MILANO, 23 luglio 2026 – Una vicenda caratterizzata da un «clima goliardico» e da una condotta definita «moralmente discutibile», ma che, secondo la Corte d’Appello di Milano, non presenta elementi sufficienti per affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, la responsabilità penale degli imputati. Con queste motivazioni i giudici hanno spiegato l’assoluzione dei calciatori Mattia Lucarelli, figlio dell’ex attaccante Cristiano Lucarelli, e Federico Apolloni, accusati insieme ad altri tre giovani di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una studentessa statunitense.
L’episodio risale alla notte tra il 26 e il 27 marzo 2022 a Milano. Lo scorso aprile la Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado, pronunciando l’assoluzione degli imputati.
Le motivazioni della Corte
Nelle oltre cento pagine di motivazioni, i giudici evidenziano come gli elementi raccolti nel corso del processo non consentano di dimostrare che la giovane si trovasse in uno stato di alterazione alcolica tale da impedirle di esprimere un consenso valido ai rapporti sessuali.
Secondo la Corte, le prove disponibili risultano «insufficienti» ad accertare una condizione di acuta intossicazione da alcol capace di escludere la capacità della ragazza di autodeterminarsi.
I video e i messaggi analizzati
Tra gli elementi valutati vi sono i filmati registrati nel corso della serata e i messaggi inviati dalla giovane a un’amica.
I giudici sottolineano che, nell’ultimo video acquisito agli atti, la ragazza appare «vigile e reattiva», partecipa alle conversazioni e manifesta immediatamente il proprio dissenso nei confronti di un contatto fisico indesiderato da parte di uno degli imputati.
Anche i messaggi scambiati durante la serata, secondo la Corte, mostrerebbero una condizione di sufficiente lucidità.
Le immagini, inoltre, evidenzierebbero che la giovane avrebbe assunto iniziative di natura sessuale nei confronti di Federico Apolloni, mentre avrebbe espresso chiaramente il proprio rifiuto verso altri comportamenti. Per i giudici ciò dimostrerebbe la capacità di distinguere le condotte desiderate da quelle non desiderate e di manifestare consapevolmente il proprio consenso o dissenso.
Perché è stata esclusa la violenza sessuale di gruppo
La Corte affronta anche gli elementi che avevano portato alla condanna in primo grado, ritenendo che non siano sufficienti a integrare il reato contestato.
Secondo i magistrati, l’invito nell’appartamento, il linguaggio esplicito utilizzato nel corso della serata, il clima di forte eccitazione collettiva e l’interesse della ragazza nei confronti di uno degli imputati non dimostrano, di per sé, l’esistenza di una pressione abusiva finalizzata a ottenere un consenso non libero.
Per configurare il reato, spiegano i giudici, sarebbe stato necessario provare l’esistenza di una concreta condotta di induzione, diretta a sfruttare una condizione di inferiorità della persona offesa. Un nesso causale che, secondo la Corte d’Appello, non è stato dimostrato nel processo.
«Condotta censurabile, ma prove insufficienti»
Nelle conclusioni, i giudici precisano che il quadro emerso descrive una situazione «moralmente discutibile» e caratterizzata da un evidente «proposito sessuale collettivo», ma non consente di affermare, con il grado di certezza richiesto dal diritto penale, che gli imputati abbiano abusato di una condizione di inferiorità psichica della giovane o che abbiano agito nell’ambito di un accordo criminoso finalizzato alla violenza sessuale di gruppo.
Per queste ragioni la Corte d’Appello di Milano ha confermato l’assoluzione di Mattia Lucarelli e Federico Apolloni, ritenendo che le prove raccolte non siano sufficienti a sostenere la responsabilità penale degli imputati oltre ogni ragionevole dubbio. Lo riporta leggo.it.



