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ACQUA CAMPOLIETO L’acqua è tornata, adesso aprite i conti

Campolieto è soltanto l'ultima goccia. Il vero problema è un sistema nel quale tutti sembrano avere una competenza, ma il cittadino fatica a trovare qualcuno che abbia tutta la responsabilità

AUTORE:
Maurizio Varriano
PUBBLICATO IL:
23 Settembre 2026
Attualità //

C’è una cosa che in Molise non dovrebbe mai diventare normale: aprire il rubinetto e chiedersi se l’acqua sia sicura, per poi dover ricostruire da soli la verità tra ordinanze, analisi, controanalisi, comunicati e dichiarazioni degli enti.

A Campolieto è successo. Un campionamento del 9 settembre ha evidenziato una non conformità microbiologica. Il 16 settembre il Comune ha adottato il provvedimento cautelativo: acqua vietata per uso alimentare.

Una decisione che, davanti a un possibile rischio sanitario, appare comprensibile. Poi sono arrivati altri campioni. Altri risultati. Altre verifiche. E il 22 settembre il divieto è stato revocato. L’acqua è tornata. Fine della storia? No.

È proprio qui che la storia comincia.

Perché la domanda non è soltanto se l’acqua fosse potabile. La domanda è se il sistema che deve garantire la potabilità dell’acqua sia davvero capace di garantire anche certezza, tempestività e trasparenza. E questa è una domanda molto più grande di Campolieto.

Prima di tutto : Cosa è davvero successo?

Non chiediamo un colpevole. Chiediamo una ricostruzione. Una ricostruzione pubblica, cronologica, comprensibile.

Il 9 settembre viene effettuato il prelievo. Quando viene materialmente analizzato? Quando arriva il risultato? A chi arriva? Quando viene informato il Comune? Quando viene informata l’autorità sanitaria? Quando viene deciso il divieto? Quale parametro era fuori norma? Quanto era fuori norma? Il secondo campionamento quando viene effettuato? Da chi? Con quali risultati? Qual è stato l’elemento tecnico che ha consentito la revoca del divieto?

Queste informazioni dovrebbero essere disponibili ai cittadini senza bisogno di fare un’inchiesta giornalistica.

Perché la trasparenza non può essere una caccia al documento.

E qui occorre essere corretti fino in fondo.

Le informazioni disponibili non autorizzano a sostenere che Molise Acque abbia “sbagliato le analisi”, né che vi sia stata una contaminazione provocata dalla caduta di un animale nel serbatoio. Queste sono ipotesi e ricostruzioni che, per diventare fatti giornalisticamente affermabili, avrebbero bisogno di una documentazione tecnica precisa. Anche perché ad onor del vero il consigliere regionale Massimo Sabusco si è immediatamente prodigato nel fornire elementi utili a garantire la non responsabilità da parte di Molise Acque con una immediata controanalisi che ha fugato i dubbi sull’inquinamento dell’acqua nel serbatoio di proprietà.

Ma proprio per questo la domanda diventa ancora più forte: che cosa hanno mostrato esattamente le analisi? E perché quelle successive hanno consentito di tornare alla normalità?

Se c’è stato un errore, chi lo ha commesso?

Nel dibattito sulla vicenda è stata avanzata anche l’ipotesi che il primo risultato analitico potesse non corrispondere a una reale contaminazione della risorsa.

È un’ipotesi. Non una verità acquisita. Ma proprio per questo merita una risposta tecnica.

Se il primo risultato era corretto, bisogna spiegare che cosa abbia determinato la non conformità e come sia stata superata.

Se invece fosse stato determinato da un problema del campionamento, dell’analisi o di altra natura, bisogna spiegare quale anello della procedura abbia prodotto l’anomalia.

Non per mettere qualcuno alla gogna. Per evitare che possa succedere di nuovo. Perché la sicurezza dell’acqua non può dipendere dalla fortuna. E soprattutto perché un falso allarme, se tale fosse, non sarebbe una sciocchezza. Significherebbe comunque aver mobilitato persone, strutture, autobotti, amministrazioni e cittadini con esborsi notevoli.

Il Cittadino non può essere l’ultimo ad essere informato  

Una sindaca, davanti a un’analisi che segnala una possibile non conformità, ha il dovere di tutelare la popolazione. Meglio una misura cautelativa in più che una misura cautelativa in meno.

Ma c’è una seconda responsabilità, altrettanto importante: spiegare.

Quale parametro? Quale valore? Quale limite? Quale rischio? Quale serbatoio? Quale tratto della rete? Quale laboratorio? Quale procedura? Quali tempi? E poi: perché l’acqua è tornata potabile?

