole chiare tali da non frustrare la comunità scientifica, e dall’altra quest’ultima dovrebbe seriamente preoccuparsi di modificare l’immagine distorta e negativa che si è creata. “La paura scompare non appena di un fenomeno inusuale e apparentemente catastrofico riusciamo a spiegarci le ragioni, e a smontarne il meccanismo – scriveva Giacomo Leopardi. La scienza storicamente ha avuto il compito di eliminare attraverso le conoscenze, le paure irrazionali dell’uomo. Allo stesso modo perché non agevolare ogni avanzamento della conoscenza, soprattutto quello che riguarda il campo che più sta a cuore, e cioè la scoperta dei meccanismi della vita?

    A presto

    I.M


  • santarello

    xfifino:Non è esatto quando dici che preti , monache , vescovi e religiosi in genere s’impongono la castità e non riproducono figli!Dovrebbe essere così,ma non lo è!Si pretende dagli altri la fedeltà al giuramanto ma non da se stessi!Conosco sacerdoti,nella nostra cara Manfredonia e non solo che hanno compagne e figli da lunga data,solo che,ufficialmente non li hanno riconosciuti,ma a cui hanno provveduro,lautamente e continuano a farlo.Purtroppo nomi non se ne possono fare,perchè…..,ma i loro nomi sono noti a tutti,anche perchè fratelli e sorelle temendo di perdere le loro porzioni,legali,di eredità,li hanno spu—-Se sia giusto o meno imporre il celibato,ma non sono obbligati ad accettarlo!Possono essere nella Chiesa,come buoni padri e non pessimi sacerdoti!E’ meglio,come suol dirsi,quando si spogliano e non quando,cedendo ,continuano a farlo per calcolo affaristico!Di Suore e frati,poi,meglio non parlarne e non sono solo chiacchiere di …….sagrestia,come suol dirsi!E poi,………

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