Cinema

Ribelle – M. Andrew & B. Chapman, 2012


Di:

Marc Andrews (regista) e Katharine Sarafian (produttrice) - fonte: it.ibtimes.com

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: Brave
Nazione: Stati Uniti
Genere: animazione, favola, commedia

PUNTUALE all’appuntamento annuale, seppur in ritardo di qualche mese nelle sale italiane, giunge sui grandi schermi l’ultimo manufatto della Pixar-Disney Industry, corredato dal solito (insopportabile) 3D, ma disponibile anche nella versione classica. Questa volta è protagonista una giovane ragazza dal carattere ribelle, amante del tiro con l’arco, che sfida le tradizioni del popolo scozzese le quali la vorrebbero disciplinata principessa. Tenterà una strada non convenzionale per cambiare il suo destino.

Lo si può dire e tirando un sospiro di sollievo.
Dopo alcuni (troppi) tiri mancati rispetto ai suoi storici capolavori – guarda caso quasi in perfetta coincidenza a partire dal matrimonio disneyano – la Pixar torna a deliziare i palati con un gioiellino che ricorda la cifra stilistica che sembrava ormai appartenere al suo passato.

Ribelle - dal film

Sia chiaro subito, è inutile provare a cercare differenze se gli occhi sono puntati su grafica, personaggio caratterizzante, canzonette acchiappa-consensi, facile sentimento. Se basta una moderna e fiacca comicità alla Zelig per saziare lo stomaco, tutte le produzioni d’animazione contemporanee sembreranno sostanzialmente collocabili sullo stesso livello con minime oscillazioni attorno ad un valor medio, e sarà arduo distinguere un Kung Fu Panda da uno Shrek ed entrambi da Brave. Lo spessore dei film d’animazione della Pixar, ancor prima che nella creatività dei soggetti, era – e ci si augura sia ancora in futuro – nella potenza delle sceneggiature, mature, per nulla ruffiane ed approfittatrici di un pubblico, quello dei minori, spesso incapace di distinguere una giostra da un’altra se non dalla velocità con cui schizzano via le macchinine. Il cinema della Pixar si è sempre rivolto a tutti, e l’immortalità e perfezione delle sue famose costruzioni posseggono i connotati dell’evergreen, di quelle favole che non stancano, proprio grazie a quell’invisibile struttura narrativa che è lavoro accurato, faticoso, da artisti professionisti del mezzo. Sotto questa filosofia il corredo grafico è accessorio, un ottimo e a tratti indispensabile accessorio se gestito come spalla di regia, montaggio, sceneggiatura, colonna sonora, solo funzionale, non principe dell’opera cinematografica.
Il mercato, iena affamata di incassi, fiuta non essere la formula necessaria per il botteghino, allora si impone, la cambia e vince di più: protagonista il corredo grafico, accessorio il resto. L’arte viene presa a spintoni dalla tecnica per le masse, che si siede sul trono mentre nel frattempo il cinema viene sputato e deriso.
Ma chi se ne accorge?

Ribelle - Concept a matita

In Ribelle il cinema c’è.
Non siamo ancora tornati su, tra le stelle della Pixar, ma quest’ultimo lavoro sembra davvero un’esercitazione di rispolvero, di recupero di una fattura pregiata. Ne è prova sin dalle prime sequenze una comicità genuina e ben orchestrata, da ottima commedia americana vecchio stile, coadiuvata da un montaggio perfetto che potenzia il carico umoristico di alcune soluzioni. Il soggetto e la sceneggiatura sono discreti, ancora al di sotto degli standard eccellenti che si ricordano, dotati di una semplicità che non li fa brillare ma solo osservare amorevolmente. Passano così in secondo piano lasciando il valore di Ribelle nei passaggi, nelle singole trovate, nei dialoghi mai sciocchi, perdonabile anche l’unico più disneyano in cui la principessa “fa la morale” su come cambiare la tradizione.
Unico demerito per la versione italiana: un paio di canzonette stucchevoli da voltastomaco.

Segnalazione nient’affatto marginale per il cortometraggio che anticipa il film, La luna di Enrico Casarosa, candidato agli oscar 2012. Una cima alta, un’esplosione di emozioni che è Pixar a 18 carati: pochi tratti grafici, suoni al posto di parole, essenziale come massime antiche, romantico, nostalgico, impeccabile, bellissimo.
E chi non ha sognato, almeno per un attimo, di essere il bambino protagonista può anche smettere di andare al cinema.

CANDIDATURE Oscar 2013 – Miglior film d’animazione

Valutazione: 7.5/10
Spoiler: 7/10

altreVisioni

Blood: The Last Vampire, H. Kitakubo (2000) – famoso “breve” lungometraggio di cui avrebbero fatto un remake nel 2009. Privo di fascino, manca il bersaglio quasi in tutto * 5
Tower Heist – Colpo ad alto livello, B. Ratner (2011) – divertente mix tra azione e commedia, non sfonda gli schermi ma neanche pecca in nulla. Bel ritorno di Eddie Murphy * 7
The Avengers, J. Whedon (2012) – giocattolo con poca sostanza e una sceneggiatura misera. Americanata, ma c’è di peggio. Piccolo recupero nel finale * 5.5

In Stato d’osservazione

Bella addormentata, M. Bellocchio (2012) – Venezia 2012 * 6set
E’ stato il figlio, D. Ciprì (2012) – Venezia 2012 * 14set
Pietà, K. Ki-duk (2012) – Leone d’Oro Venezia 2012 * 14set
Reality, M. Garone (2012) – Grand Prix Cannes 2012 * 28set

Ribelle – M. Andrew & B. Chapman, 2012 ultima modifica: 2012-09-23T14:44:11+00:00 da Redazione



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