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"ACQUA DI ROSE" Manfredonia. I concorsi “all’acqua di rose”: storia della mobilità degli agenti di Polizia locale

Il consigliere comunale di Manfredonia solleva dubbi sui requisiti posseduti dai tre candidati dichiarati vincitori della selezione conclusa l’11 giugno 2026

AUTORE:
Michele Solatia
PUBBLICATO IL:
23 Luglio 2026
Manfredonia // Politica //

MANFREDONIA – «Una procedura pubblica, tre vincitori e numerosi interrogativi sulla correttezza delle decisioni assunte». È quanto dichiara il consigliere comunale Ugo Galli, intervenendo sulla procedura di mobilità avviata dal Comune di Manfredonia per la copertura di posti nella Polizia locale.

Al centro delle contestazioni vi sarebbe il possesso, da parte dei candidati, di uno dei requisiti indicati nell’avviso pubblico: l’aver conseguito, negli ultimi tre anni, una valutazione della performance individuale corrispondente al punteggio massimo previsto dall’amministrazione di appartenenza.

Secondo Galli, il requisito avrebbe dovuto essere posseduto e documentato entro il termine stabilito per la presentazione delle domande. Il consigliere richiama, a questo proposito, l’articolo 3, comma 2, dell’avviso, che prevederebbe l’esclusione dalla procedura in caso di mancato possesso dei requisiti richiesti.

«Il bando – afferma Galli – rappresenta la legge speciale della procedura e deve essere rispettato rigorosamente da tutti. Non siamo davanti a un’assunzione privata, ma alla selezione di dipendenti pubblici chiamati a operare nell’interesse della città e retribuiti con risorse provenienti dai contribuenti».

La graduatoria con l’individuazione dei tre vincitori sarebbe stata approvata l’11 giugno 2026. Tuttavia, secondo la ricostruzione del consigliere comunale, emergerebbero criticità riguardanti tutti e tre i candidati selezionati.

In un primo caso, sostiene Galli, il candidato non avrebbe posseduto il requisito relativo alla valutazione massima. Nonostante ciò, sarebbe stato ugualmente dichiarato vincitore attraverso il richiamo a una pronuncia giurisprudenziale che, secondo il consigliere, affermerebbe invece la necessità di escludere il concorrente quando le disposizioni del bando risultano chiare e prive di ambiguità.

Per un secondo candidato, la documentazione utile a comprovare il possesso della valutazione richiesta sarebbe stata presentata il 6 luglio 2026, quindi successivamente all’approvazione della graduatoria.

Nel terzo caso, infine, gli atti prodotti non consentirebbero, secondo Galli, di accertare con chiarezza il conseguimento di una valutazione corrispondente a quella massima prevista dall’avviso del Comune di Manfredonia.

«Non si tratta di mettere in discussione le persone, ma di verificare la regolarità degli atti amministrativi – precisa il consigliere –. Quando un requisito è previsto a pena di esclusione, l’Amministrazione deve spiegare in modo trasparente come sia stato accertato e sulla base di quali documenti».

Galli chiede quindi che Palazzo San Domenico fornisca chiarimenti dettagliati sulla verifica dei requisiti, sulla documentazione acquisita e sulle motivazioni che hanno condotto all’approvazione definitiva della graduatoria.

«L’Amministrazione La Marca pubblicizza quotidianamente le nuove assunzioni – conclude – ma il vero punto è comprendere se tutte le procedure siano state svolte nel pieno rispetto delle regole, della trasparenza e della parità di trattamento tra i candidati. Sulla mobilità degli agenti di Polizia locale restano, allo stato, troppe ombre che devono essere chiarite».

3 commenti su "Manfredonia. I concorsi “all’acqua di rose”: storia della mobilità degli agenti di Polizia locale"

  1. Come, esistono ancora i concorsi????.
    Non ci sono le chiamate DIRETTE dal part…..ito ???.
    C’è bisogno di continuare a prendere per il cu….lo tanti giovani??.

  2. Ma perché i concorsi non si confezionavano su misura di chi già si sapeva che avrebbe vinto in in modo o nell’altro. PRIMA gestivano gli accordi i partiti… oggi, come ieri da chi viene eletto dietro promesse ed intento finale crearsi un tappeto elettorale nella speranza di vivere di rendita “politica”.

  3. Consigliere se è vero quello che dice, vendendo i documenti pubblicati mancano i risultati della performance, può denunciare il candidato e i dipendenti comunali alla procura della repubblica, in quanto sussistono tutti i presupposti (dichiarazioni mendaci come da dichiarazione INPA e falso ideologico per i dipendenti pubblici) per procedere penalmente contro di loro.

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