ROMA – C’era anche Monsignor Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, alla marcia organizzata a Roma dalla rete “Preti contro il genocidio”, iniziativa di preghiera e denuncia dedicata alla guerra a Gaza e alla richiesta di pace. La manifestazione si è svolta martedì 22 settembre e ha visto la partecipazione di sacerdoti, religiosi e religiose provenienti da diversi Paesi.
Il corteo, accompagnato da momenti di preghiera e riflessione, ha portato per le strade della Capitale i nomi di centinaia di bambini palestinesi e libanesi morti nel conflitto. L’iniziativa si è conclusa nei pressi della sede romana di Leonardo, azienda italiana attiva nel settore della difesa.
Nel corso della manifestazione, padre Moscone ha pronunciato parole particolarmente nette sul rapporto tra guerra, industria degli armamenti e responsabilità economiche.
«Penso che sia inutile che la Corte di giustizia internazionale emetta mandati di cattura per i grandi leader, da Putin a Zelensky, a Netanyahu e ai loro amici», ha dichiarato il vescovo, sostenendo che l’attenzione dovrebbe essere rivolta anche a «gli amministratori e quelli che siedono nei consigli di amministrazione delle ditte che costruiscono, vendono e fanno profitti con le armi».
Secondo Moscone, intervenire sulle strutture economiche che alimentano il mercato degli armamenti potrebbe contribuire a ridurre i meccanismi che favoriscono la prosecuzione dei conflitti.
«Se facesse questo, forse sarebbe molto più facile diminuire quello che è lo sviluppo della violenza e della guerra», ha aggiunto.
Il vescovo ha quindi richiamato anche la responsabilità degli Stati e dei cittadini, facendo riferimento ai principi della Costituzione italiana e alla propria fede cristiana.
«Da italiani dobbiamo dirlo – ha affermato – non solo perché siamo credenti, da Gesù che è la nostra pace, il Principe della pace, ma anche dalla nostra Costituzione».




La Chiesa cattolica e le sinistre alleate dell’Islam.