Il cittadino non ha bisogno di un trattato di microbiologia. Ha bisogno di informazioni comprensibili. La pubblicazione di un’ordinanza assolve un obbligo amministrativo.

Non sempre assolve un dovere di comunicazione.

E sono due cose diverse.

L’acqua molisana e la matrioska delle responsabilità

Qui Campolieto smette di essere soltanto Campolieto. Perché dietro un rubinetto ci sono Molise Acque, EGAM, GRIM, Comuni, Regione, ASREM, ARPA e altri soggetti che, a diverso titolo, intervengono nella filiera.

Una macchina complessa. Formalmente articolata. Con competenze definite.

Ma il cittadino, quando l’acqua non è potabile, non dovrebbe essere costretto a studiare l’organigramma della pubblica amministrazione.

Vuole sapere: chi controlla? chi decide? chi comunica? chi interviene? chi paga? chi risponde?

La complessità organizzativa non è di per sé un difetto. Diventa un problema quando si trasforma in una nebbia di responsabilità.

Perché quando tutto funziona, tutti partecipano al merito. Quando qualcosa non funziona, nessuno dovrebbe poter scomparire dietro la propria casella dell’organigramma.

Quanto costa questa complessità?

E qui arriviamo al punto che riguarda direttamente le tasche dei cittadini. L’acqua non è gratuita.

Ci sono infrastrutture da mantenere, energia da pagare, acquedotti da gestire, perdite da ridurre, serbatoi da controllare, depurazione, investimenti, personale, trasferimenti. E ci sono le bollette.

Allora una domanda è perfettamente legittima: quanto costa realmente il sistema idrico molisano?

Non soltanto quanto paga l’utente finale. Quanto costa produrre e trasferire un metro cubo. Quanto costa l’energia. Quanto costa la manutenzione. Quanto costa il personale. Quanto costa la gestione. Quanto costa il sistema dei controlli. Quanto costa la rete che perde acqua. Quanto viene investito. Quanto viene recuperato. Quanto viene fatturato. Quanto viene effettivamente incassato.

Il cittadino non dovrebbe conoscere soltanto il prezzo. Dovrebbe poter conoscere la costruzione del prezzo.

Il paradosso del Molise: l’acqua c’è, ma la domanda resta  

Il Molise è una regione ricca di risorse idriche.

E proprio per questo la domanda diventa inevitabile. Perché una risorsa abbondante non significa automaticamente una risorsa economica.

Captarla costa. Potabilizzarla costa. Trasportarla costa. Pomparla costa. Manutenerla costa. E soprattutto costa non perderla.

Ma proprio perché il Molise dispone di questa risorsa, ogni scelta sul suo utilizzo dovrebbe essere accompagnata dalla massima trasparenza. Anche quando l’acqua prende la strada di altre regioni.

Il tubone non è soltanto un tubo

Il progetto di collegamento tra il sistema del Liscione e quello di Occhito, il cosiddetto “Tubone”, è una partita strategica. E una partita strategica richiede domande strategiche.

Quanto costa realizzarlo? Quanto costa gestirlo? Quanto costa l’energia necessaria? Quanto costa la manutenzione? Quali sono i ricavi? Quali le compensazioni? Quali gli obblighi delle parti? Quale sarà il beneficio economico per il Molise?

E soprattutto: Quanta acqua resta al Molise?

Non è una domanda polemica. È una domanda matematica. Una domanda che dovrebbe trovare risposta nei dati disponibili oggi e nelle proiezioni future. Perché nessuno può sapere con certezza come saranno le disponibilità idriche fra venti o trent’anni.

Ma proprio per questo bisogna avere scenari, modelli e margini di sicurezza.

La politica dell’acqua non può essere fatta soltanto con l’acqua che abbiamo oggi.

Deve essere fatta pensando a quella che potremmo avere domani.

E quanto rende l’acqua che esce dal Molise?

Anche qui basta una domanda. Quanto costa realmente a Molise Acque un metro cubo destinato alle forniture extraregionali? Quanto viene venduto? Qual è il margine? E se il margine non c’è, perché si vende? Se esiste una ragione strategica, qual è? Qual è il beneficio per il territorio e se esistono conflitti di interesse tra progettisti e decisori?

Le informazioni sui prezzi di vendita e sulle convenzioni possono essere discusse. Le dichiarazioni politiche possono essere confrontate. Ma una cosa dovrebbe essere indiscutibile: la risposta definitiva deve stare nei bilanci e nelle convenzioni.

Non nelle dichiarazioni. Non nei post. Non nei comunicati. Nei numeri.

Chi controlla i controllori?

