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FOGGIA CLIMA Cambiamenti climatici, Foggia è la città più colpita d’Italia

Foggia è la città italiana che negli ultimi 50 anni ha risentito maggiormente degli effetti del cambiamento climatico, davanti a Roma, Napoli e Cagliari

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
23 Settembre 2026
Cronaca // Foggia //

Foggia è la città italiana che negli ultimi 50 anni ha risentito maggiormente degli effetti del cambiamento climatico, davanti a Roma, Napoli e Cagliari. Milano si trova invece al decimo posto. È quanto emerge dall’edizione 2026 del Rapporto del Clima del XXI secolo, il progetto di data journalism interattivo realizzato da iLMeteo.it insieme al Corriere della Sera, che analizza l’evoluzione climatica dal 1975 a oggi.

Il quadro delineato dallo studio evidenzia un generale aumento delle temperature e una crescita delle notti supertropicali, con differenze significative tra le diverse aree del Paese.

Oltre 434 milioni di dati per analizzare il clima italiano

Il database elaborato da iLMeteo.it comprende oltre 434 milioni di dati climatici, analizzati da un gruppo di meteorologi guidato da Lorenzo Tedici e Mattia Gussoni.

La ricerca prende in esame 108 capoluoghi di provincia, utilizzando rilevazioni con dettaglio orario. Le serie climatiche sono state confrontate con la rielaborazione Era5, basata sui dati dell’Ecmwf, e con le informazioni raccolte da stazioni meteorologiche certificate.

Per rendere omogenee anche le rilevazioni più datate, nello studio è stata utilizzata l’intelligenza artificiale per individuare eventuali errori di misurazione.

I nove indicatori utilizzati dallo studio

L’analisi prende in considerazione nove indicatori climatici: i giorni di caldo intenso, caratterizzati da una temperatura percepita superiore ai 32°C; le notti tropicali, quando la temperatura minima non scende sotto i 20°C; le notti supertropicali, con minime superiori ai 25°C; il caldo africano, con temperature massime di almeno 34°C; l’intensità delle precipitazioni; le anomalie delle piogge anno su anno; la temperatura media annuale; la temperatura media estiva e la massima estiva.

Considerando l’andamento complessivo degli indicatori dal 1975, Foggia registra un incremento della temperatura media annua di 3,6°C e 64 notti supertropicali in più rispetto agli anni ’80.

Alle spalle del capoluogo dauno si collocano Roma, Napoli e Cagliari. Milano è decima, mentre Bari è al 30º posto. Seguono Palermo e Venezia, con Bologna al 46º, Genova al 55º, Firenze al 66º e Torino al 72º.

Tra i capoluoghi meno interessati dagli effetti analizzati figurano Cuneo, L’Aquila, Aosta, Bolzano e Potenza, una condizione legata anche all’altitudine e alla vicinanza delle montagne.

Temperature sempre più elevate e notti più afose

Negli ultimi cinquant’anni Milano ha registrato un aumento di 2,9°C, mentre alcune città del Sud hanno raggiunto incrementi delle temperature massime estive compresi tra 8 e 9°C.

Anche il numero delle giornate caratterizzate dal cosiddetto caldo africano è aumentato sensibilmente. A Roma, nel 2025, sono state registrate 39 giornate di caldo africano, a fronte delle 5-15 osservate mediamente negli anni Settanta e Ottanta.

Reggio Calabria, invece, detiene il dato più elevato per le notti subtropicali: 47 nel 2025, con una proiezione di 60 nel 2030.

Il Mediterraneo sempre più caldo

Un altro elemento evidenziato dal rapporto riguarda il riscaldamento dei mari italiani. Il Mediterraneo si sta scaldando a un ritmo di circa il 20% superiore rispetto alla media oceanica globale.

Il calore non interessa soltanto la superficie marina, ma penetra fino a una profondità compresa tra 70 e 100 metri, contribuendo anche all’aumento delle temperature nelle città costiere.

Lorenzo Tedici ha commentato il fenomeno spiegando: “Il clima italiano sta cambiando pelle, azzerando il refrigerio notturno e alterando la vivibilità di moltissimi capoluoghi, da Nord a Sud”.

Piogge più intense e periodi di siccità

L’intensità delle precipitazioni è aumentata in 93 dei 108 capoluoghi analizzati. Secondo lo studio, le piogge brevi e particolarmente intense stanno progressivamente sostituendo fenomeni più distribuiti nel tempo.

Mattia Gussoni osserva: “Un’atmosfera più calda è in grado di trattenere circa il 7% di vapore acqueo in più per ogni grado di aumento della temperatura, alimentando un’evaporazione sempre più intensa. Questo surplus di umidità accumulato in atmosfera non aumenta il numero dei giorni di pioggia – che anzi tendono a diminuire rispetto a qualche decennio fa – ma si scarica a terra con maggiore violenza, concentrando in poche ore volumi d’acqua che un tempo cadevano nell’arco di settimane o interi mesi”.

Ghiacciai italiani ridotti del 43%

Il rapporto prende in esame anche la situazione dei ghiacciai italiani. La superficie glaciale è passata dai 527 chilometri quadrati del 1959 agli attuali circa 300 chilometri quadrati, con una riduzione del 43% in poco più di 65 anni.

Gussoni spiega: “La rapida trasformazione del paesaggio alpino riflette l’accelerazione della crisi climatica, tra ritiro glaciale e crolli rocciosi. Il disgelo del permafrost, infatti, priva la roccia del suo collante naturale, innescando continue frane. Gli studi stimano che entro la fine del secolo l’80% dei ghiacciai sotto i tremila metri sarà scomparso, abbattendo le portate fluviali estive. Ciò comporterà impatti critici sull’irrigazione agricola, la produzione idroelettrica e la disponibilità di acqua potabile”.

Temperature elevate anche in alta quota

Nel 2026, le temperature elevate registrate in quota hanno contribuito ad accelerare la fusione della neve accumulata durante l’inverno. Già a partire da maggio, la copertura nevosa si è ridotta nel giro di poche settimane.

Un dato significativo arriva dalla stazione Arpa sul Monviso, situata a oltre 3.300 metri di quota: tra il 10 giugno e il 10 settembre, le temperature non sono mai scese fino a zero gradi.

Lo riporta tg24.sky.it.

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