La domanda non contiene alcuna accusa. È una domanda di buon governo.

Chi verifica la qualità? Chi verifica le procedure? Chi verifica i costi? Chi verifica gli investimenti? Chi verifica le perdite? Chi verifica le forniture extraregionali? Chi verifica che gli obiettivi vengano raggiunti? E dove sono pubblicati questi controlli?

Perché un controllo che esiste ma che il cittadino non riesce a vedere produce inevitabilmente distanza. E la distanza alimenta il sospetto.

La trasparenza serve proprio a non dover scegliere tra fiducia e sospetto.

Serve a mettere i cittadini nelle condizioni di verificare.

Le carte che dovrebbero essere sul tavolo

La vicenda di Campolieto potrebbe essere l’occasione per fare qualcosa di molto semplice. Mettere online, in maniera ordinata e facilmente consultabile, le carte essenziali.

Sull’emergenza di Campolieto

  • il campionamento che ha fatto scattare l’ordinanza; il referto completo; il punto esatto del prelievo; il laboratorio; i parametri analizzati; i valori rilevati; la comunicazione agli enti; le controanalisi; il campionamento che ha consentito la revoca; la relativa documentazione sanitaria; la cronologia completa degli eventi.

Sulla Governance

Un documento semplice che spieghi cosa fanno:

  • Molise Acque; EGAM; GRIM; Comuni; Regione; ASREM; ARPA.

E soprattutto chi è responsabile di ogni fase.

Sui soldi

  • bilanci; costi di gestione; costi energetici; investimenti; perdite della rete; ricavi; morosità; trasferimenti; forniture extraregionali; convenzioni.

Sul tubone

  • costo dell’opera; finanziamenti; costi energetici; costi di gestione; costi di manutenzione; quantità trasferibili; ricavi; compensazioni; garanzie per il fabbisogno molisano; scenari di crisi idrica.

Non serve un nuovo slogan. Serve un archivio pubblico dell’acqua.

Il libro dell’acqua

Perché non creare un vero e proprio “Libro dell’acqua molisana”? Comune per Comune.

Aggiornato periodicamente. Con: qualità dell’acqua; analisi; emergenze; ordinanze; tempi di intervento; tariffe; costi; perdite; investimenti; infrastrutture; forniture extraregionali.

Un unico luogo nel quale il cittadino possa finalmente trovare la risposta alla domanda più semplice: “Che cosa sto pagando e che cosa sto ricevendo?”

Non si chiedono teste ma documenti

Questo è il punto. Non serve trasformare Campolieto in un processo sommario. Non serve stabilire preventivamente che qualcuno abbia sbagliato. Non serve inventare complotti. Non serve neppure difendere qualcuno prima che le carte siano pubbliche.

Serve una cosa molto più semplice e molto più seria: pubblicare le carte.

Se tutto è stato fatto correttamente, i documenti lo dimostreranno. Se c’è stata un’anomalia, i documenti aiuteranno a capire dove. Se il sistema ha funzionato, potrà essere spiegato. Se non ha funzionato, potrà essere corretto.

Questa è la differenza tra una pubblica amministrazione che chiede fiducia e una pubblica amministrazione che offre trasparenza.

L’ultima goccia

Campolieto ha avuto il suo rubinetto chiuso. Poi lo ha riaperto. Ma non dovrebbe chiudersi qui la discussione. Perché dietro quel rubinetto ci sono una rete, un serbatoio, un laboratorio, un referto, un Comune, un gestore, un’autorità d’ambito, una Regione, una tariffa e una bolletta.

E, alla fine, c’è sempre una persona. Il cittadino.

Quello che paga. Quello che beve. Quello che cucina. Quello che deve fidarsi.

Ma la democrazia amministrativa non dovrebbe chiedere ai cittadini di fidarsi ciecamente. Dovrebbe metterli nelle condizioni di verificare. Se l’acqua è potabile, mostriamo le analisi. Se non lo è, spieghiamo il problema. Se un’analisi presenta un’anomalia, spieghiamo l’anomalia. Se l’acqua viene trasferita fuori regione, mostriamo costi, quantità e ricavi. Se costruiremo un grande tubo, mostriamo conto economico, benefici e rischi. Se aumentano le bollette, spieghiamo dove finiscono i soldi. Se la governance è complessa, rendiamo visibili le responsabilità.

Perché l’acqua può essere pubblica anche soltanto sulla carta. La trasparenza, invece, deve esserlo nei fatti.

Il rubinetto di Campolieto è stato riaperto.

Adesso apriamo anche i cassetti.

E mettiamo le carte dell’acqua sul tavolo.

A cura di Maurizio Varriano.

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